Vita sugli esopianeti appena scoperti? Sperare è lecito

La nana rossa Trappist-1 vista da uno dei suoi pianeti (rappresentazione artistica)

Sgomberiamo subito il campo dalle illusioni: non incontreremo gli alieni. Nel senso che non raggiungeremo, con una o più astronavi, nessuno dei nuovi mondi appena scoperti, non stringeremo la mano (se ne dovessero avere) ai loro (ipotetici) abitanti, non inaugureremo alcuna era fantascientifica in stile Guerre Stellari. Non nel corso della nostra vita.
Ma attenzione: la scoperta c’è. Ed è effettivamente rilevante (anche se qualcuno ha, con qualche ragione, provato a ridimensionare il sensazionalismo con la quale è stata diffusa).
Rilevante per diverse ragioni. Non ultima, il fatto che di questo sistema solare fa parte il mondo con il più alto indice di similarità terrestre (ESI) mai osservato (Trappisti-1 d con 0,90, contro lo 0,88 di Kepler-348 b).

Immaginate una stella piccola e poco, pochissimo luminosa: Trappist-1 ha una massa pari a circa un decimo di quella del nostro sole e una brillantezza pari a un millesimo di quella del nostro astro. In altri termini: se ci trovassimo sul quinto di questi pianeti, quello più simile alla terra, vedremmo un enorme sole color salmone e - di grandezza apparente doppia rispetto alla nostra luna - gli altri pianeti.

Si è parlato di “sistema solare gemello” del nostro: una fraseologia seducente, ma imprecisa. Piuttosto, potrebbe essere il cugino di primo grado che abita a un paio di isolati di distanza: pur sempre nella stessa nazione, nella stessa regione, nella stessa provincia, nella stessa città e nello stesso quartiere.
Non male. 
Ribadiamo: è una stella piccola (una nana rossa) con un sistema solare piccolo. All’incirca delle proporzioni del sistema composto da Giove e dalle sue lune.
Proprio la massa ridotta di Trappist-1 consente ai suoi pianeti di orbitare a una distanza, a sua volta, ridotta.
Quindi: “anni” brevi, brevissimi. Tempi di rivoluzione dell’ordine di grandezza di pochi, o pochissimi, giorni terrestri. Se l’orbita di Mercurio è una collana, l’orbita del pianeta più distante da Trappist-1 è un anello. O poco più.

Tutto questo ha conseguenze sulla possibilità che questi pianeti ospitino forme di vita “come la conosciamo”? Sì. Alcune positive e altre negative. Un punto a favore: i pianeti, pur orbitando “a un tiro di schioppo” (o se volete: “a un tiro di raggio laser”) dalla loro stella, restano nella fascia di abitabilità, con temperature comprese tra gli 0° e i 100° (quindi: con la possibilità che vi sia acqua allo stato liquido).
Un punto contrario: proprio perché sono così vicini alla loro stella, è ipotizzabile (non sicuro) che rotazione e rivoluzione di questi pianeti abbiano lo stesso periodo, e che quindi, un po’ come la luna rispetto alla terra, tutti mostrino al loro sole sempre la stessa faccia. Ma, a differenza della terra, Trappist-1 è una stella: e scalda.
Pertanto, non si può escludere che questi pianeti abbiano un emisfero perennemente illuminato e rovente e uno immerso nelle tenebre e nel gelo. Altrettanto perennemente.
Non esattamente le condizioni ideali perché si sviluppi una civiltà avanzata.
Ma sperare, pur sempre con un adulto realismo, è lecito.

Amir Sabbagh e Andrea Donna

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