Monti, Letta, Renzi: tre (legittimi?) governi di palazzo

Renzi e Letta

In meno di tre anni abbiamo già visto avvicendarsi tre governi diversi. Ormai le vicende della politica italiana assomigliano grottescamente a quelle di una malridotta squadra di calcio nostrana, con Napolitano costretto suo malgrado a vestire i panni di uno di quei bizzosi presidenti mangia-allenatori che licenziano il tecnico a ogni malumore dei giocatori o per rimediare a dei risultati poco soddisfacenti.
Il problema, però, è che finora, a ogni cambio dell’allenatore, non sono corrisposti altrettanti miglioramenti, anche perché la squadra è sempre più o meno la stessa (Pd + partitini di centro + Pdl/Ncd) e pare inverosimile pretendere che i suoi elementi riescano di colpo a tramutarsi in fenomeni, persino sotto la dinamica e mediatica guida di un Renzi-Mourinho.

Per di più, nessuno di questi tre governi è nato con il placet dei cittadini, che mai al momento del voto avrebbero avallato una grande coalizione fra forze politiche del tutto inconciliabili.
L’accusa più spesso mossa contro gli ultimi governi è quindi quella di non essere stati eletti e, di conseguenza, di muoversi ai confini della democrazia, se non addirittura al di fuori di essi.
Qualcuno, ispirato dalle (non) rivelazioni dell’ultimo libro di Alan Friedman, evoca il fantasma di un complotto per descrivere gli eventi che portarono Monti alla presidenza del consiglio, mentre la recente staffetta Letta-Renzi sembra suggerire che le manovre di palazzo, i giochi di potere e le lotte private e interne delle fazioni predominino smisuratamente sulla volontà popolare.

Eppure, per quanto questo sistema politico - che consente la formazione di un governo lontano dal diretto controllo degli elettori - possa non piacerci ed essere denso di minacce talvolta sottovalutate (come la sempre più preoccupante commistione fra potere esecutivo e legislativo), esso è perfettamente legittimo e legale.
La nostra Costituzione sancisce, infatti, che il Presidente del Consiglio sia nominato dal Presidente della Repubblica e che il governo da lui presieduto riceva la fiducia delle due Camere.
Il governo ottiene perciò la piena legittimazione democratica attraverso il voto dei nostri rappresentanti in Parlamento. I cittadini eleggono il parlamento, e poi in parlamento si formano i governi, che dunque non sono mai direttamente eletti, a dispetto di quanto affermano alcuni leader politici – e si spera che dicano ciò sapendo di mentire e non per ostentata ignoranza.

il ParlamentoIl problema è che per anni abbiamo vissuto in un regime presidenzialista mascherato, questo sì ai confini della costituzionalità: il candidato premier inseriva il proprio nome nel simbolo del partito, inducendo gli elettori a credere di votare non per il parlamento, ma unicamente per lui e per il suo eventuale governo.
In questo modo il Presidente del Consiglio, investito di un potere che in realtà non dovrebbe possedere, si è sentito direttamente eletto dal popolo, con il drammatico effetto che la caduta di un governo viene ora agitata come un colpo di stato (vedi la vicenda Berlusconi-Monti) e non come un passaggio del tutto regolamentato dalla nostra Costituzione.
Si è così creata una pericolosa fusione fra le elezioni legislative e la formazione dell’esecutivo, venendo meno a uno dei principi cardine delle democrazie: la separazione dei poteri.
Il risultato di questa sotterranea mutazione costituzionale è l’attuale sconcerto provato di fronte a tre governi sorti in seguito a consultazioni parlamentari e non a elezioni.

Esistono solo due strade per modificare questo stato delle cose: la prima è riformare la legge elettorale; la seconda è ritoccare la Costituzione.

  • Nel primo caso si dovrebbe agire in modo che dal voto emerga una solida maggioranza parlamentare, capace di appoggiare la formazione di un governo da essa sostenuta.
    Ma le recenti porcate istituzionali dimostrano che l’equilibrio fra rappresentatività e governabilità non è quasi mai raggiunto e che incombe sempre l’incognita di consegnare per cinque anni il paese nelle mani di una minoranza che,
    forte di un ampio premio elettorale, possa agire indisturbata fagocitando anche il potere esecutivo.
  • Se, invece, si vuole modificare la carta costituzionale, la direzione è una sola, quella presidenzialista: scindere le elezioni del parlamento da quelle del governo in modo da troncare o, quanto meno, indebolire il vincolo della fiducia che lega il governo alle Camere.
    Accade già negli Stati Uniti, dove il Presidente, capo dello Stato e dell’esecutivo, è eletto senza alcun collegamento con le elezioni del Congresso, e in Francia, dove invece le due elezioni sono assai vicine nel tempo per scongiurare coabitazioni difficili fra parlamento e Presidente (che è sì capo dello Stato, ma affidato a un primo ministro da lui nominato).

Così facendo, almeno potremmo separare drasticamente il potere esecutivo da quello legislativo, certificando l’ormai inevitabile evoluzione politica italiana verso il leaderismo.
Pure in questo caso, però, una domanda è lecita: siamo pronti per un passo del genere, o il peso del nostro passato fascista –
quando ci affidammo a un uomo solo per risolvere i nostri guai e non andò per niente bene – rischia di farci ripiombare in tragedie che speravamo archiviate?

Tuttavia, il pericolo maggiore della nostra Repubblica sembra provenire, più che da una distopica tirannide parlamentare o da un’agghiacciante elezione presidenziale in stile X-Factor, proprio dall’attuale immobilismo delle riforme, che scava un baratro di giorno in giorno più profondo fra politica e cittadini: il fatto che ci si chieda insistentemente se i governi Monti, Letta e Renzi siano democratici e legittimi ne è un sintomo allarmante.

 Jacopo Di Miceli 
@twitTagli

Commenti

Il problema di fondo,

Il problema di fondo, probabilmente, è ancora un altro, ovvero due crisi extraparlamentari in un sistema di democrazia parlamentare. Poi, dato per scontato l'incarico a Renzi, io non darei per scontata la fiducia.

Il problema degli "Esterni"

In realtà gli unici due governi "strani" sono quello Monti e quello Renzi, in quanto esterni al Parlamento al momento della loro nomina, il povero Enrico aveva tutti i diritti di essere eletto come capo del Governo, al pari di qualsiasi altro parlamentare.
Come è scritto nell'articolo noi non votiamo il premier (nonostante negli ultimi 20 anni ci abbiano fatto credere il contrario), votiamo per il parlamento, e il governo che ne esce è risultato delle maggioranze che escono da questo voto.
Diverso è il discorso per Monti che fu nominato a capo di un governo tecnico di transizione e fu scelto "esterno" proprio per non intaccare gli equilibri parlamentari e scongiurare il voto, quindi, pur nella sua costituzionalità, si figurava come "eccezione necessaria", tant'è che fu anche nominato Senatore a Vita per renderlo comunque membro del Parlamento.
Renzi a mio avviso è ancora più "borderline" in quanto oltre a essere esterno ha anche sfruttato la sua posizione di Segretario del Partito per arrivare a Palazzo Chigi: da un punto di vista formale siamo oltre alla manovra di Palazzo, in quanto il cambio è stato deciso dai vertici del partito fuori dal Parlamento.
Poi è chiaro che si può discutere sul fatto che comunque Letta rischiava di essere sfiduciato e che quindi nell'empasse generale il nome di Renzi sarebbe comunque uscito fuori, però rimare il fatto che avremo un Premier che come unica legittimazione politica può vantare le primarie del proprio partito e per certi versi lo trovo un precedente comunque preoccupante, a prescindere da quella che sarà la sua azione di governo.
Saluti,
Carlo Alberto
P.S. ma non c'è più modo di ricevere gli aggiornamenti via mail come con Wordpress? :(

Mailing list

No, purtroppo per il momento non abbiamo ancora settato il servizio di mailing list. Dove "per il momento" è il concetto chiave.
E' sempre un piacere, Carlo Alberto.
UM

milly Milletarì

Questo paese non ha più dignità. Politici corrotti e la lista è lunga gli italiani non ci credono più. Ci stanno dissanguando !!!!!!!

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