Violenza sulle donne: la storia di Franca Viola e la tutela dell'altra metà del cielo

Violenza sulle donne: la storia di Franca Viola e la tutela dell'altra metà del cielo

Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Contro tutti i tipi di violenza: quella verbale, fisica, sessuale, stalking. E su donne di qualsiasi età, etnia, religione, ruolo sociale. Commessa da chiunque: fidanzato, compagno, marito, ex fidanzato, ex compagno, ex marito, figli, sconosciuto, conosciuto; anche da un’altra donna.
Per celebrare questa giornata abbiamo deciso di raccontarvi una storia vera, che seppur datata, porta con sé degli aspetti attuali: l'ha anche raccontata Damiano Damiani in un film dal titolo La moglie più bella (che vi consigliamo di vedere).

Alcamo, anni 60. Franca Viola è un’adolescente, figlia di una famiglia di mezzadri ed è fidanzata con Filippo Melodia, ovviamente con il consenso dei genitori. Questo ragazzo non è uno stinco di santo: commette un furto, emigra in Germania, appena rientra si fa un periodo al gabbio. Nel frattempo Bernardo, il padre di Franca, decide di rompere il fidanzamento.
Filippo esce dal carcere e ritorna alla carica: non accetta la fine della relazione con Franca e inizia a minacciare Bernardo, individuato come “colpevole” della fine della loro storia.
Casa in campagna bruciata, vigneto distrutto, orto devastato, minacce con la pistola: il Melodia sembra non darsi per vinto, ma Bernardo non molla.

È il giorno di Santo Stefano del 1965. Melodia&co. si presentano a casa Viola. Dopo aver malmenato la madre, portano via Franca. La giovane (soli 17 anni) rimane prigioniera per poco più di una settimana in un casolare ad Alcamo. Durante la prigionia Melodia abusa di lei.
L’incubo finisce il 2 Gennaio 1966: la Polizia riesce a liberare Franca in modo rocambolesco e lei può finalmente tornare a casa.
Melodia viene arrestato, ma è tranquillo perché conta sul matrimonio riparatore: all'epoca l’art. 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale qualora fosse stato seguito dal cosiddetto "matrimonio riparatore", cioè un contratto tra l'accusato e la persona offesa.
La violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Da questo sistema ci guadagna sicuramente l’accusato che non finisce in carcere (ma anche la vittima secondo la morale dell’epoca: una ragazza come Franca, sposando il Melodia, avrebbe salvato il suo onore e quello della sua famiglia).
Se infatti l'uomo non avesse chiesto il matrimonio, la donna vittima di violenzasarebbe rimasta zitella e additata come svergognata. Per completare il quadro, aggiungiamo che veniva quasi dato per scontato che la donna, o comunque la famiglia, avrebbero accettato il matrimonio riparatore.

Franca sorprende tutti. Supportata dalla sua famiglia, rifiuta quel matrimonio, dando il via al processo: è la prima volta che una donna sceglie di essere svergognata.
Il percorso che affronta non è per niente semplice: oltre alla violenza subita, si trova a fare i conti con minacce, ricatti, un controllo serrato da parte della polizia, l’ostilità dell’opinione pubblica. Ripetiamo l'anno: 1965.
Franca presenzia a tutte le udienze e non si fa demoralizzare dal Melodia, il quale tenta di infangare la reputazione della ragazza durante il processo.
Il verdetto condanna l’uomo e i suoi complici.

Melodia continua a non mollare la presa e minaccia Franca: se si dovesse sposare lui ucciderà suo marito. Due anni dopo il rapimento la donna si sposa: matrimonio in piena regola, come se non fosse svergognata.
Oggi Franca vive ancora ad Alcamo con il marito, ha avuto due figli e un nipote.
Melodia è stato ucciso in altre vicende. Alcuni dei suoi complici invece sono ancora vivi e risiedono nel paesino in provincia di Trapani.
Il matrimonio riparatore uscirà di scena (e dal codice penale) solo nel 1981.

Franca è stata ed è tutt'oggi una donna coraggiosa: ha avuto la capacità di trasformarsi da vittima a giustiziere, di sovvertire la posizione di colei che ha subito in quella di colei che si riprende in mano la propria vita.
La sua storia, che ci giunge da un mondo che per fortuna non esiste più, può essere di incoraggiamento per chi subisce violenza: è possibile riuscire a comportarsi come Franca; non abbassare la testa, ma alzarla; non arrendersi, ma lottare; non stare sola, ma cercare l’appoggio di qualcuno.

La situazione odierna è ben diversa rispetto a quella degli anni 60: c’è una nuova legge sulla violenza sessuale, un’altra recentissima sullo stalking. Negli ultimi anni l’attenzione al tema della violenza sulle donne è sicuramente cambiata e ce lo dimostrano i dati dell’Istat: la capacità femminile di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle, la consapevolezza di essere vittime di violenza sono aumentate; le denunce sono in aumento e sempre più spesso le donne si rivolgono a servizi specializzati, centri antiviolenza, sportelli, etc..
Il fenomeno riguarda 6.788.000 donne, cioè il 31,5% della popolazione femminile tra i 16 e i 70 anni.
In numeri a portata di tutti: se avete 10 amiche donne, 3 di loro probabilmente sono state vittime di una qualche forma di violenza.

Anche se i numeri della violenza diminuiscono, non si riduce l'incidenza di tali reati nella vita della vittima: sempre più donne riportano ferite in seguito alla violenza subita, per non parlare delle conseguenze psicologiche. Spesso, poi, non sono solo le donne ad essere vittime della violenza, ma anche i loro figli che portano in grembo o sono presenti al momento della commissione del reato.

Molto è stato fatto in questi anni sia a livello legislativo sia nella prevenzione; il prossimo passo riguarda la concezione che hanno le vittime di se stesse: la battaglia culturale serve a creare una nuova consapevolezza, capace di renderle protagoniste del superamento del dolore e padrone di loro stesse.
Come ha dichiarato Franca Viola “L’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. 

Eleonora Ferraro 

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