Università: l'Italia a picco nelle classifiche mondiali

Aula magna della Pontificia Università Gregoriana

Se si dovesse descrivere l'andamento dell'Università italiana negli ultimi anni, l'unica metafora possibile, a parte rare eccezioni, è quella della Costa Concordia affondata dallo scoglio. La nostra accademia italica, una volta ammirata in tutto il mondo, è naufragata pietosamente in questi anni e non certo per colpa sua, ma molto spesso perché timoneggiata da incompetenti o furbacchioni. A comune denominatore, un agire, più che come il titolare del Ministero dell'Istruzione, come un liquidatore fallimentare.

Uno tra i modi più semplici di vedere questo declino è l'Academic Ranking of World Universities, che è una sorta di classifica delle Università basata non solo sulla quantità e sulla qualità della ricerca che si svolge al suo interno, ma anche sulla qualità dell'educazione: qui potete leggere i parametri. La classifica viene stilata annualmente dall'Università di Shangai ed è una delle classifiche riconosciute universalmente come le più complete, proprio perché si basa su un ampio set di parametri.

Nella classifica 2013 (l'ultima uscita) si trovano ben 19 università italiane tra le prime 500 università del mondo. Potrebbe sembrare positivo, ma non lo è: nessuna università italiane è nella top 100, guidata saldamente da Harvard (nella foto a lato) e al cui quinto posto troviamo la prima università europea, Cambridge. 

Di Università europee nelle prime 100 troviamo ben 9 atenei britannici, 4 atenei francesi, tedeschi e svizzeri, 3 olandesi, israeliani e svedesi, due danesi e uno per Russia, Norvegia, Finlandia e Belgio. Di atenei italiani nemmeno l'ombra: per vedere un'Università italiana tra le prime 100 bisogna risalire al 2006, quando la Sapienza di Roma occupava il 100° posto (nel 2003 era 70esima). 
Non va meglio guardando le singole specialità: nessuna università tra le prime 50 al mondo nelle singole materie scientifiche, mentre nella top 100 ne troviamo solo 2 di matematica, 5 di fisica, 2 di chimica e 1 di informatica. Nel 2009, solo 4 anni prima della classifica, l'Università di Pisa era 44esima in matematica.

Una classifica analoga, stilata dal Times nel 2013/14 (Times World University Rankings), lascia fuori tutti gli atenei italiani dai primi 200 posti: la prima università italiana è tra la 201esima e la 225esima posizione, ed è l'Università di Trento; inoltre la classifica lascia gli atenei italiani fuori dalle prime 100 posizioni per quanto riguarda le discipline scientifiche e mediche. 

Solo per quanto riguarda le materie umanistiche e le materie ingegneristiche compaiono timidamente alcune università italiane. Per le materie umanistiche abbiamo l'Università di Bologna al 76esimo posto e La Sapienza all'80esimo, mentre in ingegneria troviamo il Politecnico di Milano all'83esimo posto e l'Università di Pavia al 94esimo.

L'ultima classifica che consideriamo è la Performance Ranking of Scientific Papers for World Universities, quella stilata sulla base delle pubblicazioni: oltre alle semplici pubblicazioni di libri ed articoli scientifici, rilevano il numero di citazioni per articolo e l'h-index (un indice che tiene conto del numero di pubblicazioni e del loro impatto). In pratica si basa sulla qualità e sulla quantità della ricerca, e in questo caso la classifica si riferisce solo alle discipline scientifiche. 
Considerando la classifica del 2013 (qui il link) ci va un pochino meglio: tra le prime 200 università, la prima università italiana è all'83esimo posto, La Sapienza di Roma (che è 33esima in Fisica e 53esima in Matematica) e al 94esimo posto troviamo l'Università di Milano, poi Padova (105esimo), Bologna (118esimo), Torino (151), Napoli (156) e Pisa (193esimo posto). Sicuramente meglio rispetto alle altre graduatorie.

Un meglio che però, purtroppo, vuol dire bene, perché obiettivamente c'è poco di cui essere allegri. A parte l'irraggiungibile Regno Unito (confrontare le università italiane con quelle britanniche sarebbe come confrontare una balestra con un bazooka), in questa lista delle università più operose troviamo l'Università di Copenhagen al 36esimo posto, quella di Helsinki al 64esimo, la Pierre e Marie Curie di Parigi al 47esimo, quella di Utrecht (Olanda) al 39esimo, quella di San Paolo (Brasile) al 58esimo e la Ludwig-Maximilian di Monaco al 44esimo.

Quello che si vede guardando la classifica per materia, ci si accorge che se ci difendiamo bene su materie come Fisica e Matematica, delle voragini si aprono considerando Geologia (la prima università italiana è Padova al 150esimo posto) o Scienze dei Materiali (primo ateneo italiano il Politecnico di Torino, 215 posto) o in Scienze Ambientali (La Sapienza, 195esimo posto). Insomma, se andiamo a confrontare le università italiane con quelle del resto del mondo, ne usciamo con le ossa rotte. Non abbiamo nessuna Università in nessun caso tra le prime 20 del mondo, cosa che altre nazioni (anche vicine, come Francia e Germania) hanno. 

[continua]

Alessandro Sabatino
@Ondaanomala1

Commenti

Mah

Sicuramente le nostre università hanno ampi margini di miglioramento, ma guardando dall'interno (lavoro all'università) trovo i criteri di valutazione veramente poco indicativi della reale qualità. Purtroppo è anche questo il metodo con cui si valutano i concorsi per i posti da docente e ricercatore, dando peso poco o nullo alla qualità della didattica, all'ammontare di fondi di ricerca privati attratti e alle possibilità di carriera extra universitarie (una minima parte dei laureati rimane in università); e poi si comparano cavalli con patate: anche all'interno della stessa facoltà ci sono ambiti in cui si pubblica più facilmente di altri e di conseguenza si viene valutati come maggiormente virtuosi.
Insomma, "publish or perish" è il metodo di valutazione corrente, ma fa acqua da tutte le parti...

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