Umorismo politicamente scorretto/2: humor nero.

Umorismo politicamente scorretto/2: humor nero.
Lo humour nero è l'arte di scherzare su eventi tragici. Detta così suona male, ma non preoccupatevi, peggiorerà: "evento tragico" infatti è una definizione estremamente ampia, per cui all'interno della categoria humour nero rientrano sia battute di spirito su eventi generici, sebbene tragici...

Un mio amico è stato recentemente processato con l'accusa di aver stuprato una donna. È stato dichiarato innocente quando si è scoperto che al momento del fatto lei stava sopra". (Daniele Luttazzi)

... sia battute più pesanti su eventi specifici, come la morte di un personaggio...

È morto Michael Jackson, il coroner dichiara:«Di sicuro non va nel vetro»".  (Spinoza)

... fino a battute estremamente pesanti sulle maggiori tragedie dell'umanità.

Cosa fa un bambino palestinese sull'altalena? Fa incazzare il cecchino". "Come mai ad Auschwitz ogni Natale c'era odore di dolce nell'aria? Perché bruciavano i diabetici".

Qual è la soglia di accettabilità per una battuta "nera"? Ce n'è più di una. Una prima importante distinzione la fece Daniele Luttazzi, uno dei maggiori umoristi neri italiani (ma anche esperto studioso delle forme della satira) in un celebre post sul suo blog: si può fare satira su una tragedia, a patto che il bersaglio sia il carnefice e non la vittima.

Lo stesso Luttazzi poi introduceva una serie di precisazioni, ad esempio riguardanti il fatto che quando la vittima è carnefice di sé stessa, l'umorismo nero è accettabile: è il caso della battuta sulla morte di Michael Jackson, ma più in generale di quei tanti personaggi dello star-system vittime dei loro stessi eccessi.Se analizziamo le ultime due battute sopra alla luce di questa filosofia, allora la prima sarebbe accettabile, perché il bersaglio della battuta è il cecchino che spara ai bambini, mentre la seconda non lo sarebbe, in quanto il bersaglio sono le vittime dei lager che finivano dentro ai forni crematori.

Un altro "limite" è dato dalla distanza in termini di spazio e/o di tempo: scherzare sulla morte di un personaggio pubblico americano è meno inopportuno che scherzare sulla morte di un personaggio pubblico italiano, in quanto nel secondo caso si rischia maggiormente di scontrarsi con la sensibilità di qualcuno che magari stimava tale personaggio. Anche questa regola, tuttavia, ha le opportune eccezioni.

È morto Giulio Andreotti. O sei solo contento di vedermi?". (Spinoza)

Tuttavia, come e più che nel caso dello humour etnico, la regola più importante è il contesto: si può scherzare anche sulla vittima di una tragedia, se lo si fa con persone alle quali è chiaro che con la battuta non si intende certo mancare di rispetto a nessuno; anzi, la battuta può essere una forma di amaro omaggio. Tuttavia, simili forme di umorismo dovrebbero essere riservate a contesti privati, in quanto è estremamente facile urtare la sensibilità delle persone.

Una eccezione può essere un contesto pubblico dove la presenza di cinismo politicamente scorretto sia già messa in conto in anticipo: "qui si scherza sui morti: se la cosa ti turba, vai altrove". Anche in questi casi però, è opportuno che il contesto abbia un orizzonte limitato: chi va a vedere uno spettacolo di Luttazzi a teatro sa cosa aspettarsi, chi frequenta il forum di Spinoza.it sa cosa aspettarsi. Non sarebbe opportuno che i contenuti più pesanti di Luttazzi o di Spinoza venissero presentati in TV. (Ma Luttazzi in TV diceva di tutto!, potrebbe obiettare qualcuno. No, davvero, a teatro diceva ben di peggio, tipo: "Consigli per gli acquisti: non andate mai in un ristorante cinese se dietro l'angolo c'è una clinica per aborti clandestini"), Considerato quindi che si tratta di un umorismo tendenzialmente "per uso privato", può passare in secondo piano la regola del conoscere il proprio pubblico, ed essere conosciuti a propria volta: nella maggior parte dei casi questo avverrà automaticamente, e questo eviterà di ferire i sentimenti di qualcuno.

Qui occorre una piccola digressione: se una persona reagisce male ad una battuta, non è necessariamente carente di senso dell'umorismo. È pur vero che i moralisti ci sono, e sono tanti: persone mentalmente chiuse che si sentono offese senza ragione se non perché "sui morti non si scherza" (e perché no? I morti di sicuro non si offendono... al massimo se c'è un aldilà ci ridono sopra anche loro), ma ci sono anche persone che possono sentirsi genuinamente ferite da un certo tipo di umorismo: quelli coinvolti personalmente nella tragedia – che non sono i morti, sono quelli che rimangono.

Persino sulla morte di un personaggio controverso come Andreotti non è opportuno scherzare in contesti pubblici ad ampio raggio (TV, giornali): anche personaggi del genere infatti hanno dei parenti, che possono legittimamente sentirsi feriti. Scherzereste mai sul lutto di un vostro amico che ha appena perso il padre o la madre?

Ciò che però è da evitare in pubblico si può fare tranquillamente in un ambiente privato, o comunque confinato; se sulla mia pagina Facebook voglio fare battute sulla morte di una persona, una volta che mi sono accertato che i suoi parenti non frequentino la mia pagina, posso scrivere un po' quello che mi pare: non sto imponendo a nessuno il mio cinismo, una persona ipersensibile non ha che da visitare lidi informatici a lei più consoni.

Tornando alle regole per un umorismo efficace, cinico, ma non offensivo, voglio dedicare l'ultimo paragrafo al caso limite: quello che Luttazzi definisce "umorismo fascistoide" sulle vittime delle grandi tragedie dell'umanità – ad esempio, la Shoah. Attenzione, non sto parlando di scherzare genericamente sulla tragedia, sto parlando di battute che prendono di mira le vittime, ad esempio:

Come facevano gli ebrei a sapere quando sarebbero potuti uscire da Auschwitz? Bastava calcolare l'altezza della ciminiera e la velocità del vento".

Qui gli ebrei sono presi di mira non per degli stereotipi etnici, ma in quanto vittime di un fatto acclarato – e osceno. Luttazzi sostiene che se si ride di queste battute (o meglio, se lo si fa senza un minimo di vergogna), si è in fondo un po' fascisti, in quanto si trae divertimento sulla pelle altrui.

Anna Frank - Campionessa mondiale di nascondino 1942-1944 Anna Frank - Campionessa mondiale di nascondino 1942-1944

 

Personalmente, rifiuto questa definizione: attenzione, sono il primo a rendermi conto che si tratta di una forma di umorismo pericolosa, pesante e potenzialmente molto offensiva. Ma sono altresì convinto che se il sabato sera di fronte ad una birra con due amici esce fuori una battuta simile, nessuno debba vergognarsi o considerarsi fascistoide – a condizione però di conoscere la gravità del fenomeno su cui si scherza.

Luttazzi sostiene che ridere delle vittime dell'Olocausto è un comportamento molto simile a quello di chi ride mentre guarda un video dove il bullo della classe picchia un ragazzo disabile, e in parte ha ragione. Ma la Shoah fa parte della storia, mentre i fenomeni di bullismo fanno parte della società: una tragedia storica orribile, ma contro la quale non si può più fare nulla è differente da un fenomeno sociale da combattere. Chi ride della Shoah non crea necessariamente i presupposti perché si verifichi di nuovo un evento simile, chi ride di un disabile pestato invece sì, perché crea il consenso sociale in nome del quale questi atti bestiali vengono compiuti.

Più in generale il senso di giustizia e il senso dell'umorismo sono aspetti della personalità che ognuno deve coltivare da sé. Io non mi sento fascistoide se ogni tanto mi concedo una risata su una tragedia, perché so che di fronte ad una tragedia il mio primo impulso non sarebbe quello di ridere, ma di agire per evitarla o attenuarla. Non escludo di sbagliarmi, e che Luttazzi possa avere completamente ragione, ma quantomeno prima di ridere su certi eventi, mi sono posto il problema.

Luca Romano
@twitTagli

Commenti

Marcort dice:

Mi piace l'articolo, condivido quasi tutto.
Il punto è che, come ben dici, l'humour nero è un'arte: ma il rapporto tra artisti veri e coloro che si credono artisti è di uno a un milione.

Nicola dice:

Io ho messo a posto la coscienza con la parola "esorcizzare". Perché tali battute spesso e volentieri son lo specchio della paura verso lo stesso evento su cui si scherza. Perciò ridendoci su, lo si esorcizza, lo si annienta dalle paure.

La legge di South Park

Ottimo articolo.
Il black humor (ma anche l'umorismo, in generale) si basa sulla stessa regola su cui si basa il cartone animato South Park
Bisogna partire dal presupposto che ciò che fa ridere te, sicuramente, sta offendendo qualcun' altro...ma prima o poi, toccherà a te sentirti offeso o infastidito da una battuta che fa ridere un altro.
Quando accadrà, avrai tutto il diritto di non ridere, ma se te ne esci con frasi del tipo "questa potevi risparmiartela" oppure "su certi argomenti non si scherza" allora vuol dire che non hai capito come funziona.

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