Sfruttamento 3.0: le vacanze scolastiche secondo Poletti

Sfruttamento 3.0: le vacanze scolastiche secondo Poletti

Il ministro del lavoro Poletti vorrebbe che gli studenti delle superiori trascorressero un mese delle loro vacanze a lavorare, «anziché [a] stare solo in giro per le strade», così da anticipare il loro ingresso nel mondo nel lavoro.
Ma sì, Poletti, e perché non reintroduciamo il lavoro minorile? In fondo possiamo sempre ricorrere a un’espressione inglese per renderlo più appetibile e moralmente accettabile: possiamo chiamarlo youth internship, o magari working school, oppure job learning.

Le imprese non vedono l’ora di poter sfruttare nuova manodopera a basso costo, se non a costo zero, col pretesto di dare polpa al curriculum di giovani alla prima esperienza. Sarà avvincente assistere al momento in cui adolescenti costretti per legge a svolgere un'attività lavorativa entreranno in concorrenza con i giovani neolaureati e con l’attuale schiera di disoccupati.

Ormai bisogna prendere atto che, se per molte aziende la globalizzazione ha rappresentato la rovina, per tante altre si è invece trasformata in un succulentissimo affare. Infatti, con la disoccupazione e il precariato imperanti, è come se tutti i giorni, davanti ai cancelli delle imprese, stazionasse una frotta di disperati agevolmente ricattabili: per uno che rifiuta un salario troppo basso, ce ne sarà di sicuro un altro più disperato di lui disposto ad accettarlo. Nell’Ottocento Marx lo chiamava “esercito industriale di riserva”.

Il richiamo all’Ottocento non è casuale. Per qualcuno, come il ministro Poletti e la maggior parte della classe dirigente europea, la soluzione alla crisi economica giace proprio in un salvifico ritorno a un passato che credevamo tramontato e che, invece, se non interveniamo, diventerà il nostro futuro. Libertà di licenziamento, diritti sociali svuotati, salari assottigliati, età minima per l’avviamento al lavoro ribassata. I romanzi sociali di Charles Dickens rischiano di tornare attuali.

In questa visione politica non si fa fatica a intravedere anche una denigrazione, sempre più radicata nell’opinione pubblica, della scuola e della cultura: fino a pochi anni fa i giovani erano incoraggiati a proseguire negli studi e a laurearsi; oggi uno stage a 16 anni viene considerato prioritario, mentre la laurea un accessorio superfluo e inutile.
Una società in cui i giovani vengono spinti ad abbandonare precocemente gli studi e a iniziare presto a lavorare, con il miraggio di uno stile di vita migliore, è destinata a una fine ingloriosa: nel brodo dell’ignoranza i potenti hanno sempre trionfato a danno dei deboli.

Il problema di Poletti, quindi, non sono davvero le lunghe vacanze estive degli studenti, perché in tal caso sarebbe sufficiente distribuire i giorni di vacanze su più settimane nel corso dell’anno, come avviene all’estero. Il problema di Poletti, in realtà, è come offrire alle aziende l’ennesima occasione di profitto e, al contempo, far credere ai giovani che lavorare gratis sia un generoso e bellissimo regalo.

Jacopo Di Miceli
@twitTagli

Aggiungi un commento

I commenti su Tagli non sono soggetti a moderazione preventiva. La Redazione declina ogni responsabilità circa il loro contenuto, e si riserva il diritto di rimuoverli a propria assoluta e totale discrezione.
Tagli ribadisce pertanto che ogni opinione, accusa o illazione inviata nei commenti è sotto la responsabilità civile e penale dell'autore. La Redazione si riserva di fornire gli estremi dell'autore di ciascun commento ritenuto lesivo all'autorità giudiziaria.
Per maggiori informazioni, consulta la sezione Termini e condizioni di utilizzo.

Plain text

  • No HTML tags allowed.
  • Web page addresses and e-mail addresses turn into links automatically.
  • Lines and paragraphs break automatically.
CAPTCHA
This question is for testing whether or not you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.