Se non sai come approcciare una donna, fai come Kevin Bacon

Se non sai come approcciare una donna, fai come Kevin Bacon

Nel corso di questo articolo ho intenzione di spendere qualche riga a parlare di Kevin Bacon. Non so bene perché. Potevo fare la solita recensione, e saremmo andati tutti a casa contenti; invece limiterò i riferimenti alla cultura pop al soggetto “Kevin Bacon”, e mi accingerò a prendere l’argomento alla lontana.

In realtà, se posso confessarvela tutta, Kevin Bacon è un po’ una scusa. Non è l’anniversario dell’uscita al cinema di “Footloose” (o almeno non credo. Se lo fosse sarebbe un’incredibile coincidenza). La verità è che mi farebbe piacere cercare di scrivere qualcosa a proposito di un tema che da tempo macina nella mia testolina senza molta definitezza, ma sul quale credo di avere due o tre cose sensate da dire: il rapporto tra i generi e la condizione delle donne nella società.

«No, ti prego! Piuttosto scrivi una recensione!»
« Spiacente, stavolta si fa il pezzo femminista. Ma io non vi biasimo, lì c’è il mouse... se andate su Repubblica.it non mi offendo. »

La voglia di scrivere due robe sull’argomento è nata da recenti considerazioni ed esperienze dirette: in particolare, mi sono trovato a riflettere sul fatto che essere una donna significa vivere con uno spettro potenziale di minacce e pericoli in modi di cui l’uomo, semplicemente, non ha esperienza.

So che non è una grande rivelazione e che non suonerà nuovo a nessuno, ma più ci penso e più mi convinco che sia la radice per spiegare un sacco di cose su come funzionano le relazioni sentimentali tra uomini e donne: in particolare, su come la pratica del... chiamiamola corteggiamento, seduzione oppure “istintiva ricerca di un partner” sia vissuta in modo diverso dalle due parti. 
Per quanto si cerchi di separare l’esperienza quotidiana di una donna con i pericoli e le molestie dal semplice provarci con qualcuno in modo innocuo, dal flirtare, dal fare un complimento cavalleresco e dalla generale interazione maschio – femmina della vita di tutti i giorni, la dura verità è che proprio non si può, se si vuole fare un discorso serio ed equilibrato.

Il 78% delle vittime di aggressioni o violenze sessuali sono donne, una donna su dodici è stata vittima di stalking nella sua vita, una su sei è stata aggredita o vittima di un tentativo di aggressione: questo è il rumore di fondo di cosa significhi essere una donna su base quotidiana ed è da qui che parte una donna quando reagisce all’interesse di un uomo nei suoi confronti.

Come si traduce tutto ciò nella vita reale? Le istanze femministe non hanno rovinato il gioco tra sessi e castrato le possibilità o il ruolo maschile nella società, ma hanno risposto a sacrosante esigenze di parità di diritti. In sostanza, le donne vivono all’ombra di minacce potenziali proprio nell’ambito del rapporto tra generi e delle interazioni a finalità “socio-sentimental-sessuale” (bleah!); una donna deve sviluppare il suo senso di ragno nei confronti del prossimo. 

L’etichetta di “sospetto” e “rischioso” associata a un uomo sconosciuto che approccia una donna non deriva da pigrizia, senso di superiorità femminile nelle dinamiche sociali o da una presunta naturale passività della donna nelle pratiche che riguardano la seduzione; dipende dal naturale, istintivo pensiero di una donna: “costui rappresenta una minaccia potenziale alla mia persona”.

È incredibilmente triste vivere in un mondo che impone simili condizioni e meccanismi preventivi di auto-difesa; ma sarebbe retorico, da parte mia, impostare la riflessione su toni alla “guarda quanto male c’è al mondo”.
Ognuno dovrebbe parlare di ciò che conosce e della propria esperienza, più che tentare di indossare panni altrui: per questo devo confessare che, in quanto uomo, provo più che altro empatia e compassione per i miei compagni provvisti di pene. Il genere maschile trova spesso più difficoltà a venire a patti con rifiuto, frustrazione o con il sentirsi socialmente inadatti al gestire un approccio a scopo "sentimental-sessuale".

Paura di un rifiuto, umiliazione, insuccesso e percezione incompleta della realtà sono le chiavi delle dinamiche tipiche del mio club di appartenenza: conosco questi elementi perché li ho vissuti, e certamente li rivivrò in futuro. Ma, per la mia modesta esperienza sul campo, posso tentare di esaminare i diversi componenti della cosa e rispondere alla domanda di partenza: perché gli uomini fanno quello che fanno? Dov’è la linea di separazione tra il provarci e il molestare? Di chi è l’utero? 

Per quanto sembri invitante etichettare tutti gli uomini da cui una donna si sia mai sentita minacciata o molestata come maniaci, la verità è che esiste una base comune di reazioni emotive talmente diffuse che nessuno può dire di non averne mai avuto esperienza: profonda insoddisfazione nella propria vita, frustrazione nata dal sentirsi autorizzato a fare qualcosa ma continuare a non ricevere riscontri positivi, e, principalmente, paura.

Di essere rifiutati.

Di non essere all’altezza delle aspettative.

Di restare soli.

Di non realizzare le proprie ambizioni.

E, più di ogni altra cosa, delle donne.

Si è spaventati proprio dalla cosa che si desidera di più: una bella donna

Eccitazione e paura spesso scatenano le stesse reazioni psico-fisiche: accelerazione del battito cardiaco, adrenalina, sudore, brividi. Una delle cose più strane dell’essere umani è che il corpo è schiavo del cervello: prima sentiamo l’effetto fisiologico, poi il cervello arriva a spiegarci il motivo. 
Panico improvviso: hai visto un velociraptor nell’erba alta oppure la donna dei tuoi sogni ti sta sorridendo? La ragazza con cui stai parlando sostiene il tuo sguardo per un istante più di quanto tu sia abituato: hai paura che stia per ferirti o rifiutare le tue avances oppure sei eccitato dall’intensità della sua espressione?

Spesso, questa roba del provarci con qualcuno, può diventare un confuso, debilitante e terrificante casino. Razionalmente, sappiamo che presentarsi a una ragazza e cercare di convincerla a iniziare una relazione (di qualunque tipo) non è esattamente rischioso. Tuttavia, ci troviamo ad avere una reazione a base di paura ed ansia al semplice atto di andare da qualcuno e parlarci. Perché?

Beh... per via del potere.

Essere attratti da qualcuno significa cedere loro una certa quantità di potere. Quando si approccia una persona che si trova attraente, ci si sta deliberatamente rendendo vulnerabili. Stiamo chiedendo di dare un giudizio su di noi, su qualcosa di intimo e personale, dunque stiamo conferendo al prossimo il potere di ferirci. E questo può essere maledettamente spaventoso. 
Da qui la moltitudine di strategie ed approcci diretti, aggressivi, più o meno molesti, volgari o addirittura violenti che causano il grosso del disagio femminile in quest’ambito. Controllare la situazione, o pensare di farlo, attraverso la determinazione di uno status superiore e uno inferiore che dovrebbe subire passivamente, è un modo per difendersi ed allontanarsi dalla propria intrinseca vulnerabilità.

Ora: immaginiamo di essere ancora meno socialmente a nostro agio di quanto già siamo. Sappiamo di desiderare donne, belle donne possibilmente, ma per chissà quale ragione non sappiamo come comportarci per stabilire un contatto o iniziare una qualsiasi relazione. Ci buttiamo nella mischia, ci rendiamo vulnerabili... solo per essere rifiutati continuamente. Il rifiuto, come abbiamo già detto, ferisce sia a livello mentale sia a livello fisico. Istintivamente, siamo condotti ad evitare la reazione fisiologica di dolore che deriva dal rifiuto, e ciò che la provoca: letteralmente, scappiamo dalla paura di avere paura.

E come reagisce l’uomo alla paura? Uno dei modi più comuni è il buttarla fuori: la paura ci fa arrabbiare e scateniamo la nostra rabbia verso ciò che percepiamo essere la causa. Tentiamo di ridimensionare questa causa, ridurla a qualcosa di inferiore e diverso. Trattare una donna come un numero, un trofeo da vincere o una nostra proprietà da poter reclamare quando vogliamo aiuta a farla diventare meno di una persona, o almeno meno di noi. 

Ah, la principessa di Super Mario: la donna-premio definitiva
In effetti, l’idea di donna-premio, piuttosto che di donna–“numero in una scala di valore” è così inscritta nella nostra cultura che quando siamo messi di fronte alla constatazione che la ragazza su cui abbiamo delle mire è in realtà un individuo con un’idea di vita e una serie di caratteristiche che la rendono compatibile o non con noi, la verità è così dura che ci sentiamo derubati di qualcosa che ci sarebbe dovuto. 
Rabbia e risentimento di un genere verso l’altro discendono, oltre che dagli elementi già discussi, anche da uno sbagliato e infondato senso di diritto, dall’idea che un riscontro positivo, di qualunque tipo, sia dovuto e che rifiutarlo, o peggio riservarlo ad altri, sia in qualche modo una violazione di un contratto sociale.

... e allora, che facciamo?

Già.

Sentite, ci sono passato. Ci ripasserò ancora. Sono stato intimidito e frustrato. Ma questo mi sembra un buon momento per citare Kevin Bacon.

«Being a fucking waiter with no money, not a lot of drugs, just a mattress on the floor, and still being able to pull chicks. That’s when you separate the men from the boys»

E Kevin Bacon ha sempre ragione. In questo ambito più che in ogni altro c’è un disperato bisogno di forza di volontà per guardare avanti e coltivare la propria consapevolezza. È facile vomitare la propria rabbia e aggredire il prossimo, mentre è difficile ammettere che forse, se non veniamo ricambiati, siamo noi quelli che lo stiamo facendo sbagliato. E che, magari, stiamo causando più dolore e disagio di quanto ne sentiamo addosso.

Parte del processo di diventare più bravo con le donne è capire che tu, e solo tu, sei responsabile della tua vita; lezione difficile da sentire, quando sembra che tutti gli altri ce l’abbiano più facile. Ma “gli altri” ci sono sempre. Ci saranno sempre persone più interessanti, più fiche, più affascinanti e semplicemente più fortunate di te. La Juve vincerà sempre gli scudetti e l’Italia rimarrà sempre un Paese di destra e dannatamente cattolico. Ci saranno sempre i maniaci, gli ignoranti e le brutte persone.

Non vuoi essere etichettato come “creepy”, come fonte di disagio che una donna deve sopportare perché è talmente radicato nella sua quotidianità da essere diventato rumore di fondo? Comincia a passare più tempo a chiederti come hai fatto e fai stare le donne. Esamina il tuo comportamento e cambialo.

E, nella peggiore delle ipotesi, fai come lui

Davide Mela
@twitTagli

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