Scene tagliate - Nymphomaniac: siete pronti per un anti-film?

Nymphomaniac- Mia Goth

Ho una regola personale per la visione dei film di Lars Von Trier ed è la seguente: è permesso guardare un Von Trier se si è in un periodo positivo della propria vita, in un clima di generale buon umore e solo se, durante la proiezione e subito dopo essa, si ha vicino qualcuno che ci possa confortare sull’esistenza della bellezza e della gioia nel mondo.
Purtroppo, non sempre riesco a rispettare questa regola ma è un precetto che consiglio a chiunque di tenere presente perché vedere un film di Lars Von Trier e poi dover rimanere da soli mentre ci si ripensa può non essere un’esperienza innocua.

Ho visto Nymphomaniac e Nymphomaniac ha visto me. Perlomeno mi ha guardata con insistenza e brutalità: per molte ore consecutive qualcosa di astratto e nebuloso ha sistematicamente puntellato ogni ganglo nervoso e ogni molecola del mio subconscio al mero fine di scatenare una reazione, un rifiuto, un’epifania dell’ego e un travolgente disagio nei confronti di qualsiasi cosa fosse dentro o fuori me stessa. Ma, di grazia, come ha fatto?

Partiamo dalle cose semplici: una proiezione che si prolunga per cinque ore e mezza (long version) non è un film, bensì un esperimento finalizzato a provocare un disagio - anche fisico - quale che sia la natura di ciò che accade sullo schermo. Continuiamo: il film parla di una donna che, soccorsa in mezzo alla strada da un vecchio signore buono e gentile, si mettere a raccontare a quest’ultimo dell’evoluzione della sua vita sessuale dalla deflorazione in avanti.
Essendo la donna in questione una ninfomane autoproclamata, capite che si tratta di un racconto lungo e articolato, ma di primo acchito la potremmo considerare una trama brodosa e non troppo peculiare: la storia del cinema è piena zeppa di educazioni sentimentali.
Questa "educazione", però, è made in Von Trier e si rivela solo un mezzo per raccontare, in realtà, l'educazione umana in toto di un individuo e, al contempo, di chiunque.

Caratteristiche principali di Nymphomaniac? Il sesso, molto sesso, sesso di tutti i tipi, sempre estremamente esplicito. Poi? Leggi matematiche, razionalità, teorie scientifiche. E poi religione, religione ovunque, spiritualità e morte, spiritualità e vita, peccato e fede, morale e immoralità, Bibbia e Torah. Silenzio, Rammstein, silenzio, Bach, silenzio, Beethoven.
Nozioni su nozioni sullo scibile umano vengono rigurgitate senza pausa dallo svolgersi del racconto ma in maniera assai peculiare: ogni principio conosciuto viene invertito nella sua essenza e comune coscienza a partire dal vecchio quadretto del vecchio che racconta le favole alla bambina prima della buonanotte, che qui diventa: la bambina cattiva narra al buon vecchio delle sue vicissitudini da erotomane e lui, da vero buono della storia, cerca di trovare una purezza nella vita del lupo cattivo - che può davvero essere così cattivo?
Per così tante ore solo stimoli e stimoli, molto più vicini e potenti di quelli che potevamo aver trovato in Antichrist o in Dancer in The Dark o in Le Onde del Destino e al termine del film, spossati e scioccati, finiamo per chiederci: a che scopo?

C’è una scena fondamentale, in cui Joe – la protagonista, appunto – diventata talentuosa malvivente che opera nell’estorsione, mette in atto una tecnica illuminante per trovare il punto debole di un cliente moroso: lo lega a una sedia con i pantaloni calati e si accinge a descrivere ogni sorta di perversione sessuale allo scopo di scoprire attraverso l’unico organo “incapace di mentire” – indovinate di cosa stiamo parlando - quale sia la sua debolezza.
Alla fine riesce nel suo intento rivelando all’uomo stesso di possedere pulsioni indescrivibili e orripilanti che la sua mente non era mai riuscita né a costruire né ad accettare a livello conscio. Questo è più o meno quello che sembra voler fare Von Trier con lo spettatore: sfiancarlo, abbatterlo, disgustarlo, eccitarlo, spaventarlo, innamorarlo per cinque ore e costringerlo a partorire almeno una parte dei suoi mostri interiori, un tentativo dopo l’altro.
Le acrobazie registiche, la tipica divisione in volumi e capitoli, il gusto quasi compulsivo per le metafore – per cui per Von Trier ogni cosa è qualcos’altro – e il montaggio iper creativo sono tutte coccole per i cinefili: lasciamo che l’essere civilizzato che è in noi si trastulli con la bellezza di una sceneggiatura ballerina e quasi tarantiniana, mentre la Bestia Umana si misura con le scosse elettriche inflitte dall’atto pratico rappresentato.

Prima che il film uscisse già si sapeva che ci sarebbe stato molto erotismo e il regista stesso si era premurato di precisare che era sesso reale tra gli effettivi attori e non tra controfigure: uno specchietto per le allodole, tutti si sono messi a parlare del numero incredibile di falli in primo piano ammirabili durante la visione e di quanto, e se, il film si riveli maschilista nel presentare l’immagine di una donna che, a causa della sua ninfomania, si ritrova a vivere sommersa dai sensi di colpa e da un’auto-percezione estremamente negativa.

Ricordiamoci sempre che Lars Von Trier è un matto riconosciuto e certificato: ipocondria, manie, crisi depressive. Molti dei suoi film sono rielaborazioni di come le sue patologie si siano sviluppate ed evolute nel tempo e sua particolare premura sembra essere che tutti noi prendiamo coscienza e facciamo amicizia con le nostre.
In tutto questo l’analisi sociale di come tutto si ribalti, nel pensiero comune, nel momento in cui la sesso-dipendente sia una donna (il senso di colpa nascente e assassino, il rifiuto dell’amore in quanto debolezza, l’auto-accusa, l’accusa sociale) esiste ma pare quasi accidentale: il vero intento di Von Trier è quello di concederci la possibilità di rivelarci a noi stessi e poi, in un secondo momento, mostrarci cosa succede una volta che l’abbiamo fatto: il tutto naturalmente facendo sempre ben presente quanto sia brutto e cattivo il mondo in cui viviamo e in cui ci troviamo a dover affrontare tutto ciò.

Se decidete di avvicinarvi a Nymphomaniac considerate il fatto che non potrete limitarvi a guardarlo ma che dovrete lasciarvi penetrare fisicamente dalla sua intensità. Non fatevi scoraggiare dalla durata della pellicola: è lungo ma gli ultimi cinque minuti valgono in potenza psicologica quanto e più di tutte le ore che li precedono e, vi posso assicurare, stiamo parlando di ore decisamente intense.

Silvia Nazzareni
@twitTagli

Commenti

Recensione di uno spettatore a Nonphomaniac vol .1

E’ l’inizio. Claustrofobico amplesso nel silenzio di neve bianca che si sparge per un vicolo tetro. Primo piano di una fessura nel muretto . Silenzio. Si accenna una mano sporca di sangue e poi di nuovo la neve. Silenzio. Un crescendo paradossale , che trasale di colpo nell’amplesso di nota con un capolavoro dei Rammstein, dark metal esoterico dall’oscura durezza vitriolica. E’ la magia del contrappasso violento, quella stessa violenza in più modi rappresentata dal regista che oscilla fra il demoniaco e l’estremo eccesso dell’umana disinibizione. Lei è per terra , tumefatta , asimmetrica , bagnata dalla neve che cade sotto le battute violente del metallo della canzone, che si fa sovrana di tutta la scena rapendo in una vertigine . Sorrido . Geniale. E’ l’inizio di Lars , lento, raffinato, oscuro , pregno , quello che entra allo stesso modo in cui penetra il germe di qualcosa la cui Potenza già si lascia avvicinare eppure è solo nella lenta ascesa che ne amplificherà il senno che esso si mostrerà in tutta la sua spietata blasfemia. Lei vuole solo del te con il latte. Lo dice ancora storta , immobile , muovendo solo la bocca, distesa come un pezzo di carne putrido nel vicolo eppur perfettamente lucida, tagliente, chiara a se stessa. Ciò che vuole lo sa, lo ha sempre saputo , e sarà proprio questo elemento che emerge fin dalle sue prime frasi su cui essa traccerà la narrazione della sua storia. Quella di una ninfomane, fin da giovanissima, alla ricerca di qualcosa che ne saziasse la brama . Lucida , priva di scrupoli giovane fanciulla nella cui candida pelle di rosa sono tutti quei buchi che ella dovrà riempire , dalla cui bocca si fa strada quel modus tremendus battezzato dal tritono satanico sulle cui note MEA VULVA diverrà cavallo di battaglia di giovani troiette ninfomani senza pietà. Ecco che Lars parte largo, poiché il film vuole scrutare fin dai primi buchi aperti tutti i cogiti e le sfumature della mente di questa giovane, rendendoci capaci di cogliere da dentro il personaggio , di diventare la Sua Visione. Come già in Antichrist ciò che Guarda è Satana , l’occhio che tutto legge, quello attraverso cui il regista vuole mostrarci l’abominio di violenza che si celebra nel nome della possessione lenta della protagonista, anche qui l’Occhio , e ciò che vede sono al centro dell’interlocuzione. Ciò si evince anche dalla scelta visiva , quando le tre scene di sesso sono confrontate in parallelo e spostate da lato al centro in modo simbolico, o quando il giaguaro ha la sua comparsa . Immagini , sovrapposizioni, che sono necessarie al fine di farci diventare Lei , e la sua Mente. La mente contorta di una ninfomane la cui immaginazione dà senso e piacere , lega le parti, introduce ai sensi. Ce ne accorgiamo già ascoltandola parlare, incisiva, sguardo fermo, ancora tumefatta dal letto di una stanza dalla tappezzeria fradicia e logora, volontà che non si piega pur affermando i suoi biasimi e le sue condotte . Una madonna appesa al muro, un mobile di legno scarno, una brandina , una lampada e la neve che scende dalle finestre. Questa neve che scende è l’elemento temporale che penetra nella stazionarietà claustrofobica degli ambienti chiusi dive avviene il presente, ed allo stesso modo le foglie che si piegano dal fruscio particolare, e il vento che sposta le foglie. Ancora una Volta la Natura è l’argomento , la sovrana Natura che scande nel tempo le ore e le trasformazioni , lentamente introducendo semi e direzioni . Il tempo fatto di successioni sferiche introduce questa giovane a se stessa, le riflessioni che accompagnano il suo vissuto scherniscono una società, ancora una volta rappresentata da Lars come blasfema a sua volta. L’occhio ingordo di un attento osservatore , come in Antichrist, ci fa penetrare in questa giovane infittendosi nelle costellazioni silenziose dei suoi lunghi tempi. E lungo il tempo con cui prende forma il crescendo , senza dimenticare il dettaglio, ed anzi entrandovi dentro completamente nei suoi recessi. Sono le cavità oscure dell’animo umano , al confine con l’inaccessibile quelle che il regista cerca di spiegare volendo restare fedele al Modo in cui esso Opera. Trasformazioni come quella che in questo film viene spiegata per giungere agli acmi di violenza che avrà nel secondo volume non possono che prendere tutto questo tempo. E’ necessario che la fondamenta sia salda poiché al momento dell’emersione del significato, nell’explois Apolacittico del Tremendus in lento oscuro covare, ciò abbia il valore che merita. Solo ciò che ha covato a lungo sotto terra, coltivato e nutrito dei suoi veleni ora dopo ora, sotto il battere dei sipari della natura d’attorno, può sviluppare quella Potenza Unica e Stabile che sarà Sua per sempre. Volume uno di Ninphomaniac è la è il prologo necessario e necessariamente lento ed accurato di una Folgorazione Suprema , dove il choas possa irrompere finalmente libero e saziare con la violenza del suo trapasso , la protagonista. Quindi a questo punto, aspettiamo il secondo volume per concludere il nostro commento al film.

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