Sangue buono, sangue cattivo - perché i Testimoni di Geova rifiutano le trasfusioni di sangue

Testimoni di Geova - trasfusioni

“Soltanto sii fermamente risoluto a non mangiare il sangue, perché il sangue è l’anima e tu non devi mangiare l’anima con la carne”

               (Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, Deuteronomio 12: 23,
               Congregazione Italiana dei Testimoni di Geova, 1987)

 “Ma guardati assolutamente dal mangiare il sangue, perché il sangue è la vita; non mangiare dunque la vita con il sangue” 
              (La Sacra Bibbia, Deuteronomio 12:23, Milanostampa, 1985)  

Una delle verità fondamentali che quasi tutti conoscono in merito ai testimoni di Geova riguarda il fatto che rifiutino le trasfusioni di sangue, in qualsiasi caso, anche a costo della vita.
Trattasi di verità conosciuta in quanto le pagine dei giornali periodicamente mettono in risalto il caso dell’individuo morto perché ha rifiutato la trasfusione, quello di colui/colei che ha fatto causa all’ospedale perché trasfuso senza il suo consenso o, negli ultimi anni, le notizie sulle terapie alternative (o pseudo-alternative) messe a punto dalla medicina per ovviare a un problema di discreta portata.

Il mio intento iniziale era proprio quello di parlare di come gli ospedali e la medicina si rapportino ad una realtà così peculiare e se - e in che misura - le trasfusioni siano effettivamente evitabili: ma per capire quale sia l’approccio al problema dei Testimoni di Geova stessi e quale sia l’origine di tanta drasticità nel giudicare una pratica spesso salvavita, occorre comprendere come nascano – e vengano supportati – dei dogmi che giocano un ruolo tanto importante per la sopravvivenza delle persone.

IL QUADRO GENERALE – Altra grande verità conosciuta sui TdG è la loro volontà di prendere alla lettera le scritture bibliche. Essi evitano accuratamente un’analisi critica degli scritti ed un adattamento al contesto sociale in quanto entrambe le cose entrambe sarebbero estremamente mal viste dalla congregazione e potrebbero essere motivo di disassociazione (ovvero l'espulsione).
La questione è: perché l’interpretazione personale del pensiero dogmatico ha un’accezione tanto negativa? 

Le ragioni risiedono nella natura stessa della Watchtower Bible and Tract Society of New York, Inc. che è, per l’appunto, un’ Incorporated, ovvero una “corporazione": questo termine in un regime di common law sta ad indicare una società che può essere pubblica o privata ed essere o meno quotata in borsa".

Nel 1884 la Zion’s Watchtower Bible and Tract Society venne fondata da Charles Taze Russel ed altri fondatori e si tratta, di fatto, di una S.P.A. In quanto tale ha dei direttori, dei presidenti e degli azionisti (per ulteriori informazioni in merito consultare QUI).

Se consideriamo il fatto che la congregazione dei TdG abbia una natura societaria, capiamo che il suo funzionamento e la sua politica sono quelle di ogni altra azienda: ci sono dei capi (presidenti, vicepresidenti, ecc…) ci sono dei dipendenti (in questo caso rappresentati dai membri della società sparsi in tutto il mondo) e c'è un prodotto (qui identificato nelle produzioni tipografiche: riviste, libri, documenti, saggi che i TdG prima comprano alla sede e poi rivendono con il porta a porta, per esempio).
Esattamente come in un’attività commerciale la politica aziendale non viene messa in discussione: le regole devono essere chiare e definite per tutti e chi non segue il regolamento (in questo caso, il dogma) subisce nette e talvolta drastiche punizioni, come il disassociamento.

Un testimone di Geova non può sollevare questioni sul se una cosa sia giusta o sbagliata; questo porterebbe all’insinuazione di un dubbio che si ramificherebbe e andrebbe a toccare la sensibilità di altre persone, portando nel peggiore dei casi alla perdita di associati.
Perdere associati significa perdere persone che portano un utile alla società. Ergo, il dubbio porta a perdere un utile.
Per avere un esempio in merito possiamo leggere ne “Testimoni di Geova – i proclamatori del Regno di Dio” a proposito di alcuni uomini che avevano espresso incertezza o disaccordo con determinate verità assolute trasmesse dalla società, dei quali si dice che “…avevano lasciato che le teorie personali e il fascino di popolari filosofie umane li allontanassero dalla Parola di Dio” (pag. 621).

COSA SUCCEDE SE SI TRASGREDISCE AL DOGMA DI GEOVA – In caso di violazione dei precetti religiosi, in caso di messa in discussione degli stessi o nel momento in cui la propria condotta sociale sia considerata immorale e contro il volere di Geova si può essere espulsi dall’associazione dopo essere stati processati da una congrega di anziani.
La Bibbia dice: “9 Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. Chi rimane in questo insegnamento è colui che ha il Padre e il Figlio. 10 Se qualcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto. 11 Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage” (Giovanni, 9-11) e ovviamente i TdG prendono tali parole alla lettera.

Gli espulsi vengono allontanati spiritualmente e socialmente. Se i membri della loro famiglia sono ancora TdG, detti membri cercheranno di tagliare i ponti con loro; che si tratti di figli, madri o mariti.
Decidere di optare per una trasfusione di sangue è motivo più che valido, per i TdG, per disassociare un membro; dunque può essere implicitamente motivo di allontanamento dalla propria famiglia o cerchia sociale.
In rete si possono trovare testimonianze scritte e video di come questo possa influire negativamente sulla stabilità emotiva e sugli equilibri di una persona e di quanto la prospettiva della disassociazione sia apocalittica per un TdG.

TRASFUSIONI: PERMESSE O NO? – Alla luce di tale quadro generale (un microcosmo in cui regole ferree riguardanti ogni aspetto della vita di una persona, se violate, portano all’emarginazione della persona stessa dal suo contesto quotidiano) si può comprendere come la definizione di queste regole possa portare a serie crisi intestine il movimento ogni qual volta la storia e l’evoluzione umana portino alla luce una problematica nuova.
Così è accaduto nel caso delle trasfusioni.

Ovviamente nella Bibbia il concetto di ricevere sangue tramite trattamento medico non è menzionato, quindi i Testimoni di Geova hanno sempre considerato le varie allusioni al divieto di “mangiare sangue” strettamente dal punto di vista alimentare. I TdG sostengono che nel sangue risieda l’anima e per questo motivo la carne debba essere debitamente dissanguata.
Quando, nei primi decenni del ‘900, la trasfusione divenne una pratica sempre più diffusa (in Italia venne regolamentata nel 1937) gli associati cominciarono a domandare alle autorità della Torre di Guardia se il fatto di “prendere sangue” da un’altra persona fosse permesso dagli scritti o no.
Nacquero diverse scuole di pensiero, prima sotto la direzione di Joseph Rutheford (dal 1917 al 1942) e poi sotto Nathan Homer Knorr.

Dapprima si propense per il sì: nel 1945 su Consolation, rivista che precedette la celebre “Svegliatevi!”, si dichiara che “Dio non ha mai emanato nessun decreto che proibisce l’uso di medicine, iniezioni o trasfusioni di sangue” (pag. 29) e anche successivamente parla dell’ emotrasfusione come di una pratica misericordiosa e giusta (Consolation, 8 Marzo 1939, pag. 24).
Il cambiamento sarà improvviso e netto: nel 1959 ne La Torre di Guardia viene specificatamente chiarito che “la trasfusione NON è causa di disassociazione”, ma solo due anni dopo, nel 1961, si dice che “la trasfusione è causa di disassociazione”!

Come e perché era avvenuto un cambiamento così radicale e illogico? Nathan Homer Knorr si era trovato davanti una panorama difficile da gestire: all’interno della congregazione alcuni sostenevano che si potesse trasfondere il sangue ed altri no. Vi erano altre fratture ingovernabili e i dubbi continuavano ad aumentare; la seconda guerra mondiale e la persecuzione dei TdG da parte dei nazisti avevano indebolito il movimento, e la salvezza eterna che i fondatori e dirigenti sostenevano dovesse arrivare prima nel 1914, poi nel 1925 (quella che avrebbe assicurato il paradiso ai veri credenti vivi e morti, ovvero i TdG, e avrebbe fatto sprofondare  nel nulla tutto il resto) non è mai arrivata.
Anzi, al suo posto sono arrivate due guerre mondiali catastrofiche. In tale clima, Knorr opta per un’epurazione dell’organizzazione: bisogna prendere posizioni nette ed espellere gli elementi contrari a queste posizioni.
Si sceglierà così per il NO alla trasfusione, con le relative conseguenze.

Negare le trasfusioni ha avuto però a livello sociale conseguenze ben maggiori rispetto ad altre regole imposte come, ad esempio, il divieto di celebrare il proprio compleanno; essendoci in gioco vite umane la questione ha avuto una rilevanza decisamente maggiore, sia a livello di media sia perché coinvolgeva le realtà ospedaliere, la deontologia medica  e l’etica personale di chi si trovava suo malgrado a dover affrontare questa situazione.
Davanti alle accuse che da diverse parti arrivavano in merito al fatto di “ricattare” le persone portandole a fare scelte di vita (o di morte, in qualche caso), le autorità dei TdG hanno risposto in due modi: in primis mettendo in risalto i fattori di rischio delle trasfusioni e dicendo quanto le alternative ad esse siano preferibili.

Leggiamo su Svegliatevi! del 28.07.08: “(la medicina) ha subito dei cambiamenti negli ultimi decenni, di pari passo con una maggiore consapevolezza dei rischi di contagio e degli altri effetti indesiderati connessi con le trasfusioni di sangue.
Contemporaneamente, la scienza medica ha perfezionato valide alternative alle emotrasfusioni, le quali non sono impiegate solo sui testimoni di Geova, che le rifiutano per motivi religiosi, ma su tutti i pazienti che desiderano evitare i rischi legati alla pratica trasfusionale”
).
In secondo luogo, nel 2000 il Corpo Direttivo dei TdG ha dichiarato che un associato che si facesse trasfondere il sangue non verrebbe disassociato (e sottoposto a processo, dunque) ma verrebbe considerato come individuo che si è dissociato di sua spontanea volontà. 

Insomma: non siamo noi a buttarli fuori ma sono loro che se ne vanno e comunque le trasfusioni sono pericolose, sappiatelo.
Se questo è il quadro generale nel quale si è evoluta la questione del divieto dell'emotrasfusione per i TdG, diviene facilmente comprensibile perché una persona persista nel voler obbedire a dettami religiosi privi di vera logica e nell'attuarsi di un atteggiamento che, ad un occhio esterno, non può che apparire troppo drastico.
Alla luce del fatto che la trasgressione di una regola - all'unico scopo di salvare la propria vita - possa sì garantirci la sopravvivenza ma, in cambio, costringerci a subire un trattamento di emarginazione e allontanamento sociale, nonché a ripercussioni forti e drastiche a livello privato, si può comprendere come mai anche in casi di forte emergenza una persona possa insistere nel voler mantenere una posizione che alla maggior parte delle persone pare assurda e controproducente.

Silvia Nazzareni
@twitTagli

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