Sì agli oriundi in Nazionale: 5 motivi per cui ha ragione Conte

Sì agli oriundi in Nazionale: 5 motivi per cui ha ragione Conte

Sopiti i rumori del campionato per qualche giorno e dopo alcuni mesi di silenzio, torna in scena la Nazionale di calcio. E con essa, le polemiche che sempre l’accompagnano.
Questa volta il sasso nello stagno lo ha gettato Roberto Mancini, che nel post partita di Sampdoria-Inter, forse anche, così, per distrarre l’occhio del ciclone che si stava pericolosamente avvicinando alle prestazioni della sua Inter, ha commentato la convocazione di Eder e Vazquez (due italiani acquisiti) in Nazionale dichiarando: “la Nazionale italiana deve essere degli italiani, di chi è nato in Italia”.

E giù il putiferio. Tutti pronti a twittare e a commentare anche perché, a Serie A ferma, di argomenti non è che ce ne siano poi molti. Ma la dichiarazione fa scalpore, anche perché a pronunciarla è stato per l’appunto Mancini, uno dei simboli puliti del calcio italiano (non della Nazionale, però) degli ultimi 20-25 anni così pieni di inchieste giudiziarie e suffissi in -opoli.
A me Mancini è sempre sembrato una specie di radical chic del mondo del pallone, un benpensante, uomo di stile con il suo ciuffo la sua sciarpetta e quell’aplomb così british. Piace alla gente che piace, dicevano a fine anni '80.
Diciamocelo, da uno come lui non ce l’aspettavamo proprio, una dichiarazione del genere.

Ma torniamo alla dichiarazione: a malincuore – perché a me, nonostante sia uno juventino d.o.c., Conte proprio non piace –, devo prendere le difese del C.T. della Nazionale italiana, per almeno 5 (buone) ragioni.

1. LE LEGGI LO CONSENTONO
Quando un C.T. convoca un giocatore in Nazionale, non agisce seguendo l’ispirazione di una mattina, ma rispetta le leggi che il suo Stato e la Fifa gli impongono. Nel caso in cui il giocatore sia italiano dalla nascita non ci sono problemi. Nel caso in cui invece la cittadinanza sia stata acquisita successivamente, oltre alle leggi del proprio Stato intervengono anche quelle della FIFA (che impediscono a un giocatore di rappresentare, nel corso della carriera, due paesi differenti in competizioni ufficiali con la Nazionale maggiore). 

Quando Conte convoca Eder e Vazquez lo fa rispettando le norme del suo paese e della Federazione calcistica internazionale.
Le chiacchiere quindi stanno a zero: le scelte di Conte sono ineccepibili.

2. È UNA PRATICA DIFFUSA E CONSOLIDATA
All’ultimo Mondiale disputato lo scorso anno in Brasile, su 786 calciatori convocati dalle rispettive Nazionali, erano ben 83 i cosiddetti oriundi. Un fenomeno non strettamente italiano, quindi.
E la Germania del nuovo millennio e campione del mondo 2014 ha ricostruito il proprio movimento attraverso una politica inclusiva nei confronti di questi atleti: Klose, Podolski, Khedira, Ozil e Boateng non sarebbero stati selezionati dal coach Low e forse la Mannschaft non avrebbe vinto il titolo.

3. LA POLEMICA HA UN RETROGUSTO DISCRIMINATORIO
Una polemica del genere, seppur abbellita dallo stile e dall’educazione che in un certo senso le dichiarazioni di Mancini sembrano conservare, è fondamentalmente una polemica dal sapore razzista. A mio avviso, lo sono tutte quelle affermazioni che sembrano porre, in maniera gentile ed educata e in nome della libertà di pensiero, una distanza tra legge e opinione personale sul tema.
Questa distanza, quando si dibatte in merito al rilascio della cittadinanza, assume un altro nome: si chiama discriminazione e non ha niente né di educato né di liberale.

Concedere la cittadinanza a chi da anni risiede in un paese, lavorando e servendo la comunità come un qualsiasi autoctono è questione di riconoscenza di quello stesso paese nei confronti dell’individuo e di opportunità e dignità.
E lo stesso vale se la concessione viene fatta a chi, oltre a una residenza prolungata, ha lontane origini italiane, come nel caso dei nostri due oriundi.

4. LO FACCIAMO DA SEMPRE
Il quarto motivo ha radici storiche.
L’Italia si è sempre avvalsa delle prestazioni di giocatori le cui origini non erano puramente italiane.

La grande Italia (calcistica) degli anni Trenta, quella del doppio trionfo mondiale e dell’Olimpiade berlinese del ’36, vedeva tra le proprie fila Luis Monti, Raimundo Orsi ed Enrique Guaita (e altri), tutti giocatori che pur militando nell’allora Serie A, erano nati fuori dai confini italiani.
Alla faccia dell’autarchia.

5. POTREBBERO TORNARCI UTILI
E poi, infine, parliamo di calcio giocato e pensiamo agli oriundi del momento, Vazquez ed Eder.
Il secondo giunge alla convocazione a 28 anni e mezzo, forse un po’ tardi per lasciare una traccia indelebile nella storia della Nazionale ma in tempo per dimostrare il proprio valore.

Il palermitano Vazquez invece è un classe ’89 – ancora giovane – e ha dimostrato di essere un trequartista/seconda punta di grande qualità, fatto da non tralasciare considerata la penuria tecnica in quella zona del campo tra i giovani italiani degli ultimi anni.
Sicuri che alla nostra Nazionale, già orfana dei Del Piero, Totti e Baggio, non servano questi due giocatori?

Maurizio Riguzzi
@twitTagli

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