Roberto Demarchi: "Ecco i venticinque poeti della mia vita trasformati in quadri astratti"

Roberto Demarchi: "Ecco i venticinque poeti della mia vita trasformati in quadri astratti"

Si definisce pittore e non artista (“Ormai sono tutti ‘artisti’, preferisco un termine meno inflazionato”), invita a diffidare delle mode che intossicano anche il mondo dell’arte, gradisce che siano i suoi quadri a parlare prima di lui: “Faccia un giro e si goda le 25 tavole, si prenda tutto il tempo, veda se qualcuna la affascina più di altre, dopodiché mi raggiunga e facciamo due chiacchiere”.

E "il giro" rivela, anzi conferma, una poetica la cui drammaticità è esaltata dal linguaggio astratto di quadrati e rettangoli, dalle tecniche miste la cui matericità sfocia ripetutamente nella tridimensionalità, nella logica inesorabile dei rapporti di proporzione e della sezione aurea. Demarchi integra nella sua pittura materiali diversi quali terre crude, impasti cementizi, acrilico e olio. 

Questo è Roberto Demarchi, pittore classe ’51 e allievo di Riccardo Chicco, a sua volta straordinario (e dimenticato) artista torinese.

Nelle 25 tavole di “Antologia Astratta”, antologica visitabile gratuitamente fino al 31 maggio (ma il maestro precisa che “sarà possibile una proroga fino ai primi di giugno”), Roberto Demarchi rende omaggio ad altrettanti poeti da Alcmane a Zanzotto, traducendone in linguaggio pittorico astratto intere poesie, frammenti o gruppi di versi.

Ogni antologia, anche le antologie scolastiche da manuale del liceo, porta con sé un elemento di arbitrarietà. Questo è tanto più vero in un’operazione intellettuale come ‘Antologia Astratta‘, che è un’antologia esistenziale e non divulgativa. Ognuno ha diritto di pensare che al posto di tale poeta ci sarebbe potuto, o dovuto, essere tal altro. Questi sono semplicemente venticinque poeti che hanno avuto un peso o un’influenza sulla mia esistenza”.

Ecco dunque, tra gli altri, la straordinaria invocazione alla Vergine del XXXIII canto del Paradiso reinterpretata nei classici colori mariani della tradizione; l’Infinito di Leopardi che diventa una graffio di luce più chiara su uno sfondo sfumato, i “Fiori gialli” di Neruda che sono macchie di luce su terra materica; e ancora Saffo e Baudelaire, Tasso e Foscolo, Yeats e Kavafis e tanti altri.

Venticinque tavole, venticinque poeti e quasi trenta secoli di civiltà letteraria occidentale tutti da godere, oltre che nella nostra gallery, presso lo spazio espositivo di corso Rosselli 11 a Torino, tutti i giorni dalle 15.30 alle 19.30, ingresso gratuito.

Gali Gaviria
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