R.I.P. Maestro

Il mio primo pensiero di questa mattina, quando la notizia della morte di Claudio Abbado mi ha preso come un pugno, è stato che dovevo scrivere qualcosa. Che nel mio piccolo, dovevo rendere omaggio a un titano della musica e della cultura scomparso troppo presto (nonostante gli 80 anni) rispetto a quanto avrebbe ancora potuto dare.

Poi ho iniziato a leggere il carosello di articoli sui principali quotidiani italiani dedicati a questa notizia, ed è sopravvenuto un senso di vuoto. Tutti così elegiaci, tutti così maledettamente identici, tutti così ugualmente scadenti nel rendere giustizia, e quasi tutti impegnati a tirare il morto per la giacchetta, cercando di evidenziare qua e là gli aspetti più convenienti ad una piuttosto che all'altra linea editoriale.

In molti ne esaltano l'italianità, tentando di confinare dietro barriere nazionali un artista che proprio per il suo internazionalismo fu eletto dai Berliner Philarmoniker (all'epoca la più prestigiosa orchestra al mondo, oggi tutt'ora tra le più importanti) come loro direttore principale, dopo la morte di Herbert von Karajan. Un incarico altissimo e difficilissimo, che Abbado ricoprì per 13 anni, durante i quali riuscì nel miracolo di rivoluzionare e innovare il repertorio e l'interpretazione, contemporaneamente preservando la storica tradizione dell'orchestra, esaltando critica e pubblico e riuscendo a non far rimpiangere nemmeno per un giorno il suo altrettanto immenso predecessore.

L'home page del sito ufficiale dei Berliner Philarmoniker oggi. L'home page del sito ufficiale dei Berliner Philarmoniker oggi.

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Altri ne ricordano le dichiarazioni politiche, trascurando colpevolmente che la sua critica più feroce era quella ai tagli alla cultura e all'istruzione, portata avanti nei decenni dall'intera classe politica. E via dicendo...

La musica costa? Facciamone di più!"

La verità è che scrivere qualcosa che renda giustizia a uno dei più grandi "Maestri" che la storia recente ricordi, è impossibile. Non solo per una penna principiante e preda del magone, quale il sottoscritto, ma per chiunque. La verità è che aveva ragione chi diceva che

Parlare di Musica è come ballare di architettura." - Frank Zappa

L'unico modo per ricordare un musicista, è con le note. Il concerto che segue fu diretto da Claudio Abbado in memoria di Herbert von Karajan, e l'ascolto è l'unica cosa che mi sento di consigliare a chi volesse degnamente celebrare il personaggio, o a chi volesse sapere qualcosa in più su di lui. Tutto il resto è silenzio.

Luca Romano

(Il requiem inizia al minuto 10.50)

Commenti

karlsg dice:

"...Un artista che fu eletto dai Berliner Philarmoniker come loro direttore principale, dopo la morte di Herbert von Karajan."
Già da sola questa frase racchiude la statura del grande maestro, ma è incredibile pensare che lui fosse ancora di più e la sua dipartita è una grande perdita non solo per la musica, ma per la cultura nel suo senso più ampio e profondo.
La cosa però triste è che se è vero che nessuno è profeta in patria, le parole che accompagnarono la sua nomina, a mio avviso MERITATISSIMA, a senatore a vita (tanto per non dimenticare qui http://bit.ly/19IbUq4 e qui http://bit.ly/1dJEXLa) dimostrano quanto l'Italia sia un paese incapace di apprezzare e ascoltare le sue menti più brillanti per dar retta a venditori di fumo e urlatori di niente.
Sono sempre più convinto che ci meritiamo la classe dirigente che abbiamo e con Abbado se ne va un altro pezzo di quell'Italia che il mondo ci invidia, ma che sta scomparendo ogni giorno di più.
Saluti,
Carlo Alberto

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