Rincorrendo Springsteen per una promessa - (Milano)

Rincorrendo Springsteen per una promessa - (Milano)

Prima tappa: 7 giugno 2012

Con Lorenzo e Cesco siamo amici da una vita, o quasi. Lore e Cesco sono insieme dalle elementari, io li ho incrociati solo al liceo. Tre persone più diverse non si potevano trovare, ma forse proprio per questo siamo diventati inseparabili. Al punto che, per ragioni troppo lunghe e forse stupide da spiegare, iniziammo a chiamarci Braders.

Ci influenzavamo su tutto, ovviamente, ma la musica era il settore più clamorosamente eterogeneo: passavamo da Guccini ai Death, ciascuno a "imporre" le proprie passioni vecchie e nuove all'altro. Sui live eravamo poi delle schegge impazzite: non si possono contare i concerti a cui abbiamo assistito insieme.

Venne poi il Boss, e fu la Rivelazione: ce la portò Cesco, trascinandoci vagamente scettici a San Siro, nel 2008. Da allora, credo di non aver mai vissuto più di due giorni senza ascoltare qualcosa del Jersey Devil.

A febbraio del 2009, ormai ascoltatore compulsivo di Springsteen e neo podista, incontro Alessandro (nella tappa di Firenze lo conoscerete meglio) prima di una mezza maratona. Io indossavo una maglietta di Born to run e lui mi chiese: "Sei fan del Boss? Quante volte lo hai visto?". Io, timidamente, "Per adesso una ma ho già i biglietti per il concerto di Torino a giugno", Lui, forse un po' deluso, mi rispose: "Ah... Io invece 18 o 19, non ricordo bene..."

Ad ogni modo la passione dei Braders per il Boss cresceva costante. A Torino siamo schierati e preparati, con Piero, papà di Cesco, a farci da spalla: "Io l'ho visto nell'88 al Comunale ma lo rivedo volentieri". Bruce ci lascia senza parole, a parte quelle delle sue canzoni, e ci travolge con una carica di energia e adrenalina.
Appena uscito dal concerto dico: "Sarebbe quasi da andare a Udine domani, questo è un pazzo scatenato...". Lorenzo, il pragmatico del gruppo, fa finta di non sentire lo scemo (che sarei io); Cesco, che è una via di mezzo tra i due, mi dice: "Piantala che altrimenti mi convinci!".
Il Boss ha lasciato il segno. Il giorno dopo ci vediamo e Cesco mi dice: "Pensavo... magari al prossimo tour potremmo farci tutte le date italiane?", "Potremmo?! Lo facciamo e basta", rispondo io.
Il Boss, però, ha appena fatto un doppio tour mondiale di due anni, e nell'estate del 2010 non si presenta in Italia.
Il primo novembre del 2010 Cesco ci ha lasciati. Da ateo fottuto qual era non so dove si trovi, ma sicuramente so che ascolta tutti i giorni il Boss anche lì.
Anche il Boss, come noi Braders, ha patito di recente una perdita importante: il suo storico amico e sassofonista Clarence Big Man Clemons è infatti mancato nel giugno 2011 a causa di un ictus.
Ma Bruce non si è arreso - come potrebbe? - e ha annunciato un altro tour mondiale per il 2012, con tre tappe in Italia: Milano, Firenze e Trieste.
 
Io, senza pensarci su troppo, prendo tutti e tre i biglietti: prato e non se ne parli più, per l'organizzazione degli spostamenti poi si vedrà. Tanto siamo a novembre e i concerti sono 7, 10 e 11 giugno.
Subito Lore compra il biglietto per Milano, ma anche in questo caso si conferma quello sano di mente: per le altre date deve rinunciare, non può rischiare casini a lavoro. "Prima la pagnotta", dice sempre mio padre, e ha ragione. La data si avvicina, e finiamo per trovare altri due compagni di viaggio. Piero, che ci dice "Massì, vengo anche io a vederlo un'altra volta", e mia madre, che spesso scopro ad ascoltare il Boss da sola in casa e che è stata la prima a regalarmi, anni fa, qualcosa di Bruce. La raccolta di vinili 1975-1985, una perla rara che mi sorprese all'epoca, quando Springsteen lo conoscevo appena.
Arriviamo carichissimi al concerto, ma il Boss lo è persino di più: tre ore e quaranta minuti di energia pura. Il suo secondo concerto più lungo di sempre, con una scaletta pazzesca e due momenti in ricordo di Clarence che non possono non farci pensare a Cesco. Per tutto il concerto io e Lore non possiamo guardarci negli occhi: già abbiamo i lucciconi così, uno sguardo basterebbe a farci crollare. 
 
A mezzanotte inoltrata, anzi quasi all'una, dobbiamo andare a recuperare la macchina, ma la metro non funziona più e i bus sono stracolmi. Il parcheggio è a cinque chilometri, lo vedo sulla mappa del mio iPhone. Lore - quello sano di mente! - mi dice: "Be', dai, di corsa 5 km non sono tanti... Andiamo e poi veniamo a prendere Piero e Sofia, che ne dici?". Ci ritroviamo così a correre fianco a fianco, in mezzo alle macchine e alle altre persone. Qualcuno ci guarda allibito, altri ci gridano "Born to run!" e noi corriamo.

Arrivato a casa, in piena notte, penso tra me e me: se anche le altre due date sono così, non posso sopravvivere.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

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