Quattro saudite davanti allo Juventus Stadium: com'è veramente andata

Quattro saudite davanti allo Juventus Stadium: com'è veramente andata

"Maronn' ro Carmn" - si sa che gli steward allo Juventus Stadium arrivano da Bolzano (sud).

"Eeeee chist' sta a volto coperto"

"Eeeee nun pò intrà"

 

 

Quattro saudite intabarrate come gli Alpini sul Carso nel '17 stanno provando ad accedere ad un luogo affollato. Non è tanto perché è una scena inusuale: è proprio perché la situazione contrasta una settantina di regolamenti diversi, dal TULPS alla mai abbastanza criticata legge sugli stadi.
Il tutto piove sulla zucca pelata di Fredo Roero, ascendenze indubitabilmente cuneesi, battilastra in una carrozzeria e per arrotondare responsabile del cancello D dello Juventus Stadium.
Il primo scontro di civiltà non è oriente-occidente, bensì Fredo-Gennaro, intendendosi con Gennaro uno dei due steward di cui sopra.

 


Fredo è uno che si fa poche domande, tendenzialmente sempre la stessa: "Sarà ora d'mangé?".
Gli han detto che gente mascherata lì dentro non entra e quindi i casi son due: o queste tolgono il travestimento oppure nisba. In una città che negli ultimi 10 giorni ha mollato a terra il Presidente del Comitato Paralimpico Italiano, un tipo famoso in tutto il mondo, all'urlo di "Le sedie a rotelle non entrano in taxi" è un evento perfettamente normale.

 

 


SAHKMELLEH AL-ISHR KHLEMPHT?

 

 

Nessuno capisce il cortese "C'è qualche problema?" domandato dalla cugina di Lawrence d'Arabia. In compenso Chiaffredo (sì, è il nome completo di Fredo, e sì, nel cuneese c'è gente che si chiama così, ma è un'altra storia) inizia un turbine di pensieri che lo porta a considerare come sarebbe il suo mondo perfetto: un mondo di uomini coi baffi, cappello floscio, bretelle, 15 gradi tutto l'anno, i tagliolini ai funghi con nove grammi di prezzemolo comprati al salsamentario, non uno di più non uno di meno.

Ma la realtà è ben diversa: quattro campane del vetro con dentro altrettante signore stanno agitando assieme a un bandierone bianconero un legale titolo di accesso (volgarmente chiamato biglietto) per il trascendentale match di Serie A 2015/16 Juventus-Frosinone. Manca solo un pellicano che canta la Tosca e poi il quadretto dell'assurdo è servito.

 

 

"Mandatele a casa".
Una frase che si scrive così e si pronuncia come "Ti piaaace la mèèèènta?".
Gennaro sarà di Bolzano Sud ma ha senso pratico: "Signò, non si può, scoppia nu maciello". Intanto le proprietarie dei cammelli posteggiati negli spazi A 412 e A 413 iniziano a intuire che, per dirla nella loro lingua, SAHKMELLEH AL-ISHR KHLEMPHT senza punto di domanda finale, cioè sì, c'è qualche problema.

 

"Du iu spik inglish?"
" 'Sorrete" (cioè, non dicono proprio 'sorrete, ma l'equivalente arabo che non so trascrivere)
"Te pareva".
Affannosamente rinvenuto un mediatore culturale, inizia la trattativa.
"No, non è che c'è qualche problema... cioè sì, c'è qualche problema, è che da noi non si va allo stadio conciati così".

"Così come?"

 

 

 

"Ma quella è la vostra divisa?"
"Come prego?"

 

 

 

"Eeeee... l'esercito... l'esercito dei kamikaze. Quella è tipo l'uniforme, jà?"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[seguono brutte frasi da parte delle saudite che finalmente intuiscono]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Signò, si calmi, si calmi, non volevamo offendervi"
"È che uno vi vede vestite così e si fa strane idee"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[No, nemmeno questa la prendono bene]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c'è, in tutta sincerità, un buon motivo per cui Hatem Ben Bilal (professione mediatore culturale) abbia un fischietto da capotreno nel taschino, ma se mi avete fatto passare la storia fino a questo punto - che, ricordiamo per i più distratti, coinvolge quattro saudite che senza spiccicare una parola di un idioma indoeuropeo decidono di venire in Italia a vedere pareggiare la Juventus contro il Frosinone con tanto di niqab e striscioni - beh, potete farmi passare che Hatem ce l'abbia. E dunque:

 

 

 


"Adesso ascoltate me", dice con l'ugola rivolta alla Mecca e le labbra rivolte a San Pietro. [il che a ben immaginare lo rende un quadro futurista. O il prodotto di una ischemia cerebrale. Non era l'effetto che cercavo. Comunque:]

 

 

 


"Primo, voialtri siete una società calcistica tra le prime dieci al mondo, e non esiste che non abbiate pensato per filo e per segno a un modo per gestire la situazione, tanto che dovete buttare giù dal divano me, che abito a 10 km di distanza e a quest'ora volevo guardarmi l'Inter in santa pace".

 

"Secondo, voi quattro: ecco una breve lezione di civiltà occidentale. A parte che mi dovete spiegare per quale motivo vi vietano di guidare una Panda a casa vostra ma vi danno il permesso di andare in giro da sole per l'universo; ma torniamo al punto: qui siamo in occidente, OCCIDENTE.
Un posto dove le persone vanno vestite da persone, e non da tende. Vale sia per gli uomini sia per le donne: mi vedi? Ho un maglioncino. Niente kefiah o peplo bianco, maglioncino".

 

"Non solo: le donne girano vestite come diamine gli pare. Libere. E il modo di vestire dice qualcosa sul proprio essere. Non è bello ma è così. Mi spiego con un esempio: se io vedo una in minigonna inguinale e smanicato a novembre sotto un lampione di un viale trafficato che porta alla periferia posso o non posso supporre che quella è una bagascia? 
Ecco: tu pensa che stai girando vestita da yurta".

Al- yurtah, per essere precisi.



"Solo che qui non siamo molto sensibili a questo genere di differenze, o se volete siamo troppo sensibili alle bombe: e visto che di solito la gente che arriva a fare il palombaro per seguire una religione ha più probabilità di essere eccessivamente convinto da quella stessa religione di me che giro col maglioncino, abbiamo un occhio di riguardo per i casi come i vostri".

 

 


"Certo, vendiamo la cosa come 'non ci si può mascherare in pubblico' e tante altre fregnacce per metterci la coscienza a posto. E diciamo anche che 'aver paura è darla vinta ai terroristi', ma purtroppo la paura e il ragionamento non hanno molto a che fare l'uno con l'altro, e sempre purtroppo la gente di questa parte di mondo ha paura della gente di quella parte di mondo.
Giusto?
Non giusto?
Non so, chiedetevelo".

 

 

"Poi, nel migliore dei mondi possibili, non ci sarebbe bisogno di manfrine su maschere o non maschere ma si potrebbe dire tranquillamente 'la religione ci ha scassato la pizza'.
Badate bene, non 'la vostra religione', ma 'la religione e basta'. Nel vostro caso, una religione che vi fa sentire a disagio se non vi conciate come una dependance della Quechua, e nel caso di questa parte del mondo una religione che fa sentire a disagio ragazze che son state violentate.
Ma questo è un discorso troppo intelligente da fare ai cancelli di uno stadio, quindi - con permesso - queste si fanno furbe e si fanno perquisire, e voi vi fate furbi e le fate entrare.
E soprattutto, io vado a casa: già che ci siete, salutate la capolista".

 

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

 

 

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