Piaceri orfici del Mugello

Panorama del Mugello

In quella sorta di quadrato irregolare idealmente in bilico su uno dei propri vertici che è il Mugello, vi sono scorci di paesaggio in cui poche cose farebbero pensare alla Toscana; le colline del Chianti sono lontane poche decine di chilometri, ma sembrano distanti anni luce: qui, piuttosto, rupi e rocce fanno pensare a paesaggi montani o prealpini e, al viaggiatore che si ferma in qualche osteria, non accade di rado che si serva del Sangiovese d’Emilia. Sarà però l’accento dell’oste a dipanare ogni dubbio: questa è davvero la provincia di Firenze.

Tuscany Farm at Sunset

Ma si tratta di un luogo differente: di una vera provincia nella provincia, con sue caratteristiche specifiche, con uno o più d’uno capoluoghi ideali se non proprio amministrativi, con sue peculiarità di tradizioni e di sapori. Per esempio qui si usava – e per certi versi si usa tuttora – raggiungere le proprie mete a piedi. Escluse le strade principali, viottoli e stradelle non sono poi tanto cambiate negli ultimi cent’anni. E sono viottoli e stradelle che aprono la visuale su bellezze uniche. Quelle bellezze che non mancano di colpire i molti spiriti poetici di queste zone, come accadeva a Dino Campana da Marradi.

Parliamo dell’Alto Mugello: Marradi conta oggi poco più di tremila abitanti (la montagna si spopola, ahimè), arroccato tra Firenze e Bologna all’estremo nord-est del territorio di Toscana; ma esiste un altro Mugello, collinare, meno aspro: quel Basso Mugello che ha il suo cuore a Barberino, città ove ponevano le loro radici i Medici di Firenze, precisamente a Campiano, località, appunto, del comune di Barberino di Mugello. Le rupi e le colline; il grigio argento delle rocce ed il verde della campagna; le castagne e il vino; i Canti Orfici e la Nencia. Campana e il Magnifico, in una parola

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La valle del Mugello, racchiusa tra gli Appennini ed il Senario fino poi al confine con la provincia di Prato, si colloca nel territorio dell’alto fiume Sieve. Qui si gode un paesaggio complesso, variegato fino al bizzarro: dalle boscaglie sulle pendici fino alle zone popolate di castagni o di ulivi, dai falsipiani coltivati a grano o girasole ai borghi caratteristici del fondovalle. Partendo da sud, luoghi dalle linee dolci accolgono il viaggiatore: ci troviamo appena a nord di Firenze, e qui la Toscana pare davvero – ancora – Toscana. Tra i comuni di Vaglia, Barberino, San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo e Vicchio, verdi poggi alimentano i prodotti che fanno ricca la semplice cucina della zona: meritano non solo un assaggio ma probabilmente un viaggio il pecorino, le carni, quel tortello di patate che è il più classico piatto tradizionale mugellano e tutti i piatti a base del marrone del Mugello, igp tra i migliori del mondo e di volta in volta utilizzato non solo per le caldarroste ma nella preparazione di dolci (torte, crostate o budini), del castagnaccio e dei tortellini fritti. Il tutto da assaporare contemplando i molti luoghi medicei, che opere quali Villa Demidoff a Pratolino o la Villa di Cafaggiolo a Barberino impreziosiscono e rendono unici.

Proseguiamo sulla 503, lasciandoci alle spalle San Piero a Sieve e passando Scarperia in direzione di Firenzuola. Eccoci nell’Alto Mugello, fra crinali e passi che già portano sapore d’Emilia, in direzione delle sorgenti del Santerno, del Senio e del Lamone. Non per nulla questi luoghi sono noti anche come Romagna toscana. Qui la conservazione di territorio e tradizioni ha quasi il rigore della gelosia; benché le vette non superino mai i mille metri d’altitudine, si ha l’impressione di soggiornare molto più in alto, e le montagne disegnano contorni possenti o inquietanti. Partiamo da Firenzuola per un itinerario di scoperta; visitiamo dapprima il Museo della Pietra Serena, che ha sede presso la Rocca, ossia nel palazzo comunale, e che dedica alcune sale all’escavazione e alla lavorazione della pietra; facciamo quindi un salto alla vicina Moscheta, ove, nella straordinaria cornice dell’Abbazia Vallombrosiana, passiamo una mezz’ora al Museo del Paesaggio Storico dell’Appennino Mugellano.

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Firenzuola, la piccola Firenze, la cui prima pietra fu posta nel 1332 nei pressi della Flaminia Minor, deve il suo nome allo storico Villani e, nomen omen, da sempre della più grande sorella prova ad imitare glorie e bellezze. I risultati di questo confronto, arricchiti dai vantaggi di una posizione strategica tra sud e nord, tra Firenze e l’Europa, si vedono e si gustano. La disponibilità di prodotti di straordinario pregio ha favorito, si diceva, una molto specifica tradizione culinaria che unisce l’abilità nei primi piatti d’ascendenza transappenninica allo storico valore dei secondi toscani; una cucina dai sapori poco propensi ai compromessi, forti e decisi. Soffermiamoci per esempio sulle carni (è proprio di Firenzuola la Cooperativa della Carne), su quelle bistecche alla fiorentina eccezionali, alte alcuni centimetri, che un bicchiere di chianti può insaporire e rendere uniche; sui fegatelli di maiale, splendidi con foglie di alloro, salvia e ginepro; sulla trippa alla fiorentina con pomodori, cipolla e formaggio grattugiato.

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Dalla gola alla storia e alla poesia, raggiungiamo il Passo del Giogo, in corrispondenza del quale fu sfondata la linea Gotica, e proseguiamo per Palazzuolo sul Senio e quindi per Marradi, su una strada che probabilmente lo stesso Dino Campana percorse. Durante il tragitto, ecco mostrarsi la secentesca Villa di Gruffieto, resa forse ancora più affascinante dallo stato di semiabbandono. Sono strade da percorrere a piedi: la bellezza dei luoghi compensa ampiamente la fatica della marcia; e la stessa Marradi è una scoperta che supera, forse, le nostre aspettative. Piccolo borgo toscano affacciato sulla pianura di Romagna, il paese natale di Dino Campana non sembra in contrasto con la natura selvaggia che lo circonda: il fiume, i monti ed i boschi sono tutt’uno con il borgo, a formare un unicum in cui tutte le parti hanno pari rilevanza.

Nella nostra passeggiata a Marradi seguiamo i vari leggii disseminati per le strade a segnare i luoghi campaniani, e tocchiamo di volta in volta la ferrovia faentina e la Colombaia, il ponte sul Lamone e casa Vigoli, la stazione e Campigno.

L’ultima tappa della nostra risalita dal Basso all’Alto Mugello sia un luogo cospicuo anche dal punto dell’altitudine: la Rocca di Castiglione, altro elemento caro a Campana, sorge infatti su un’altura isolata non distante dal borgo di Marradi, e condivide con molti altri punti panoramici del Mugello (le cave a monte di Firenzuola su tutti, donde si traeva minerale affine alla pietra serena impiegata da Brunelleschi, da Michelangelo e dal Vasari) la bellezza del panorama e l’asprezza delle linee all’orizzonte. Da Marradi abbiamo seguito la statale 302, svoltato a destra dopo il bivio per San Benedetto e passato un ponte sul Lamone. Saliamo fino a Via Cardeto, superiamo l’omonima chiesa e risaliamo il tratto non asfaltato che porta al Podere Poggioli. Dopo un paio di ore di marcia e poco più di 200 metri di dislivello ci appare la fortezza, di cui resta una torre a pianta quadrata e parte delle mura settentrionali. Un’uscita, ancora visibile, fa pensare che, con ogni probabilità, la rocca fosse un tempo provvista di almeno un camminamento sotterraneo.

Contemplare il verde scuro della vegetazione ed il colore chiaro del monumento che si staglia contro il cielo terso è un piacere. Un piacere, appunto, orfico. Prima di scendere lungo la pista sterrata che ci riporterà alla statale nei pressi del Ponte di Camurano e quindi al punto di partenza percorrendo Via Cardeto, apriamo un’edizione dell’opera di Campana e leggiamo: “[…] Mi trovo finalmente a Marradi fra le vergini foreste paese che tu pure hai veduto. […]. Dalle rupi di Campigno, nelle cui rupi pietrose abita permanentemente il falco io spero di superarle e volare sopra di esse con tutta la fierezza e la forza dell’aquila…”

Foto tratte da Florence Holidays. Foto copertina a credito Mugello Vacanze.

Andrea Donna

@AndreaDonna

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