Perché questo Paese non può salvarsi

Lo splendido Pertini di Andrea Pazienza nella celebre "Speriamo bene"

Sto tornando a casa dopo aver passato il pomeriggio a casa di mia nonna, che è stata appena derubata da due truffatori. Non le hanno torto un capello, ma quando si è resa conto che da casa sua erano spariti i pochi valori di cui disponeva, i suoi 88 anni le sono caduti addosso uno sull'altro, senza pietà.
I carabinieri l'hanno tenuta un'ora a deporre, per poi scrivere un verbale di denuncia con tre errori di ortografia in una facciata di foglio protocollo.
L'ho lasciata in salotto, triste e mogia, un po' più vecchia e un po' più indifesa di quanto lei per prima si credeva questa mattina.

Mentre attraverso il corso, mi rimbombano in testa (lo fanno da giorni, in realtà) le parole di una vecchia amica che ho rivisto dopo mesi.
È scappata (ripeto: scappata) in Australia, per tutta una serie di fattacci suoi personali tra cui - comunque - spicca il fatto che tutti e dico tutti i suoi vecchi compagni di corso sono ancora oggi come era lei quattordici mesi fa: inutili, loro malgrado.
A casa, senza lavoro, senza prospettive, con stage gratuiti utilissimi per "abbellire il proprio curriculum", dovendo ancora ringraziare questo o quel colosso che dà loro il privilegio di progettare gratis per loro.

"In Italia vedo solo ed esclusivamente negatività. Solo il problema, e mai la soluzione, mai il lato positivo.
Non reggevo, non ce la facevo. Volevo ricominciare da zero, senza la permalosaggine della stragrande maggioranza dei rapporti umani che mi portavo dietro, in un posto dove la gente fosse... contenta.
Non sempre tesa a fregarti, a mettertela in quel posto, a fare carte false.
Ingenui e faciloni, sicuro. Ma buoni".

Nove su dieci, un discorso del genere si infrange sull'armatura di cinismo zincato che ostento con malcelata fierezza. Questa volta no, perché l'ho vista contenta. L'ho vista contenta sinceramente, non come altri che l'avevano preceduta e la cui esibizione facebookiana della propria scelta mi dava quel sapore a metà tra il marzapane e il cartone. 
Era contenta di essersi lasciata a 16 mila chilometri quello che ci ostiniamo a definire il Bel Paese, con la lingua più bella del mondo, la cucina più buona del mondo e il campionato più bello del mondo.
Inutile dire che sto rimuginando sul discorso della mia amica ben oltre il tempo necessario, e probabilmente anche quello ragionevole. Eppure - nessuno sfugge all'asfissiante rito dei bilanci di inizio/fine anno - le parole di Silvia sono come un ago ed un filo tenacissimi: cuciono insieme le cose più disparate.

Cuciono insieme l'umiliazione subita dalla mia amata nonna da parte di due miei coetanei dall'atteggiamento suadente; cuciono le decine di commenti beceri e ignoranti che riceviamo su Tagli, in cui si accusano i nostri autori (dei ragazzi!) di essere dei corrotti e dei prezzolati, il tutto senza la minima prova (che del resto non esiste, essendo tutti - chi più chi meno - degli spiantati) e per il gusto dell'illazione e del veleno.
Cuciono quelli che devono per forza fare una battuta quando una persona muore o semplicemente sta male (e questa loro battuta la impongono, e non si accorgono di essere violenti); cuciono tutte le volte che sono stato sprezzante o aggressivo e non era il caso; cuciono un viceministro dimissionario che gongola in radio "ho messo in difficoltà gli 'altri' del mio partito"; e cuciono il segretario che lo deride volutamente in conferenza stampa.

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Legano assieme i quattro miei amici su dieci che non lavorano e i troppi, troppi imprenditori che ho conosciuto che "da adesso ti devi aprire partita IVA, perché i contributi non te li pago più"; oppure che "I soldi te li do tra due mesi", frase pronunciata nella medesima settimana in cui portava i libri contabili in tribunale per far fallire una S.R.L. a capitale depositato ed immediatamente ritirato (manco le scrivanie, avevano di proprietà: le affittavano); oppure ancora che rispondevano solo quando chiamati da un "numero privato".
E poi gli auguri di morte (morte!) rivolti a una ragazza perché ha detto una semplice verità e quelli rivolti a un leader politico fallibile, ma onesto (qui un commento inappuntabile di Bartezzaghi, su Repubblica).
Animo affine a chi si dichiara contento perché un ragazzo si è rotto per la terza volta il ginocchio, visto che gioca nella squadra rivale.

Le parole di Silvia mi riportano alla mente la marea di presuntuosi, ironici e sguaiati che affollano qualunque dibattito, pubblico o ristretto. E la tracotanza dei nipotini di Mediaset (pane, Amici, palestra, depilazione e fica) e la lancinante lettera comparsa su Facebook, che abbiamo rilanciato anche dalla nostra pagina ufficiale.
Cuciono la sfacciataggine dei maschi che all'estero mettono le mani addosso alle straniere perché "tanto non capiscono le loro proteste" e la pigra ostinazione a non parlare nemmeno una lingua estera. 
Cuciono il fatto che gli italiani, siano a casa o in treno, in piazza o al museo, urlano sempre; e la loro irreprimibile voglia di diventare popolari ma travestiti da vittime reiette.

Io non so quanto sia equo questo sfogo: tutte le volte che si draga la propria frustrazione viene su una insostenibile quantità di mota. Ma non mi aiuta ricordare il discorso della mia amica, quando con noncuranza - davvero, credetemi, non era in posa - concludeva il suo bilancio di un anno e qualcosa di Australia con "le uniche fregature le ho prese da alcuni italiani. E da dei libanesi".
Uno cerca "di essere il cambiamento che vuole vedere nel mondo" (e bla bla bla), ma ogni giorno incassa una sconfitta, ed il resto dell'orchestra stona gioiosa assieme a lui. 
Diciamoci la verità, questo Paese non può salvarsi. Perché è abitato da gente come noi.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

Commenti

Gianni dice:

Il mese scorso ho tamponato un ragazzo cinese. Niente di che, danno lieve, ma era in paranoia perché era l'auto della suocera (tutto il mondo è paese).
Non racconto tutta la menata, mi limito a dire che per tutta la vicenda, lunghetta perché il ragazzo non parlava né italiano né inglese, con tutti i suoi famigliari con cui ho avuto a che fare è emersa una forte e malcelata diffidenza nei miei confronti.
Eh già, avevano tutti una paura pazzesca che li stessi fregando, approfittando della migliore conoscenza della lingua e delle procedure assicurative..
Vorrà pure dire qualcosa...

G. dice:

Anche mia nonna (84 anni) è stata rapinata un anno fa da due truffatori, un ragazzo e una ragazza giovani e "così ben vestiti". Sono colpi duri, che fanno crollare l'autostima di persone magari normalmente del tutto autosufficienti e le fanno sentire indifese e "stupide". Le hanno rubato gioielli che erano anche pezzi del suo passato "l'anello di fidanzamento di mia madre", "la collanina di mio fratello morto in guerra"... queste persone meritano davvero che ogni centesimo rubato si tramuti in infelicità per loro. Ma io non arriverei da questo alla condanna di un intero paese. Cerchiamo di stare vicini ai nostri vecchi, ecco, questo sì.

Roberta Francia dice:

Vorrei che vedeste o rivedeste il film Le invasioni Barbariche.
Il mondo è sempre stato molto duro, soprattutto per la povera gente e anche per i vecchi non andava meglio ....
Ora siamo solo più informati.
RF

alberto dice:

Una ventata di ottimismo ci voleva. Mi rendo conto che per una persona, anziana o no (ho settanta anni), sia un duro colpo essere vittima di una truffa, ma ricordo che un tempo ci si prendeva cura dei propri congiunti anziani e vecchi, si raccomandava loro di non aprire la porta a nessuno se soli in casa. Ma da qui prendere le mosse per una visione pessimistica della realtà Italiana senza un minimo di senso critico mi pare esagerato. Dove eravamo noi negli ultimi trenta anni?
Ci è sfuggito l'impoverimento progressivo, non solo materiale ma anche morale, della nostra società? Ci siamo fatti convinti di vivere in un paese del Bengodi dove tutto è facile, dove ci soni diritti senza doveri, dove tocca agli insegnanti educare i nostri figli, dove votare è facoltativo come pagare le tasse e ora che è arrivato il conto ci lamentiamo ma ben ci guardiamo dal farci carico di qualunque responsabilità. Non è vero che questo nostro paese non può salvarsi, certo non sarà facile, esistono vaste schiere di semianalfabeti furbi e famelici ma esistono anche molte persone che non hanno disconnesso il cervello e lottano per dare un domani migliore al nostro paese. Magari non si vedono sul piccolo schermo e la stampa in generale si interessa di loro solo per denigrarli o deriderli, ma ci sono e stanno cercando di unirsi per il bene comune dell' Italia e dell' Europa.
Un caro saluto e...su con la vita.

Andrea dice:

Dei miei amici sono in Australia da quasi un anno e non sono ancora riusciti a prendere un visto permanente e quando gli ho chiesto se ci fossero alternative oltre allo sposarsi e al trovare un'azienda sponsor mi hanno detto "Si, alcuni Italiani hanno trovato il modo di fregare il sistema, ma noi non siamo qui per fare gli italiani"
Li ho stimati ancora più profondamente di quanto già li stimassi.

Davide dice:

La verità è che è veramente facile lamentarsi per quello che non va bene o non funziona. Ce ne sono tutte le ragioni.
Sicuramente più difficile rimboccarsi le maniche, ricominciare a pensare che nulla è dovuto se non la bellezza e la serenità di vivere. Si tratta di fare un atto di coraggio, come quello di Silvia (non ditemi che non è coraggioso mollare tutto e andare in Australia, da sola), ma a volte anche coraggio di restare, voglia di lottare per una vita migliore.

Giulio dice:

Trovo incredibile il fatto che tu abbia espresso perfettamente molte delle cose che penso io, ogni singolo giorno, ma che non dico mai perchè rischi di passare per pessimista e demagogo. Mi fa "piacere" sapere che non sono il solo ad avere un senso di ineluttabilità verso questo Paese e che odia chi insiste nel difenderlo a tutti i costi perchè ha il culo parato. La cosa migliore però è sentirsi dire dai cinquantenni, quelli cresciuti a pane e lavoro fisso, che "bisogna provarci, che se l'Italia non la cambiate voi non la cambierà nessuno, che prima o poi qualcosa arriva". Perchè si sa, finchè l'economia girava, mica era il caso di lamentarsi o di protestare. Un unico appunto (che non vuol essere una frecciatina o che altro): penso che Caterina Simonsen, per quanto difficile possa essere la sua situazione, sia un'altra delle persone che vuole mettersi a tutti i costi in mostra come vittima, e credo che abbia sbagliato il modo di porsi; e poi come sempre, per un manipolo di estremisti del caxxo la "società civile" riesce ancora una volta ad emanciparsi da tutto ciò che ci può essere di positivo nell'ambientalismo e nell'animalismo.

Paolo dice:

molte cose son giuste, ma paragonare l'Italia all'Australia è come paragonare l'Italia alla Svizzera: prospera anche grazie al fatto che attorno ha un mondo apparentemente più cattivo, ed appare fintamente più buona.

a@baerty.it dice:

perchè se clicco " la lancinante lettera comparsa su Facebook" finisco su "Radetzky: chi è stato veramente?"

A un paio di mesi dalla mia

A un paio di mesi dalla mia chiaccherata con l'autore di questo articolo e dalla sua pubblicazione, commento perchè trovo ci sian stati risvolti interessanti.. Non necessariamente in senso positivo, forse vado mio malgrado a confermare il messaggio dell'articolo stesso.

È davvero triste essere visti con invidia, malignità e competizione quando vuoi solo condividere un'esperienza positiva con amici e conoscenti. Nella chiaccherata che ha portato a questo pezzo, quand'ero in Italia a Natale, quando sento amici per aggiornamenti, quando pubblico foto.. Ho il semplice e forse ingenuo desiderio di diffondere la conoscenza di qualcosa di bello e diverso, spero di comunicare alle persone un po' dell'entusiasmo e della curiosità da cui sono stata travolta io, e invece tanti mi han letta/leggono come se mi stessi vantando o necessariamente paragonando e sminuendo l'Italia.
Se racconto qualcosa di positivo che mi succede in Australia, l'Italia non c'entra NIENTE. Non passo la mia vita a confrontare le due realtà! E se non lo faccio io che le sto vivendo, perchè lo fanno i miei amici rimasti in Italia, che continuano a conoscere solo quel mondo?
Non capisco perchè tanti miei amici a casa si sentano giudicati, non capisco la diffusa mancanza di curiosità, eccetto su quanto guadagno e/o quanto trombo. Son tante le cose che avrei voluto raccontare e invece nessuno era interessato, tante le persone che non mi han neanche incontrata o ascoltata e si sono accontentate di giudicare dalla parzialità di ciò che filtra da social network, racconti altrui, questo articolo (che, ricordo, non ho scritto io!!)
Tanti quelli che hanno deciso che sono l'espatriata fortunata/culoparato che sputa sull'Italia, la prendono sul personale e si rinchiudono in un'esaltazione ancora più campanilista e gratuita di tradizioni italiane, come se fosse una gara. Creando distanza e diffidenza che io mai avrei voluto! Se viaggio e racconto è proprio perchè spero di incuriosire e avvicinare, perchè lo vedo succedere nel mondo.. Forse è sbagliata e arrogante la mia pretesa di espandere, alleggerire un po' le menti di certi amici che mi sembravano appesantiti da preoccupazioni. Forse davvero finchè ci si vive dentro, vincono le preoccupazioni e la chiusura nel conforto di ciò che si conosce.
Sconforto!
Peace.

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