Passaggio in India: "Non permettere mai che ti leghino l'anima"

Villaggio del Gujarat

Ahmedabad - 13 agosto 2011
Di prima mattina scendo le scale dell’albergo per andare a saldare il conto con un velo di preoccupazione: oggi inizierà il nostro giro del Gujarat e l’autista – fu un errore contattarlo dall’Italia – non conosce il posto e parla pochissimo inglese.
Il receptionist ci rassicura e ci dice che è un bravo ragazzo e gli dà qualche consiglio sulla strada da percorrere verso Dasada, nostra destinazione, un po’ perplesso.
Forse si domanda che cosa andranno mai a cercare quei bianchi in tempo di monsoni in un deserto di sale completamente allagato.

A dire il vero nemmeno io so che cosa cercare in quella terra di cicloni, a Dasada e in quella stessa Ahmedabad, caotica città dal nome arabeggiante dove qualche giorno dopo, di ritorno, avrei scovato un museo di bellezza immemorabile. 
A Dasada, nel Little Raan - 100 chilometri da Ahmedabad coperti in non meno di 4 ore tra code, passaggi a livello e indecisioni dell’autista - c’è un solo posto per alloggiare e due cose che interessano ai bianchi: asini selvatici e alcune tribù seminomadi del Gujarat.

???????????????????????????????

Quando arriviamo all’unico albergo del Raan, composto da piccoli lodge doppi o tripli mi fermo a contemplare un bellissimo pavone femmina che gira felice tra le casette piluccando i resti della colazione che un cameriere le ha dato.
L’albergo è completamente vuoto, ma il proprietario ci dice che non potrà accoglierci, visto che è stato tutto prenotato per la sera da un tour operator francese; penso che sia una scusa per alzare il prezzo, e chiedo aiuto ad una donna seduta su un divano che legge un libro senza intenzione.
La donna è inglese ed è ferma lì da 20 giorni: mi dice che è una scrittrice e che sta cercando ispirazione per un romanzo. Quanto alla nostra possibilità di alloggiare, spiega che il proprietario ci ospiterebbe volentieri ma non ha camere; tuttavia chiamerà i francesi per farsi dare il numero esatto.

Conoscendo l’India, so bene che più di un occidentale si potrebbe perdere a Dasada nel Little Raan, ma lì per lì, non sapendo dove passerò la notte, non le do peso. Dopo quasi mezz’ora in cui ci si stava praticamente rassegnando a rientrare ad Ahmedabad, il proprietario annuncia che ci possiamo accomodare, perché, contati i francesi e la scrittrice, avanza un lodge giusto per noi.
Scarichiamo le valigie e liberiamo l’autista, dicendogli di non presentarsi prima delle 9 del mattino successivo.

A mezzogiorno e mezzo il cielo minaccia pioggia, come sempre. Un attimo dopo la fine del nostro pranzo sbarcano i francesi. Vado a parlare con il proprietario che procurerà un autista ed un fuoristrada per fare il giro del Raan alle 3 del pomeriggio – i portoghesi che hanno dominato il Gujarat in epoca coloniale hanno lasciato ai locali molte belle case e l’abitudine della siesta.
Sulla possibilità di avvistare gli asini è molto scettico, visto che il deserto è allagato e praticamente inaccessibile.

L’autista del piccolo fuoristrada è simpatico, per quanto somaticamente sembri molto poco indiano. Parla bene inglese e mi dice che andrà a cercare gli asini nei limiti di quanto si potrà entrare nel deserto; poi ci accompagnerà ai villaggi dei nomadi che gli indiani chiamano gipsys e che probabilmente hanno qualche legame con i Rom delle nostre città. Sempre nomadi, ma di tutt’altra etnia e usanze, sono le tribù che abitano l’Odisha e nei cui territori vennero rapiti qualche mese dopo Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. 
La strada verso il deserto salato è trafficata di pastori dalla pelle molto scura e dai gioielli vistosi, che, seduti all’angolo della strada preparano chai, il tè indiano speziato. Qualcuno di loro saluta e mostra alcuni denti d’oro del sorriso. 
Come previsto, pur spingendosi ai limiti della parte allagata del deserto, non si riesce ad avvistare nemmeno un asino. L’autista sorride e dice che proverà ad entrare in un ultimo punto dove, superata una montagna di sale, troviamo miracolosamente ad aspettarci un branco molto numeroso di asini bianchi. L’autista inchioda e spegne il motore, alla giusta distanza; poco prima dello spegnimento riesco a buttarmi giù dalla jeep e avvicinarmi un po’ di più, senza destare sospetto negli animali.

100_3048

Avvistare gli asini al primo tentativo, durante il monsone, è quasi impossibile e vedere quel branco che si ferma lì a pascolare in mia presenza mi ricorda che in India ogni istante può riservare una sorpresa meravigliosa. Qualche minuto dopo il branco si ritira e io mi accendo una sigaretta continuando a fotografare la jeep e l’autista, che sorride.
Tornando sulla strada verso i villaggi dei gipsys – come sospettavo, malgrado jeans e camicia, anche l’autista è un tribale, ma ciò è molto positivo – incontriamo numerose donne che ci chiedono un passaggio fino al loro villaggio, ad un chilometro da lì.
Accettiamo, convinti che il favore possa agevolarci l’ingresso; il fuoristrada si riempie improvvisamente alla maniera indiana, cioè con passeggeri appesi ovunque.
Effettivamente, veniamo accolti con cortesia.

Il villaggio prende allo stomaco: le tende sono fatte con quattro rami d’albero piantati nel fango e ricoperti con vari stracci, l’arredamento interno è minimale – suppongo che dormano a terra – la pulizia assolutamente inesistente. Gli uomini non sono vestiti tanto meglio, e guardando meglio gli abiti colorati delle donne si nota quanto siano logori.
Non ho potuto capire come queste persone abbiano accesso all’acqua. Vista la presenza di troppi bambini troppo piccoli, decido di ritirare la fotocamera. Dopo la gioia per l’avvistamento degli asini, l’India che ho sempre amato mi ricorda di essere povera, sporca, ruvida. 
Alcune donne servono il chai – cordialmente rifiutato – e ci mostrano i prodotti del loro artigianato: so bene che non ci sono metalli preziosi e chiedo conferma all’autista che probabilmente suggerisce loro di essere “oneste”.
Alcuni oggetti, pur non essendo preziosi, sono comunque carini e per fare in modo che i bianchi possano ancora essere accolti nel Raan compriamo per pochi euro due cavigliere e un braccialetto contrattando molto blandamente.

Sulla via del ritorno al resort, l’autista si mostra turbato: sento che vorrebbe dirmi qualcosa ma continua a tacere. A poche centinaia di metri si decide e mi chiede di sorvolare sull’avvistamento degli asini. «Perché?», mi domando e gli domando. «Perché i francesi, che hanno il fuoristrada molto più grande, non li hanno potuti vedere, visto che quel mezzo lì si sarebbe impantanato alla montagnola di sale». 
Sorrido e comprendo. Per convincerlo che non avrei detto nulla, gli allungo una mancia piuttosto cospicua rispetto al lavoro svolto. 

Su Dasada scende la sera: la femmina di pavone continua a gironzolare tranquilla e coccolata dal personale, in cucina sono quasi pronti per servire la cena che per quella sera sarà francese e non indiana, visti gli ospiti.
La guida del tour operator passa tra i tavoli e si scusa perché in quell’albergo non sarà disponibile la wake up call la mattina successiva. Qualcuno chiede perché non abbia mangiato ed egli risponde che aveva preso un aperitif mentre loro erano ancora fuori.
L’India, talvolta, è anche bugiarda e infatti la guida avrebbe mangiato al buffet insieme ai camerieri solo quando tutti gli ospiti si fossero alzati.
Mi fermo ancora un attimo a prendere un chai insieme alla scrittrice e le confesso sottovoce che noi, gli asini, li avevamo visti eccome. Ci salutiamo; non ricordo sinceramente il suo nome o il titolo di un suo libro ma ricordo bene le sue ultime parole: “Non permettere mai che ti leghino l’anima, ragazzo”.

Jack O. Hearts
@twitTagli 

Aggiungi un commento

I commenti su Tagli non sono soggetti a moderazione preventiva. La Redazione declina ogni responsabilità circa il loro contenuto, e si riserva il diritto di rimuoverli a propria assoluta e totale discrezione.
Tagli ribadisce pertanto che ogni opinione, accusa o illazione inviata nei commenti è sotto la responsabilità civile e penale dell'autore. La Redazione si riserva di fornire gli estremi dell'autore di ciascun commento ritenuto lesivo all'autorità giudiziaria.
Per maggiori informazioni, consulta la sezione Termini e condizioni di utilizzo.

Plain text

  • No HTML tags allowed.
  • Web page addresses and e-mail addresses turn into links automatically.
  • Lines and paragraphs break automatically.
CAPTCHA
This question is for testing whether or not you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.