In parole povere - La Semana Santa spiegata agli italiani

In parole povere - La Semana Santa spiegata agli italiani

Da spagnola all’estero sono tanti i luoghi comuni che sento dire sul mio Paese. Sole, festa, toros y paella, sono parole che mi accompagnano ogni volta. Mi basta confessare che quella cadenza strana nel mio parlare non c'entra niente con il sud dell’Italia ma con il sud della Spagna.
Mi sono arresa al fatto che gli stranieri conoscano male il mio Paese - perché, amici, mi dispiace deludervi, ma in Spagna piove (e nevica pure, a volte anche tanto), non tutti mangiano la paella né sanno ballare flamenco. Addirittura in alcune regioni della Spagna le corridas sono vietate per legge. 

La lotta contro gli stereotipi però me la riservo per un altro giorno (ci vorrebbe tutto un blog per quello): oggi vi racconto qualcosa sulla cultura iberica, in particolare su cosa succede in Spagna in questi giorni di Pasqua, con i festeggiamenti della Semana Santa.
Sicuramente in molti avrete visto in tv penitenti incappucciati, e sicuramente - come tutti i non spagnoli al mondo - vi sarete spaventati, pensando ad una versione europea del Ku Klux Klan.
Ma no, cari, il Ku Klux Klan non è mai esistito in Spagna: quelli sono i nazarenos, o i penitenti che accompagnano le immagini religiose che passeggiano in città.

Vi spiego.
Durante gli otto giorni che vanno dalla Domenica delle Palme al lunedì di Pasqua le strade del centro storico di ogni città e paesino spagnolo sono percorse a quasi tutte le ore da lunghe e numerose processioni (e invase da migliaia di spettatori:non esagero, migliaia).
Ogni città ha le proprie hermandades (o confraternite) che dipendono ognuna da una chiesa o parrocchia (possono essere da una a più di 50, dipende della città). 
Durante la Semana Santa ogni hermandad sfila in processione con le sue statue attraverso le strade della città per almeno 6 ore di fila: ad accompagnarle vi sono centinaia di nazarenos che indossano tuniche con cappucci a punta, i cui colori variano in base alla confraternita.

Anche se è una tradizione che si festeggia in tutta la Spagna, non è uguale in tutto il Paese. Al nord, dove sicuramente la più conosciuta è quella di Valladolid, le processioni sono molto più... "serie", silenziose; le statue, vere opere d’arte del Barocco, hanno uno stile molto più sobrio.
Al sud - Siviglia, Malaga o Granada tra quelle più famose - sono invece più colorate: la processione si vive più come una festa, la gente applaude e urla acclamazioni alle immagini. In alcuni frangenti spuntano perfino cantanti professionisti dalle finestre per intonare odi tradizionali alla vergine o al Cristo della hermandad.

Non è strano vedere gente per strada attaccata alla radio per ascoltare notizie in tempo reale sulla situazione delle confraternite e del meteo, perché se piove la processione non esce per evitare che le statue subiscano danni.
Un vero cofrade (confratello) si prepara per la festività durante tutto l’anno, e arriva al punto di piangere se la sua hermandad deve rimanere a casa per il brutto tempo o a emozionarsi durante certi momenti della processione.

Ma la Semana Santa non è solo una festa religiosa: il suo scopo principale è commemorare la passione e la morte di Gesù Cristo, certo, ma ci si può godere la Semana Santa anche se, come me, uno non è neanche battezzato o non sa manco come inizia il padre nostro.
La Semana Santa viene rispettata come una tradizione parte della più antica cultura spagnola (e questo è una cosa che non tutti gli spagnoli sanno fare).
Al di là della religione è anche una festa sociale, un momento di incontro intorno alla musica, al colore, all’arte e alla magia.

Clàra De Paùl 
@twitTagli

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