In parole povere: che cos’è il TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli investimenti)?

In parole povere: che cos’è il TTIP (Trattato Transatlantico sul Commercio e gli investimenti)?

A seguito di una puntata di Report, in Italia è scoppiato – come al solito in maniera confusionaria e caciarona – il dibattito sul TTIP. 
Molti si dicono a favore o contro, con i classici toni da ultrà che ormai caratterizzano il nostro dibattito pubblico e privato. Ma siamo sicuri di sapere di cosa stiamo parlando? La risposta è no. 
E il motivo è semplice: il TTIP è un trattato la cui negoziazione è per larga parte segreta e – soprattutto – ben lungi dall’essere conclusa, quindi per il momento stiamo parlando, sostanzialmente, di una scatola senza sapere bene che cosa contenga. 
Quindi andiamo con ordine e cerchiamo di spiegare l’oggetto del contendere.

Partiamo dalla definizione scolastica: il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo commerciale attualmente in corso di negoziato tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.
Ha l’obiettivo primario di rimuovere le barriere commerciali, tariffarie e non tariffarie, in un ampio numero di settori economici per facilitare l’acquisto e la vendita di beni e servizi tra Europa e Stati Uniti.

Barack Obama e Jean-Claud Juncker

Per gli Stati Uniti è il governo Federale che si occupa delle negoziazioni; per l’Unione Europea ad avere il compito di trattare è la Commissione.
In seguito all’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, infatti, spetta all’Unione la competenza in maniera di politica commerciale comune.
Quindi sarà la Commissione, in quanto espressione del potere esecutivo dell'Unione, a stipulare il TTIP con gli Stati Uniti. 
Il Parlamento Europeo avrà il compito di confermare o rifiutare il testo dell’accordo.

Fin qui tutto bene. Ma come sappiamo, specialmente quando si tratta di economia, le insidie si nascondono nei dettagli. 
Questo trattato è il classico evento storico in grado di indirizzare verso una direzione o l’altra il corso delle cose, influenzando in maniera decisiva il futuro di intere generazioni. 
Perché?
Perché il TTIP può essere scritto con mano mercatistica (o, se volete, neoliberista) o dirigista (o, se volete, progressista).
Niente panico: adesso diamo un senso a questo scioglilingua.

"Scrivere il trattato in maniera mercatistica/neoliberista" significa pensare che compito delle istituzioni sia semplicemente quello di rimuovere gli ostacoli che permettono al Mercato di sviluppare tutto il suo potenziale. 
In questo momento, infatti, la vendita e lo scambio di beni e servizi tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea è resa difficoltosa o addirittura impossibile da diverse regole commerciali in tema di scambi e da diverse legislazioni in tema di mercato del lavoro, controllo di qualità e quant’altro. 
Secondo la più classica delle tesi neoliberiste, una volta liberato da questi vincoli, il mercato troverà in maniera autonoma “l’ottimo”: creerà cioè maggiore ricchezza e quindi maggior occupazione, salari più alti, beni e servizi migliori.
Il tutto ad un prezzo inferiore.

"Scrivere il trattato in maniera dirigista/progressista" significa mettere al centro un’idea di società che si vuole ottenere per mezzo del mercato. 
L’impostazione, che per comodità definiamo socialdemocratica, sarà dunque quella di dire che alcuni vincoli sono irrinunciabili e che – per esempio – per liberalizzare il mercato dell’auto è necessario e quindi imprescindibile garantire a monte di ogni cosa standard di sicurezza, di tutela dei lavoratori e di tutela dell’ambiente. 
Oppure (sempre per fare un altro esempio, in un campo che a noi italiani interessa molto) pretendere alcuni vincoli circa gli standard di qualità e le certezze rispetto all’indicazione geografica di produzione prima di garantire la libera circolazione di prodotti alimentari.
Senza volersi schierare va detto che entrambi i modelli hanno pro e contro, e d’altronde lo scontro tra neoliberisti e socialdemocratici è vecchio quasi come il mondo, sotto diversi appellativi.

L'unica cosa sicura nel merito, comunque, è che al momento non siamo ancora in grado di dire esattamente quale direzione stia prendendo il TTIP perché – come dicevo in premessa – siamo ben lungi dall’avere un testo preciso sul quale discutere.
Alcune voci (anche autorevoli come il premio Nobel Joseph Stiglitz), sono tuttavia contrarie "a priori", partendo dall'assunto che l'accordo non potrà che essere al ribasso, barattando cioé i diritti sull'altare del denaro.
Stiglitz ha infatti dichiarato: "Si tratta di un accordo la cui intenzione sarebbe di eliminare gli ostacoli al libero commercio. Tuttavia gli ostacoli al libero scambio sono le regole per la tutela dell'ambiente, della salute, dei consumatori, dei lavoratori". 

Altra cosa certa, ma questa volta sul piano formale, è che non sarà certamente Obama a firmare il TTIP: dovremo dunque attendere le Presidenziali USA del 2016 per raggiungere un accordo definitivo. 
E questo è un altro tema da non sottovalutare: avere un repubblicano o un democratico alla Casa Bianca può cambiare radicalmente le posizioni americane.

Domenico Cerabona 
@DomeCerabona 

Aggiungi un commento

I commenti su Tagli non sono soggetti a moderazione preventiva. La Redazione declina ogni responsabilità circa il loro contenuto, e si riserva il diritto di rimuoverli a propria assoluta e totale discrezione.
Tagli ribadisce pertanto che ogni opinione, accusa o illazione inviata nei commenti è sotto la responsabilità civile e penale dell'autore. La Redazione si riserva di fornire gli estremi dell'autore di ciascun commento ritenuto lesivo all'autorità giudiziaria.
Per maggiori informazioni, consulta la sezione Termini e condizioni di utilizzo.

Plain text

  • No HTML tags allowed.
  • Web page addresses and e-mail addresses turn into links automatically.
  • Lines and paragraphs break automatically.
CAPTCHA
This question is for testing whether or not you are a human visitor and to prevent automated spam submissions.