Nobel a Bob Dylan? Perfettamente logico: vi dimostro perché

Nobel a Bob Dylan? Perfettamente logico: vi dimostro perché

«Sono contrario all’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan perché Bob Dylan è un cantautore e un musicista e non un letterato o un poeta».
Quante volte abbiamo letto o sentito frasi simili, negli ultimi giorni? Tante, vero? Bene: sappiate che frasi come queste si basano su un presupposto sbagliato. 
«Come fai a dire che è sbagliato? È questione di opinioni». No, non è questione di opinioni. È questione di definizioni. Provo a dimostrarlo, partendo dal presupposto che non esistono arti maggiori (la poesia) e arti minori (la canzone).

Spegnete lo stereo. Aprite un libro (o una pagina internet) con i testi di Bob Dylan e iniziate a leggere. Scoperta: questi versi reggono perfettamente la lettura senza musica. Questo avviene per una ragione tecnica: sono costruiti secondo la tecnica (appunto) e le tecniche della poesia. E la poesia prevede una metrica - da rispettare come faceva Brassens, un altro cantautore i cui testi sono poesie, o da aggirare e sfidare, come fa lo stesso Bob Dylan -, una musicalità in grado di prescindere dalla musica e un ritmo in grado di prescindere da basso e batteria.

Provate ora a leggere i testi di cantautori non meno grandi di Bob Dylan: De Gregori, Fossati, in parte Guccini. Sorpresa: il giochino non funziona più. Il testo, se letto e non ascoltato, zoppica, non regge, ci sembra poca cosa. Facciamo un esempio, “La donna cannone”: sentite cosa dice lo stesso De Gregori al minuto 2'57" di questa intervista.

«Ma con la musica è un testo così bello, così poetico…»
Esatto: è un testo poetico. Non una poesia. 

A livello di qualità, Bob Dylan vale nei suoi testi (o poesie) tranquillamente un Gregory Corso o un Lawrence Ferlinghetti. Vi sareste scandalizzati per un Nobel a Corso? Vi scandalizzereste per un Nobel a Ferlinghetti?
«E De Andrè? Per lui niente Nobel? Per me, De Andrè è un poeta». De Andrè non è un poeta e non lo è mai stato. La prova? Quando De Andrè traduce Brassens, la traduzione smette di reggere la lettura senza musica. Provate con “Il Gorilla” o “Le Passanti” o qualsiasi altra canzone. Chiamare “poeta” De Andrè, straordinario scrittore di canzoni poetiche, è come chiamare “idraulico” uno che fa il falegname.

Non è un giudizio di valore: una bella canzone vale esattamente quanto una bella poesia. Ricordate la premessa: le arti minori non esistono; tutte le arti sono arti maggiori.

Andrea Donna

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