In morte di un balordo del Rock

In morte di un balordo del Rock
Pensavo che è ironico andarsene così, pochi giorni dopo il tuo settantesimo compleanno e nell'anno in cui festeggi quarant'anni di attività con una delle rock band più seminali di sempre.
È inoltre un bel paradosso, per una delle figure più bastarde che il mondo del rock abbia mai conosciuto, andarsene così.
La morte ha dovuto essere scomodata direttamente dato che la droga, l'alcol, gli eccessi e tutti gli altri agenti logoranti della vita da rocker proprio non riuscivano a fermarti o a portarti via.
Sembrava, anzi, che facessero da carburante catalizzatore. Si iniziava quasi a sospettare che fossi immortale finché i primi acciacchi non ti hanno costretto a sospendere alcune date.
 
In fondo, forse è giusto andarsene proprio adesso e così, dopo aver dato tutto dopo tanti anni. Dopo aver dato e lasciato in eredità una lezione di violenza sonora e di attitudine a generazioni di musicisti.
Dopo essere andato fino in fondo e averci restituito il midollo della primordialità del rock'n'roll, quel quid non meglio descrivibile che ti torce le budella e che non può, non può lasciarti indifferente. Come dicevi sempre: «Se non ti piace il rock'n'roll non è questione di gusti, il problema è solo tuo».
 
Dai primi passi coi Rocking Vickers ai tellurici Motörhead, passando per le psichedelie spaziali degli Hawkwind, un ragazzaccio senza numeri, figlio del brullo e coriaceo Galles, ha incarnato nel corso della sua pluriennale carriera la figura del rocker per eccellenza: niente fronzoli, zero compromessi, massimo volume e potenza di fuoco.
Ripercorrere tutte le tappe della sua carriera è una tentazione cui sfuggirò: la sua autobiografia La sottile linea bianca assolve perfettamente a tale compito, oltre a offrire una carrellata sul mondo del rock dai Beatles agli Slayer attraverso le sue pupille stanche, ma sempre fiammeggianti.
 
Inutile però girarci intorno, il suo nome resterà per sempre legato ai Motörhead dove ha speso quaranta dei suoi settant'anni.
Una band che ha riscritto le coordinate del rock tuffandolo nelle suggestioni rumorose e irruente del punk, spianando la strada all'emergere del fenomeno musicale che successivamente verrà canonizzato col nome di metal.
Trasversali come pochi, i Motörhead sono rimasti, nelle intenzioni del nostro, nient'altro che una rock band: «Good evening, we're Motörhead, we play rock'n'roll». Semplice, come lo senti e lo sperimenti sul tuo corpo. 
Semplice e diretto, come quel vecchio bastardo al basso.
 
Non ci rimane che mettere sul piatto un bel vinile, un cd nel lettore o un nastro nel mangiacassette - no, non facciamogli il torto di ascoltarlo nella pessima qualità audio di un mp3.
Scegliete quello che preferite e tirate al massimo il volume, come avrebbe fatto lui.
Non schiacciate ancora play, non ancora.
Versatevi due dita di whisky, una buona birra o un bicchiere di vino non troppo ricercato.
Schiacciate play adesso.
Levate il calice. Lasciatevi andare.
Glorificate il rock'n'roll!
 
 
doc. NEMO
 
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