Mondiali di sci a Beaver Creek – Cos'è successo nella prima settimana

Mondiali di sci a Beaver Creek – cos'è successo nella prima settimana

Al termine di una settimana in cui si è completato il programma per le discipline veloci, sui Mondiali di sci cala il sipario che segna però soltanto la fine del primo atto, un momento di quiete tipico delle rassegne sportive in cui la competizione si arresta e già si prepara a ciò che verrà.
Siamo negli Stati Uniti d’America, in Colorado e più precisamente a Beaver Creek, ed è il martedì della seconda settimana: due giorni fa è terminata la prima fase della competizione, quella che vedeva gareggiare i mostri sacri della velocità (uomini e donne capaci di sfrecciare oltre i cento all’ora con soltanto due sci ai piedi) nelle prove di Discesa Libera, Super Gigante e della Combinata.

Prima di addentrarci in qualsiasi analisi, è bene premettere che un mondiale di sci alpino è una delle competizioni più difficili da preparare e da disputare, soprattutto quando si tratta delle discipline veloci: la discesa e il supergigante si disputano su tracciati molto lunghi e agli atleti non viene richiesto il doppio sforzo di una prima e una seconda manche.
Questo “risparmio di energie” impone però che a ogni sciatore/trice sia assegnata soltanto una possibilità, un unico colpo a disposizione per centrare il bersaglio, ovvero la medaglia.
Ogni disciplina, in realtà, vede gli atleti prepararsi nei giorni che precedono la gara nelle prove cronometrate, ma non si può dire che sia la stessa cosa: se è vero che in alta montagna le condizioni possono cambiare da un’ora all’altra, si può immaginare cosa possa succedere da un giorno a un altro.
Clima, neve, condizioni della luce, tutto può modificarsi in brevissimo tempo cambiando completamente le condizioni di gara per gli atleti.

E comunque, tutto questo tempo per prepararsi prima in realtà non c’è: fino alla settimana prima gli sciatori sono impegnati nel circuito di Coppa del Mondo, una competizione che assomiglia molto al circuito tennistico – ogni settimana una tappa in una località sciistica dove sono previste gare su diverse specialità ­ e che impegna gli atleti da fine ottobre (la stagione si apre sempre a Sölden, in Austria) fino a metà marzo.
Se la Coppa del Mondo è paragonabile a un campionato, con gli sciatori che si sfidano settimana dopo settimana convivendo con infortuni, picchi di forma e momenti no, i Mondiali sono una gara singola, secca, e non trovano un vero e proprio parallelo nel mondo dello sport se non, forse, nei Mondiali di atletica.
È una competizione particolare in cui i valori in pista in un certo senso si livellano: non è detto che i migliori in assoluto riescano a prevalere e anzi succede spesso che emerga il medagliato occasionale, l’onesto mestierante che imbrocca la gara della vita e si conquista una medaglia.

Questo non significa che si parta realmente tutti alla pari: esistono dei favoriti e su di loro ricade tutta la pressione ­ emotiva, mediatica ­ di dover vincere una medaglia che magari rincorrono da anni. I mondiali si tengono ogni due anni e non è detto che ci si arrivi sempre al massimo della forma.
Si tratta quindi di un format speciale, da esame di maturità: l’impegno dei 5 anni conta, ma conta essere nel mood giusto proprio quel giorno.
Fortuna, talento e costanza, di tutto un po’ perché le sorprese sono sempre dietro l’angolo; ed è proprio quello che è successo in questa edizione.
Ma procediamo con ordine:

SUPER GIGANTE DONNE: LE TRE CAMPIONESSE
È stata la prima gara del mondiale, martedì 3 febbraio, e probabilmente la migliore di questa prima parte.
Lo sci femminile ha una protagonista indiscussa, Lindsey Vonn, la sciatrice che ha recentemente superato il record di Annemarie Moser-Pröll di 62 vittorie in coppa del mondo ritoccandolo fino a quota 64.

La Vonn è un vera e propria star internazionale: oltre a essere un vero fenomeno (vince in ogni specialità), è una bellissima ragazza, ha una relazione con lo sportivo più ricco del mondo (il golfista Tiger Woods) ed è, se non l’ho già detto, una campionessa incredibile: al rientro da due infortuni molto seri al ginocchio destro, a dicembre 2014 vinse già alla seconda gara. La Vonn è una di quelle per cui ci si interroga sull’epiteto di GOAT (Greatest of all time).

Accanto a lei, altre due grandi campionesse, le ultime due vincitrici della CdM: Tina Maze e Anna Fenninger (foto), e, in seconda battuta, altre sciatrici molto forti, in grado di piazzare la zampata in ogni gara: la svizzera Gut, l’austriaca Goergl (al top però già qualche anno fa), la statunitense Mancuso, una specialista da “gare secche” visto che ha più medaglie mondiali/olimpiche che vittorie in CdM.

Il Super G ha ampiamente rispettato le attese di competitività e suspance, con tre favorite che si sono prese il podio in un ordine (parzialmente) sorprendente: la Vonn, che gioca in casa (è americana, il cognome è dell’ex marito) terza, seconda la Maze, e vittoria alla Fenninger.
Al quarto posto la solita outsider (un solo podio in CdM, ma quest’anno sempre tra la quarta e l’ottava posizione), Cornelia Hütter, staccata di 11 centesimi dal terzo posto; le altre mezzo sec. più indietro.
Prima italiana, Irene Curtoni, decima a 1.68 dalla Maze.

SUPER G UOMINI: VINCE REICHELT, PAZZESCO SVINDAL
Quello che per le donne è la Vonn, per gli uomini è Marcel Hirscher, il dominatore delle ultime tre stagioni di CdM e leader anche quest’anno.
Hirscher però non è uno specialista delle discipline veloci, dove spiccano invece il norvegese Jansrud, l’italiano Paris e gli austriaci Reichelt e Mayer ­(c’è sempre un Mayer/Maier nello sci austriaco, rassegnatevi).

Ha vinto una vecchia volpe, Reichelt (35 anni quest’anno), con Jansrud e Mayer quarti a parimerito; Paris nelle retrovie, sul podio i due carneadi: Dustin Cook e Adrien Theaux (lui un po’ meno carneade).

La gara passa alla storia per il risultato di Aksel Lund Svindal, operato al tendine d’achille 109 giorni prima e 6° in SuperG, a 13/100 dal podio e per l’infortunio occorso a Bode Miller: il vecchio yankee, medaglia di bronzo a Sochi l’anno scorso (a 36 anni, record) ma operato d’ernia a novembre, cade quand’era al comando riportando un taglio al polpaccio suturato con ben 50 punti.

DISCESA DONNE: LINDSEY, DOVE SEI?
Anche qui, ci si aspetta la Vonn (vincitrice di 6 delle ultime 7 coppette di specialità), ma vince Tina Maze, con la Fenninger seconda.
Terza la Gut, soltanto quinta la Vonn, a più di un secondo dalla vincitrice.
Lindsey, non ci siamo.

DISCESA UOMINI: KUENG, CHI ERA COSTUI?
I nomi dei favoriti sono gli stessi del Super G: Jansrud e Paris, insieme al francese Fayed, all’americano Nyman e allo svizzero Feuz.
E invece, per via di una gara condizionata dal vento, vince uno svizzero, Kueng, davanti allo statunitense che non ti aspetti Ganong (3 vittorie in due in CdM) e a Feuz.
Gli italiani? Malissimo: Paris è 21° a 1.94.
Jansrud fallisce anche lui, 15°.
Svindal ripete il miracolo e si qualifica sesto, a 14/100 dal podio.

COMBINATA UOMINI: UNA GARA PER CAMPIONISSIMI
La combinata è una gara particolare, prima manche in discesa e seconda in slalom. Difficile stabilire un favorito, dato che se ne disputano poche durante l’anno.

Un discesista puro/uno slalomista puro o un polivalente? Nel dubbio, la classifica finale vede soltanto dei campionissimi nelle prime posizioni: vince Hirscher – però avvantaggiato dalla spaventosa caduta dello slovacco Bank (foto) che consente all’austriaco di arrivare 30° in discesa e partire così per primo in slalom (dove sfrutta una pista pressoché perfetta) –, autore di una manche grandiosa in slalom, secondo Jansrud, che si rifà per le delusioni delle gare veloci, terzo l’immarcescibile Ted Ligety, che però è un gigantista.
Quarto un discesista, Baumann, quinto un altro gigantista, Pinturault.
Paris 10°, a conclusione di un mondiale estremamente deludente.

COMBINATA DONNE: “LA MAZE VINCEREBBE ANCHE A TRE SETTE”
La Vonn completa una settimana da incubo (per lei, ché per i comuni mortali un bronzo mondiale non è da buttare via) inforcando in slalom e finendo in lacrime.
Vince ancora Maze, che sfrutta il tracciato nello slalom del suo tecnico Ghirardi e si porta a casa la seconda medaglia d’oro di questa rassegna iridata.
Questa volta non c’è la Fenninger a farle compagnia (si sarà sentita sola), ma le austriache Nicole Hosp (campionessa di qualche stagione orsono) e la Kirchgasser.
Da sottolineare il quarto posto della solita Fenninger, che recupera una discesa non eccezionale con un’eccellente prova in slalom.

CONCLUSIONI E COSA CI ASPETTA NEI PROSSIMI GIORNI
La prima parte del mondiale è stata segnata, nello sci femminile, dalla debacle di Lindsey Vonn, che però ai Mondiali non vince un oro dal 2009, al trionfo di Tina Maze (foto sotto), che ha ottenuto per ora un argento e due ori. Ottima la Fenninger (oro e argento).
Restano le prove di Gigante e Slalom Speciale, dove la stessa Fenninger e la Maze diranno, come si suol dire, la loro (la Fenninger è la campionessa di gigante in carica).

In gigante le favorite sono l’austriaca Brem, leader di specialità quest’anno, Anna Fenninger e Mikaela Schiffrin.
Per le italiane soltanto la Brignone, ex vice-campionessa del mondo nel 2011 sembra avere qualche possibilità.
Nello slalom la classifica di specialità recita Hansdotter, Schiffrin, Maze nello spazio di 46 punti, mentre le altre sono ben distanziate. E considerando la forma della Maze, che la Schiffrin a neanche 20 anni ha già 11 vittorie in slalom, e che la Hansdotter in 6 prove non è ancora sceso sotto il 4° posto … fate voi.
Se la Maze andasse a medaglia nelle due discipline, eguaglierebbe il record di Lasse Kjus, ottenuto proprio qui ai mondiali del 1999, quando vinse 5 medaglie (2 ori e 3 argenti).

Per gli uomini, raccontato del miracolo di Svindal e dell’infortunio di Miller, si devono registrare da una parte gli insuccessi di Paris, grande favorito delle discipline veloci, e dall’altra il probabile avvento del dominio hirscheriano. Hirscher è leader in gigante, dove su 5 gare ha, come peggior risultato, il terzo posto, ed è secondo in slalom speciale dietro al tedesco Neureuther (che ha gli stessi risultati dell’Hirscher gigantista in slalom: peggior risultato, 3° posto).
C’è anche un italiano tra i favoriti, Stefano Gross, già vincitore ad Adelboden.
In gigante, occhio a Ligety e Pinturault, e, se volessimo raccontare una bella storia al termine di questi mondiali, all’eterno Benni Raich, 37enne austriaco, un autentico fenomeno in queste discipline e sesto quest’anno nella classifica di gigante. 

Maurizio Riguzzi
@twitTagli 

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