Mi sono stufata delle foto dei profughi (perché sento di doverlo ad Aylan)

Mi sono stufata delle foto dei profughi (perché sento di doverlo ad Aylan)

Stamattina ho in mente questa immagine. È in rete, nei post indignati su Facebook, sulle copertine dei giornali. Ovunque. Accostata a slogan più o meno efficaci, ad articoli di cordoglio, a dibattiti sull’uso dell’immagine e sulla necessità di innovare il diritto di asilo.
Quasi che fossero due problemi in qualche modo accomunati: si tratta di scegliere la faccia con cui la cultura occidentale vuole presentarsi al resto del mondo, in effetti, in entrambi i casi.

È una foto che in questi giorni, se hai un pc, una tv o l’abitudine di uscire di casa, hai visto per forza.
C’è questo piccolo profugo siriano.
Morto.
A faccia in giù. Meglio, così si può fotografarlo e sbatterlo in prima pagina certi di non aver violato alcuna regola sulla protezione dell’identità dei minori.
Questo bambino è a faccia in giù, nella terra. Morto, appunto, annegato. Le onde lo hanno romanticamente portato a riva, e così una mattina, tra le conchiglie, qualcuno lo ha trovato. Qualcuno lo ha fotografato. Qualcun altro lo ha messo su un manifesto.
Non si vede la sua faccia. Ha addosso dei vestiti, scelti in base a un qualche criterio dalla persona che glieli ha comprati – forse erano gli abiti più adatti a proteggerlo dal freddo della notte, su quella barca, doveva affrontare un lungo viaggio.
Ha le unghie sporche bene in vista. La sua pelle probabilmente ha cambiato colore e consistenza, è stata immersa in acqua salata per molte ore. 
Però non ha ancora un’identità precisa, è soltanto un’immagine. E noi dobbiamo assolutamente capire chi era, questo bambino.

Come Occidente abbiamo il dovere di testimoniare, di andare a pescare anche la sua storia e di raccontarla al mondo. Che serva da monito, che smuova le coscienze.
Partono le ricerche. Ottawa news intervista la zia, che ci ha raccontato la sua storia. Scopriamo che il bambino si chiamava Aylan, che aveva tre anni, che la sua famiglia era curda e scappava da Kobane. Sappiamo che il Canada aveva respinto la regolare richiesta di asilo avanzata dai suoi genitori.
Huffington Post Italia prontamente rilancia l’intervista.
Ci sono due belle foto a corredo dell’articolo: Aylan con il fratellino Galip, morto anche lui nel mare. Sorridenti, insieme a un pupazzo che a momenti è più grosso di loro.
Ed è qui che parte la mia incazzatura. Radicale. Così forte che devo smettere di fare quello che stavo facendo e mettermi a scrivere per capire cosa mi disturbi tanto.

Non esiste forse un diritto di cronaca? Non è forse giusto tentare di colpire l’opinione pubblica con questa immagine così potente? Raccontare questa storia non può forse servire a convincere i populisti della necessità di un approccio più maturo al problema dell’immigrazione? Non lo dobbiamo forse ad Aylan? Non si merita una condivisione sulla bacheca e cinque minuti del pensiero di tutti noi?
Beh, no. No e no.
Quello che dobbiamo ad Aylan, a parer mio, è mettere sulla copertina dei nostri giornali altre immagini e altre notizie.

La foto degli intellettuali che hanno deciso di intervenire in Libia per deporre Gheddafi, per esempio. La spiegazione di quella scelta, la descrizione delle attuali attività diplomatiche in corso nel Paese. Qualche cenno al signor Assad, pare che di lui tutti si siano dimenticati. Mi piacerebbe molto conoscere la sua storia, sapere chi lo ha appoggiato nella sua corsa al potere, quali sono i poteri politici ed economici occidentali che lo hanno sostenuto negli anni, di quali (eventuali?) appoggi goda attualmente.
Vorrei qualcuno che mi parlasse della Turchia e del suo atteggiamento ambiguo nei confronti dello Stato Islamico. E questo qualcuno mi piacerebbe che fosse non un reporter, ma un diplomatico, un ministro degli esteri, un parlamentare.
Gente chiamata a prendere delle decisioni, per intenderci; gente che in teoria ha la responsabilità di fronteggiare i fenomeni dell’attualità adottando determinate strategie. Le semplici descrizioni non mi bastano più: voglio qualcuno che mi dica “Abbiamo scelto di agire così perché… motivo 1, motivo 2, motivo 3”.
Così potrei votare qualcuno con un progetto di gestione dei flussi migratori, magari pure coerente con le mie idee. Sento di doverlo ad Aylan. Come sento di dovergli un altro po' di cose.

Mi piacerebbe che sulle prime pagine dei giornali ci fosse l'elenco delle industrie che ancora oggi, grazie ad accordi capestro con i fragili/corrotti "governi" locali, si avvantaggiano della situazione di instabilità nel Medio Oriente. Vorrei vedere le facce di quegli imprenditori. Sapere se quando faccio la spesa finanzio per caso qualcuno di questi signori.
Così potrei evitare questi acquisti. 
Vorrei che qualche giornalista incalzasse i politici con vere domande. 

A me non interessa sapere chi era Aylan. Mi interessa già di più sapere perché suo padre, dopo aver tentato le vie legali, sia stato costretto a intraprendere un viaggio simile. Capire da cosa scappava. Ma anche questo non mi basta.
Io voglio sapere perché gli strumenti del diritto occidentale non stanno funzionando. Voglio sapere se abbiamo delle alternative a quelle attuali. Quali sono i pro e i contro.
E non mi basta che mi si dica “la Merkel non vuole i profughi” un giorno e “la Merkel ha aperto le porte ai siriani” il giorno dopo. Voglio che mi si dica perché. Cosa le ha fatto cambiare idea. Perché non lo facciamo anche noi.
Voglio capirci qualcosa di più, perché, in quanto semplice cittadina, non ho da sola le competenze necessarie per darmi delle risposte e vorrei una classe intellettuale e politica in grado di offrirmele.

Per esempio mi piacerebbe leggere su un quotidiano a grande tiratura, attendibile e autorevole, qualcuno che si prenda la responsabilità di elencarmi le ragioni per cui non stiamo combattendo seriamente lo Stato Islamico ma abbiamo bombardato l'Afghanistan o l’Iraq.
Perché mi piacerebbe risolvere questa disequazione: un attacco alla sede del WTO giustifica un intervento militare in piena regola, è un attentato all’intero Occidente che, di fronte ai grattacieli fumanti, organizza nel giro di poche settimane una risposta militare significativa; invece, la distruzione di Palmira e di altri siti archeologici, demoliti proprio in quanto simbolo della cultura occidentale o comunque non islamica, non è una minaccia tanto seria da giustificare un attacco frontale allo Stato Islamico – che peraltro, a differenza dei terroristi, è un interlocutore reale, chiaramente identificabile, che non si fa tanti scrupoli nel dichiararci guerra ogni giorno con ogni mezzo.

In pratica: se i terroristi attaccano l'identità capitalista dell'occidente, sono un'inderogabile minaccia e dobbiamo intervenire in fretta, senza troppa ponderazione. Se invece uccidono chi non la pensa esattamente come loro, devastano i simboli culturali e archeologici dell'identità occidentale e costringono alla fuga ampi strati della popolazione locale, possiamo prenderci il lusso di stare a guardare e ad aspettare.
Mi piacerebbe che qualche giornalista chiedesse ai politici di dare una lettura dei fatti, di offrirci delle risposte un attimino più complesse di "modifichiamo il diritto di asilo", perché stiamo a parlare degli effetti e non delle cause. Mi piacerebbe davvero.
Mi piacerebbe che la foto di Aylan morto non fosse su tutti i giornali. Perché quello non è Aylan. È Aylan morto annegato.

Il mio contatto più stretto con la morte risale a circa tre anni fa: ho perso mia madre. È morta a casa sua, dopo una lunga agonia.
Come da manuale, l’abbiamo esposta in una camera ardente. Ricordo ancora la mia vergogna nel mostrare mia madre morta a tutti coloro che avessero voluto guardarla. Mia madre non come le piaceva mostrarsi: non con i suoi splendidi ricci biondi messi in piega, non con addosso uno dei suoi vestiti preferiti, non con i suoi lineamenti di sempre.
Mia madre morta. Con le sue labbra ferite a sangue dagli spasmi del dolore. Con le occhiaie. Con i capelli radi, ingrigiti, tagliati corti, deturpati dalla chemioterapia.
Mia madre con addosso un completo che non le piaceva, ma era dignitoso e facile da infilare nonostante i tubi e tubicini attaccati al suo corpo e il rigormortis. Con una sciarpa regalatale da una sua amata amica, con ai piedi le scarpe che ci scambiavamo di più.
Non sono stata io a comporla per la bara. In quei momenti ero sconvolta. Ricordo di essere uscita di casa, dopo la sua morte, e di esservi rientrata qualche ora dopo. L’ho trovata già pronta, nella bara. Fredda. La pelle bianca come te la fa la morte.
Mia zia l’aveva truccata un minimo. Per non mostrarla nuda e cruda ai suoi amici e parenti. Per darle quel decoroso rispetto che avrebbe voluto. Ricordo di aver notato il lucidalabbra: glielo tolsi. Mia madre lo odiava. Lo sostituii con un bel rossetto color carne.
Questo espediente non servì a placare una sensazione, che definirei di vergogna.

Non sopportavo che chiunque potesse entrare in quella stanza e guardare mia madre in quelle condizioni, e riconoscere in quel corpo proprio lei. Lei che non era più quel corpo. Lei che era stata molto più che una malata di cancro, e ora era impietosamente ridotta a un fantasma dentro a una bara, costretta a farsi guardare senza poter selezionare il suo pubblico, senza poter celare le proprie sofferenze passate, senza poter scegliere come presentarsi al prossimo.
Ho sofferto molto, quanto hanno inchiodato la sua bara. Ma di una cosa ero felice. Finalmente nessuno avrebbe più potuto guardarla così, morta. 
Era come se potesse tornare viva, almeno nel ricordo e nell’immaginazione di chi la amava. Bella, come era e come voleva essere.

Guardando la foto di Aylan, ho provato la stessa, identica sensazione di vergogna. Mi sono chiesta che diritto avessi di guardare la schiena e le mani di un bambino sconosciuto, che non era mio figlio né mio fratello. Poteva esserlo; ma non lo era.
Io non ho mai conosciuto Aylan, la sua storia non mi appartiene, non ho alcun diritto di appropriarmene per vedere in lui il simbolo della sconfitta della mia civiltà.
Non ho il diritto di guardare il suo corpicino esanime sulla spiaggia. Posso, invece, smettere di leggere i giornali pigramente chiusi sull’oggettività delle notizie. Posso cercare delle spiegazioni al perché dell’emigrazione di massa. Posso pretendere dai politici del mio paese delle interpretazioni, delle risposte e delle decisioni. Questo è un mio diritto, ed è ora che lo rivendichi con forza. Lo devo ad Aylan.

Irene Moccia
@twitTagli 

Commenti

Davvero abbiamo bisogno di un

Davvero abbiamo bisogno di un immagine per renderci conto che c'è una catastrofe umanitaria in atto?
Non sono forse morte centinaia di migliaia di persone, in Siria, negli ultimi tre anni?
Davvero non sapevamo nulla di Kobane, da un anno sotto assedio?
Era proprio necessaria quella foto per scoprirlo?
No, secondo me no.
Un saluto

Ti faccio un paio di esempi

Ti faccio un paio di esempi abbastanza banali, ma significativi: abbiamo bisogno di documentari sui leoni, elefanti e giraffe e la cocacola ha ancora bisogno di farsi pubblicita'?

Chi non ha, ormai, visto decine di documentari? Chi non conosce la cocacola? Se qualcuno non e' in grado di ragionare su un esempio cosi' banale puo' evitare di proseguire la lettura del resto del commento.

La storia della fotografia di reportage, con particolare riferimento al reportage di guerra, ha fatto conoscere realta', in modo nudo e crudo.

Chi non conosceva l'entita' della seconda guerra mondiale mentre era in corso? Che bisogno c'era delle foto di Capa dello sbarco in Normandia? E cosi' via.

Quella foto serve. E' cruda, dura, tutti gli aggettivi che volete, ma quella foto ha una funzione esemplare: racconta.

E raccontare certi misfatti dell'umanita' non e' mai abbastanza, ma se per qualcuno lo e', puo' evitare di leggere.

Sempre il fotografo di cui sopra.

L'idea di servirmi di un

L'idea di servirmi di un morto come potrei servirmi di uno spot pubblicitario, non riesco ad accettarla, mi spiace.
Quel bambino non è una bottiglietta di coca-cola. Non è neanche una giraffa. E' una persona. Ed è morto, questo per me è il confine, il fatto che sia la foto di un bambino morto.

Dopodichè: io non dico che si debba evitare di leggere, il titolo è chiaro. Sono STUFA di leggere, anzi di NON leggere, articoli che affrontino concretamente il problema della Siria. La stampa non ha soltanto il dovere di raccontare come un muto testimone ciò che accade. La stampa deve servire a costringere i potenti a rendere conto delle proprie azioni di fronte all'opinione pubblica (sì, sono una povera illusa). E scusami, ma far vedere quella foto non equivale a incalzare un ministro con delle vere domande. Non equivale a pretendere delle risposte. Io rivendico il mio diritto a leggere qualcosa di più, non a leggere qualcosa di meno. La notizia non è che quel bambino è sulla spiaggia, la notizia è che quel bambino è morto per colpa di una guerra.
Dal mio punto di vista è indecente che ci si preoccupi di raccontarci cosa farà suo padre adesso e non cosa sta succedendo a Kobane, perché il Canada rifiuta i rifugiati curdi e che cazzo sta facendo la Turchia.

E sì, raccontare certi fatti senza proporre delle soluzioni, per me è abbastanza. Ne ho abbastanza. Pretendo di più.

Sappiamo, ma ormai nella

Sappiamo, ma ormai nella nostra società fino a quando NON VEDIAMO, possiamo leggere "sapere" finché vogliamo, ma in realtà no, non sappiamo. Siamo stati raggiunti da uno dei tanti flussi di informazioni che ci bombardano quotidianamente, ma è già stato archiviato.
Perdonami l'accostamento, su cui probabilmente avrai da ridire ma ... oggi quello che non è selfato, fotografato e sopratutto mostrato ed ostentato, semplicemente non c'è. E allora, se per non voltarci ancora una volta di fronte a questo dramma, per mettere in risalto queste storie, che lui in qualche modo racchiude tutte, serve la foto del piccolo bimbo siriano io dico .. "ben venga" questa foto.

Palmira simbolo della cultura

Palmira simbolo della cultura e identità occidentale?! guarda, da siriano ti dico che, tra le tante boiate che hai scritto, questa è la più clamorosa.

Ma andiamo oltre. Sempre da siriano ti spiego un paio di cosette rapide rapide: lo "Stato Islamico" è una creazione USA in una strategia della tensione volta a destabilizzare il Medio Oriente e gestirne le risorse petrolifere e gli equilibri geopolitici a lungo termine. Guarda ad esempio il prezzo del petrolio: ti ricordi che costava "100 euro al barile" 3 anni fa? adesso costa esattamente la metà. Da 3 anni, infatti, ISIS controlla il territorio sirio-iracheno in cui è presente un bel giacimento da cui viene estratto ed esportato petrolio a costo zero. Per non parlare dello scacco geopolitico in cui è tenuta l'arabia saudita.

Un metodo conveniente per quello che tu chiami Occidente per uscire dalla crisi economica degli ultimi anni e pagare i miliardi di debito pubblico.

Ciò può permetterci di continuare a vivere la nostra vita agiata e provare fastidio alla vista di bambini morti.

Due cose.

Due cose.

Uno. Sì, Palmira io la considero un simbolo della cultura occidentale. Deliberatamente distrutto in quanto tale, in quanto non islamico. Quei templi, da siriano lo saprai meglio di me, erano costruiti sul modello di una valle dei templi greca, dedicati a divinità locali. Quella città è stata un crocevia di culture, ed è stato distrutto per questo. Perché ogni cultura non islamica, per l'IS, deve essere distrutta.
Inoltre quelle immagini hanno fatto il giro del mondo. Insieme a proclami quali "distruggeremo Roma". Io non sono necessariamente a favore di un intervento militare. Ma vorrei che qualcuno mi spiegasse perché affermazioni quotidiane dell'IS contro la mia cultura possono essere tollerate più di un attacco al WTO. E vorrei che me lo spiegasse un politico.

Due. Le tue affermazioni sono interessanti. Non è che mi servissero delle spiegazioni rapide rapide. E' evidente che c'è qualcuno dietro all'IS. Che questo qualcuno siano gli USA, è possibilissimo. Che il petrolio ora costi molto meno a causa della guerra in Siria, pure. Però, proprio per questo: non ti piacerebbe che i giornali ne parlassero? Non credi che anziché sbattere quel bambino in prima pagina sarebbe carino che ci dicessero perché nessuno ha appoggiato la resistenza curda a Kobane? Magari no. Io, invece, anzichè scoprire queste teorie da te, in un commento su un blog, senza uno straccio di fonte, preferirei che qualcuno si assumesse la responsabilità di spiegarmi cosa sta succedendo, anzichè raccontarmi la vita di Aylan. Magari, se anzichè twittare quella foto, tutti noi pretendessimo dalla stampa e soprattutto dalla politica di capire PERCHE' sta succedendo tutto questo, se smettessimo di commiserare i profughi ed esigessimo di più, magari - e sottolineo, magari - dello scacco geopolitoc in cui è tenuta l'Arabia leggeremmo su Repubblica.
E magari potremmo addirittura smettere di sostenere i poteri occidentali - politici ed economici - che tante responsabilità hanno nella fuga di centinaia di migliaia di persone dalle loro case.

Credo che la stampa debba aiutare a capire, ma soprattutto che debba essere il cane da guardia del potere. E sì, quella foto mi dà fastidio, anche perché guardarla non mi consente di fare nulla per aiutare i molti bambini che oggi e domani saranno in mare.

Un saluto.

L'importanza della nostra cultura per un medio orientale

Cosa vuoi che glie ne freghi ad un siriano (per di più islamico) dell'immagine di un bambino morto...
L'importante è continuare a sparare su una "civiltà" che odia, ma nella quale, GUARDA IL CASO... ogni medio orientale, vorrebbe abitare.
Cioè, da una parte, per loro, fa figo sparare sempre sugli USA, non avendo capito che dietro ad un piano economico congegnato così bene... MINIMO c'è la NOMENCLATURA ECONOMICA DI TUTTO L'OCCIDENTE! e NON solo quella degli Stati Uniti... Questo BASTA GIA' a catalogare la preparazione di uno che si dice siriano (ma può benissimo nascondere l'identità di un sinistroso radicalchic anti-americano ad oltranza), e poi non conosce (come tutti gli islamici, d'altr'onde) la storia archeologica del suo paese!
I bambini morti affogati in mare, sono al 90% figli di altre famiglie, che li hanno affidati fiduciosi a persone senza scrupolo che avevano promesso loro di portarli ad un futuro migliore... BASTARDI! COSA CREDETE, CHE NON ABBIAMO CAPITO LO SFRUTTAMENTO CHE NE FATE COME IMMAGINE PIETOSA PER GIUSTIFICARE LA VOSTRA INVASIONE?
E chi vi da tutti questi soldi (3/4000 dollari) per intraprendere i "viaggi della speranza", come li chiamano nei vostri paesi?
Cosa volete che importi ad una persona che ha messo al mondo un figlio senza tenere conto delle condizioni economiche e sociali del suo paese?
Cosa gli frega ad un abitante di un villaggio di capanne di sterco di avere una bocca in più da sfamare, quando per loro, l'unico divertimento serale è fare qualche mano con la femmina di turno?
DOVETE SFORZARVI DI CAPIRE: nei loro paesi... fare figli è come "buttare la pastura" per il pescatore: il pescatore SPERA di di attirare il pesce... loro SPERANO il figlio sopravviva, in qualche modo, per aiutarli a migliorare il loro tenore di vita!
Aggiungete a questo, un forte sentimento fatalista rispetto ad ogni difficoltà della vita... E ARRIVERETE A CAPIRE PERCHE' su loro non incida così tanto, come incide a noi nella nostra cultura, la perdita di un figlio...
Si, signori! Perchè è questa la realtà: "E' MORTO UN FIGLIO? PAZIENZA, PROVIAMO A METTERNE AL MONDO UN ALTRO!"
Se non CAPIAMO questo grosso salto di comportamento culturale/sociale... non capiremo mai i danni che abbiamo fatto cercando di ESPORTARE la nostra "civiltà" fra popoli che avevano già LA LORO radicata da secoli...
Per noi, l'immagine di un bambino riverso in acqua, muove un empatia alimentata da una cultura che da secoli mette al primo posto il VALORE DELLA PERSONA sopra ogni altra cosa...
Loro, hanno una scala di valori TALMENTE LONTANA da questa, che per loro - chiunque sia a pagarli, non importa - SGOZZARE UNA PERSONA, NON E' NE' PIU' E NE' MENO CHE FARLO CON UN ANIMALE DA MACELLO!
Dite che esagero? Allora sentite questa: IO forse ce la farei, messo in circostanze di sopravvivenza estreme (mors tua, vita mea), a SPARARE - da lontano - ad una persona che SO avere intenzione di farmi del male.... MA SONO SICURO CHE NON RIUSCIREI MAI A TAGLIARE LA GOLA DI UN UOMO, LEGATO MANI E PIEDI CHE NON PUO' DIFENDERSI, NEMMENO SE LO AVESSI VISTO POCO PRIMA, STERMINARE LA MIA FAMIGLIA CON LE SUE MANI!
Questo ci rende differenti dagli islamici: secoli di cultura umanistica e di Pietas cristiana per la figura che più è misteriosa al mondo: L'UOMO.
Per loro, l'uomo non è che un tassello nella schiavitù imposta da un furbacchione di commerciante 1400 anni fa circa.
QUESTA MENTALITA' sfruttano i potenti della terra per tenere in scacco milioni di persone e intere nazioni....
Ma non sono SOLO GLI USA, no,no,no,no,no,NO!
E non è nemmeno la cultura cristiana, come i potenti da secoli vogliono fargli credere, a minacciarli: anzi, il POTERE SA che: il giorno in cui tutto l'islam, aprisse gli occhi e si accorgesse che tutto ciò in cui loro hanno creduto per secoli E' FALSO! Inventato da un uomo assetato di ricchezza! Che, come i potenti di oggi, AVEVA BISOGNO DI SOTTOMETTERE tutti coloro che ostacolavano la sua ASCESA AL POTERE... ebbene dicevo, TUTTA la propaganda che hanno messo in piedi grazie a questa meravigliosa ideologia musulmana, NON SERVIREBBE PIU' A FARLI AGIRE COME STANNO FACENDO ORA, al servizio degli interessi economici.
I potenti della terra, dovrebbero inventarsi qualche cosa d'altro... che serva a contrastare ciò che è GIUSTO e BUONO, ciò che è A DIFESA DELLA VITA UMANA e contro ai PURI INTERESSI MATERIALI...
Ma per ora, l'islam fa molto comodo... MEGLIO SFUTTARLO FINO IN FONDO, per abbattere i propri nemici...
Studiate, prima di scrivere: le notizie da sole, non hanno valore senza analizzare il contesto nelle quali vengono date... nonostante siano VERIFICATE!!!

Beh, no.

Beh, no.
Non è solo grazie a questa foto.Non è che ci siamo svegliati ieri mattina e abbiamo scoperto una novità clamorosa. Io queste domande me le facevo già prima, perché sono tre anni che in Siria c'è una guerra civile, e anche se non vengono sbattuti in prima pagina sono già morte tantissime persone. Ho letto decine di reportage sull'argomento.
Non credo che questa immagine fosse così necessaria.
Un saluto

Quindi, in sostanza, si puo'

Quindi, in sostanza, si puo' dimostrare che esiste un numero massimo di fotografie, o articoli, o quant'altro, per raccontare un fatto. Superato quel numero niente e' piu' necessario.

Ma dai...

Ancora il fotografo

No, non è questione di porsi

No, non è questione di porsi un valore numerico come limite massimo di fotografie.
E' questione di porre un limite qualitativo: di chiedersi se sia giusto oppure no raccontare il conflitto in Siria con il cadavere di un bambino sulla spiaggia.

Secondo me per raccontare un naufragio non è affatto necessario mostrare il corpo morto di un bambino. Ci sono altre immagini e molte parole per farlo.

Secondo te i populisti guardando quella foto hanno cambiato idea sull'immigrazione? Io non credo. Dubito che Salvini abbia perso consensi elettorali, in queste ore. Quella foto non ha scosso nessuna coscienza, perché nessuno è sceso in piazza a manifestare davanti alla Farnesina per chiedere al nostro Ministro degli Esteri di accogliere tutti i profughi come ha fatto la Merkel, non ci sono appelli sui giornali, la nostra vita va avanti esattamente come prima.

Certo che dobbiamo continuare a raccontare questo fatto. Ma il fatto non è che c'era un corpo sulla spiaggia: il fatto è che questa famiglia scappa da una guerra. E le cause di questa guerra ci riguardano. Ma non le trattiamo.
Questo, intendevo.

Guarda che nessun racconto,

Guarda che nessun racconto, per quanto crudo ed efficace, automaticamente smuove le masse (fosse cosi', sparirebbero tante porcate solo grazie agli editoriali di Travaglio), e nessuno (tantomeno il sottoscritto) sostiene il contrario, ma il racconto ci deve essere.

La questione che riguarda il "come" raccontare, beh...ognuno ha la propria sensibilita' e su questo non c'e' margine di discussione; e' sempre capitata, e capitera' sempre, la polemica sulla pubblicabilita' o meno di certi racconti (non sei di certo la prima).

Rimane il fatto che il gia' citato Capa, e' diventato Capa per via delle sue fotografie, alcune delle quali sono talmente crude che questa del bimbo sembra una barzelletta. Anche lui raccontava le guerre, e le raccontava coi morti (e se si fossero salvate quelle andate perse sullo sbarco in Normandia avremmo visto anche di peggio). Vogliamo mettere in discussione il suo lavoro? Non credo.

Il reportage e' cosi': se viene fatto ad una guerra, non possiamo aspettarci immagini in stile "sagra della salsiccia". Se non abbiamo lo stomaco per leggere certi racconti, la colpa non e' del racconto; l'importante e' che non vengano raccontate bugie.

Il fotografo di cui sopra, che ora basta :)

Io credo che paragonare il

Io credo che paragonare il lavoro di Capa ai giornali di questi giorni sia insensato. Capa faceva denuncia. In un mondo senza Facebook e senza like, le.sue foto raccontavano davvero. Noi viviamo un'epoca diversa, nella quale foto simili non sono neanche così rivoluzionarie. Ma soprattutto: io non sono scandalizzata dal fatto che un fotografo abbia scattato quella.foto. La foto in sé è un racconto. Io sono scandalizzata dall'uso di quella foto. Dal fatto che la stampa pubblichi morbosamente quella foto e scavi nell'intimità di quel bambino, senza senza invece sentire l'urgenza di andare a rompere le scatole com interviste vere ai poteri che hanno lasciato che Aylan morisse. Capa fotografava con rispetto. I suoi soggetti non sono stati sbattuti in prima pagina e di loro spesso non sappiamo nulla perché lui, a differenza di altri, riusciva a tirare fuori dal soggetto un simbolo mantenendo intatto il rispetto per la persona. Quindi non trovo calzante alcun paragone col suo lavoro. Detto cio', in effetti basta :-)

condivido il tuo pensiero ed il tuo destino

Ciao Irene, penso che tu abbia trascritto il pensiero di tanti, il mio pensiero che, come te, ho perso qualcuno di molto importante e vicino, mio papa. Avevo 17 anni e quel giorno in cui lo vidi davanti a tutti disteso su un tavolo in metallo provai la stessa sensazione da te descritta. Non volevo neanche entrare in quella stanza. Ma al di là di questo penso che i media dovrebbero trattare ben altri argomenti invece di mancare di rispetto nei confronti di quel bambino e della sua famiglia che è lì a soffrirne la perdita.
Una perdita che non accetteranno mai nella loro vita.
Quindi come te vorrei soltanto sapere la verità sugli argomenti da te elencati e su cosa c'è dietro a questa Italia, a questo mondo. Vorrei che questo governo facesse davvero qualcosa per gli italiani invece di pensare solo ai propri interessi spacciandosi per salvatori dell'italia. Vorrei che gli altri paesi dell'Unione europea si prendessero le loro responsabilità riguardo allo sbarco dei migranti e facessero qualcosa invece di far finta di niente o continuare a respingere il problema. Vorrei che ai paesi sottosviluppati come l'Africa venisse data la possibilità di crescita che hanno avuto altri paesi, invece di continuare a mantenerli in uno stato di degrado e miseria per poterli sfruttare al meglio prendendo petrolio e molto altro dai loro terreni e pagando pochissimo la forza lavoro. Molte volte ho pensato..vorrei essere lì per capire una volta per tutte come funziona questo sistema che va al contrario!
Poi penso al nostro paese così ricco di cultura e non solo, alla rabbia che provo nel vederlo soffocato da gente senza ritegno che brama solo la poltrona e penso che finchè non ci sarà in Italia, una vera rivoluzione costruttiva dei lavoratori, senza il bisogno della violenza, coloro che manovrano tutto, i potenti, continueranno a muoverci come pedine e a smuovere l'economia a loro favore senza il minimo interesse per gli altri.
Per quanto riguarda l'Italia non dico che questa sarebbe una soluzione perchè sinceramente quella vera non saprei dove cercarla, ma almeno mostrerebbe degli italiani ancora pieni di voglia di lottare per la giustizia, di lottare per degli ideali vivi, per dei valori, per il loro paese. Molti lo fanno ma non è ancora abbastanza.
Gli accordi tra i grandi paesi del mondo temo che non li sapremo mai. Per chi manovra il tutto ogni persona, ogni cosa, ogni luogo è solo una possibile fonte di guadagno da sfruttare. Il tutto mascherato con enorme falsità in altruismo o volontà di migliorare il paese. Quello che temo è che dietro ad ognuno di questi aiuti ci sia comunque un interesse personale che porta a qualcos'altro.
Grazie per aver condiviso il tuo pensiero online. Ciao

Sulle rivoluzioni mi trovi

Sulle rivoluzioni mi trovi molto, molto scettica, ma condivido il sentimento alla base del tuo pensiero e ti mando un abbraccio gigante.
Grazie anche a te per aver condiviso qualcosa di intimo: i tuoi pensieri.

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