#Maturità2014 - La redazione di Tagli svolge il tema di argomento storico

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TRACCIA:

L'Europa del 1914 e l'Europa del 2014: quali le differenze?

Il candidato esamini la questione sotto almeno tre dei seguenti profili: forme istituzionali degli Stati, stratificazione sociale, rapporti fra cittadini e istituzioni, sistemi di alleanze, rapporti tra gli Stati europei, rapporti tra l'Europa e il resto del mondo.

SVOLGIMENTO: "Un secolo incompiuto?"

Nel 1914 l’Europa è una polveriera. Gli Stati nazionali sono in concorrenza tra loro per spartirsi il globo in aree di influenza a partire dalla seconda metà del XIX secolo, solo abili giochi diplomatici mantengono un certo equilibrio evitando (e non sempre) che si aprano conflitti sul continente. La collisione tra le diverse sfere d’influenza esplode drammaticamente nel 1914. Segue un vero e proprio “effetto domino”: le dichiarazioni di guerre, le relative alleanze, la malcelate mire a indebolire l’uno o l’altro Stato concorrente, gli antichi dissapori e le inimicizie nazionali si manifestano in meno di un mese.

Doveva essere una guerra breve, diventa una carneficina di proporzioni globali lunga quattro lunghi, interminabili anni. Al tavolo della pace emerge una nuova Europa da cui scompaiono tra l’altro gli antichi Imperi centrali, ma permangono le insidie dei desideri di rivalsa nazionale e i risentimenti verso l’ordine dei vincitori. Sono soprattutto le dure e umilianti riparazioni imposte agli sconfitti – in particolar modo alla Germania – a fomentare questi animi. La Società delle Nazioni, nata per la salvaguardia della pace e dei nuovi equilibri, ha una limitata capacità operativa essendo priva di una struttura decisionale che superi l’idea della preminenza degli interessi nazionali.

Nell’immediato dopoguerra l’Europa è scossa da acute tensioni sociali, dal dilagare della crisi economica e dal conseguente emergere minaccioso dei totalitarismi. Ma gli Stati europei si barricano ognuno nei propri confini mantenendo intatte le proprie ambizioni e le proprie mire personali. Il rischio di precipitare in una nuova guerra è acuto, nessuno riesce a trovare antidoti. Le prove generali avvengono in Spagna (1936-39), il dramma esplode con l’aggressione alla Polonia nel 1939. L’incubo dura per altri sei anni, aggravato dal dramma dei campi di sterminio e della bomba atomica. Saranno le grandi potenze degli USA e dell’URSS a decidere delle sorti della guerra.

Il ridimensionamento politico del continente europeo, già osservabile in precedenza, diviene ora manifesto a tutti. Per sfuggire a un futuro da “satellite” i paesi europei decidono di intraprendere quello che per secoli era stato il sogno e il progetto lanciato da diversi intellettuali e politici: l’unificazione dell’Europa. I primi passi sono l’integrazione economica e la nascita di un mercato comune (Ceca, 1951; Cee, 1957), ma l’ambizione più grande è la nascita di un’unificazione politica, di una vera e propria federazione europea. Molte sono le resistenze da vincere, non ultimi i reciproci (e mai del tutto sconfitti) sospetti tra gli Stati e la paura di perdere la propria sovranità nazionale.

Nonostante questo le stelle sulla bandiera dell’Europa crescono progressivamente e non si hanno più conflitti armati tra gli Stati membri. Nel 1989 cade il Muro di Berlino e inizia il processo di dissoluzione dell’URSS, ciò favorisce un’accelerazione dei processi di unificazione europea (UE, 1992; Euro, 2002). Ma l’Europa non riesce ancora a compiere il passo definitivo verso la federazione. Il progetto di una carta costituzionale (2003) viene bocciato, la partecipazione alle elezioni europee è in costante calo, crescono le forze e le opinioni scettiche verso un progetto che appare sempre più calato dall’alto e rispondente a interessi di egemonia economica di istituti bancari e finanziari.

Nel 2014 il sogno europeista di un’Europa capace di oltrepassare antiche e recenti divisioni ha compiuto sostanziali passi in avanti (e nel giro di un solo secolo!), ma manca ancora di una reale realizzazione che parta dalle singole coscienze. Eppure in un mondo sempre più globale e interdipendente appare anacronistico, se non addirittura rischioso, rifugiarsi nei propri angusti nazionalismi o – peggio ancora – regionalismi. La strada imboccata ha portato, come sempre, i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. Resta da vedere se la si vuole percorrere, ma se la risposta è affermativa il lavoro da fare è ancora tanto.

doc. NEMO
@twitTagli

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