L'ultima mossa di Netagnagnu: i cartelli stradali

L'ultima mossa di Netagnagnu: i cartelli stradali

C’è un villaggio arabo qui, ma non riesco a ricordare il suo nome perché ci sono solo indicazioni ebraiche”. Così risponde un taxista a cui si chiede di spiegare la situazione. “Non c’è un nome arabo per questa area”.
Succede anche questo nei territori occupati del West Bank. 
Succede che qualcuno dev’essersi reso conto che occupare i territori non è sufficiente per far capire chi comanda e chi vorrà comandare in futuro.
Succede che qualcuno dev’essersi reso conto che per riuscire in questo intento è necessario “israelizzare” un po’ di più i territori occupati. 

Radere al suolo delle case ed edificarne delle nuove per impiantarvi nuovi abitanti non basta: bisogna scavare un po’ più a fondo nella memoria e nella storia di quel suolo per poterne cancellare ogni primogenita essenza. 
Bisogna partire dalle indicazioni stradali. Su queste oggi influiscono due nuove tendenze:

  • i nomi di località palestinesi che prima dovevano essere per legge scritti in ebraico, arabo e inglese, non presentano più la traduzione araba-palestinese; 
  • le traslitterazioni arabe di nomi ebraici indicanti neo-insediamenti israeliani, così fondamentali per permetterne la pronuncia e lettura a coloro che non conoscono l’ebraico, sono state cancellate o coperte da uno scarabocchio.

Nel primo caso si vuole quindi negare l’autorità palestinese su villaggi che lo sono da sempre affibbiando loro un nome ebraico, tutt’al più tradotto in inglese; nel secondo si vuole più banalmente marginalizzare ulteriormente la lingua araba-palestinese, impedendole di tradurre dei termini sconosciuti ai suoi parlanti per facilitarne la comprensione.

Poco fuori Ramallah, un largo e verde cartello stradale sulla Road 60 indica la strada verso gli insediamenti israeliani di Kokhav Yaakov, Geva Binyamin e Pesagot.
Poco più a sud ci sarebbero anche i villaggi palestinesi di Deir Dibwan, Burqa, Mikhmas e Jaba, ma il cartello non li menziona.
Trascurati purtroppo non a causa dell’oblio, bensì della più accorta e calcolata strategia: quella del “fare finta che…” quei posti non esistano, sminuendoli e rendendoli irraggiungibili da chiunque non  conosca — bene e da sempre — la strada per raggiungerli.

Israele non ci permette di erigere segnali stradali, specialmente sulle strade principali e sulle circonvallazioni dell’Area C”, spiega ad Al Jazeera Mohammed Jabarin, il ministro del governo locale, che ricorda anche come i 20mila dollari stanziati da un fondo statunitense per la costruzione di segnali stradali in arabo e inglese sia stato quasi inutile.
Circa la metà dei segnali non è stato costruito a causa dell’opposizione israeliana.

Sottovalutare la toponomastica di un luogo è un errore che le autorità israeliane hanno intelligentemente deciso di evitare, consapevoli del potere che la manipolazione linguistica può avere sulle persone e sul modo in cui viene concepito un territorio.
Infatti, quando tra 10 anni o meno, tutti i cartelli stradali del West Bank saranno in ebraico e indicheranno unicamente città israeliane di nuova fondazione, su quali basi si potrà ancora parlare di radici palestinesi nella zona?
E pensare che Netanyahu aveva parlato di “convivenza”.

Elle Ti
@twitTagli 

 

[EDIT]

Qui le fonti che stanno alla base di questo nostro articolo:

Commenti

Vorrei raccontarvi la storia di Emanuel Segre Amar

Appurato che sulla questione mediorientale non è possibile fare informazione imparziale, perché effettivamente nessuno la fa, nemmeno chi "sogna di vivere nei minareti del Medio Oriente con un lupo" (che fortuna!), vorrei offrire una chiave di lettura un po' diversa.

Passi per un primo ministro che da "Netanyahu" diventa "Netagnagnu" in un titolo, roba che considero "avvertimento" sulla qualità dell'articolo che si sta per leggere, ma proprio la questione dei cartelli offre uno spunto interessante per capire la realtà mediorientale a tutto tondo.
Qualcuno lo definirà "benaltrismo", io preferisco chiamarla "completezza di informazione" affinché il lettore si faccia un'idea.

Questi sono cartelli che si trovano nei supermercati di Ramallah:

http://www.aljazeera.com/mritems/images/2014/8/11/201481111714443321_8.jpg

http://www.aljazeera.com/mritems/images/2014/8/11/201481111714974601_8.jpg

Sono cartelli scritti in arabo. La scritta sta a significare "Su questi scaffali non si vendono prodotti israeliani".
E ci sono pure le simpatiche magliette, con scritte in arabo e in inglese, che invitano a boicottare Israele

http://www.aljazeera.com/mritems/images/2014/8/11/201481111715490233_8.jpg

Ma veniamo alla toponomastica.
In questo cartello si avverte che l'ingresso dei cittadini israeliani in territori arabi è pericoloso

https://labalenabiancadotcom.files.wordpress.com/2014/09/opt-54.jpg

Non troverete cartelli di tal guisa rivolti ai cittadini arabi-palestinesi.
Forse perché sono solo gli ebrei a non essere graditi nei territori arabi. Una storia già sentita.

Noi torinesi, ad esempio, conosciamo bene la storia di Emanuel Segre Amar, vice-presidente della comunità ebraica di Torino. Era in una delegazione assieme al sindaco Fassino, ma gli è stato impedito l'ingresso a Ramallah perché è ebreo. E non è nemmeno israeliano, è italiano. Ma è ebreo, quindi non può entrare.
In questo link trovate articolo e commenti con altri articoli che raccontano la vicenda

http://www.focusonisrael.org/2013/06/30/antisemitismo-palestina-abu-maze...

Ora, stiamo parlando di territori talvolta dominati da fondamentalisti religiosi, che possono chiamarsi Hamas, Hezobollah, Al Qaeda, Isis, talebani o quant'altro. Sono territori in cui la traduzione in arabo del Mein Kampf di Adolf Hitler è un best seller e la vendita del Diario di Anna Frank è vietata. Sono territori in cui i guerriglieri fanno il famoso saluto col braccio teso alzato al cielo (saluto nazista, o saluto romano, chiamatelo come volete) e urlano "Itbah Al-Yahud", "Massacriamo gli ebrei".

Ecco, ringraziando Elle Ti per la delicatezza di aver scritto questo articolo qualche giorno dopo il 27 gennaio, che magari la stessa autrice dell'articolo ha pure commemorato per stigmatizzare il nazifascimo, vorrei chiedere:
Caro/a Elle Ti, quanto sono cattivi questi ebrei che osano mettere cartelli stradali in ebraico per indicare le loro città?
E quanto sono buoni i guerriglieri di Hamas che prendono vagonate si soldi da Usa e occidente ma evidentemente li usano per costruire Qassam e non per apporre indicazioni topografiche?
Migliori saluti. Allahu akbar, presto in Europa

Vorrei raccontarvi la storia di Emanuel Segre Amar di Riccardo G

Commento superlativo. Nonavrei saputo commentare meglio. Vorrei aggiungere un mio commento all'articolo dell'odiatore degli, l'alieno elle ti. Vedi elle ti, vorrei farti presente che nelle zone gestite da quei porci dei tuoi amici "palestinesi", la segnaletica stradale si distingue in due carreggiate: una per i musulmani; l'altra per gli ebrei e i nonmusulmani. Seconda cosa: che Gerusalemme sia contrassegnata da scritta in ebraico soltanto da alcuni anni (2009) a questa parte, è (per prendere in prestito un'espressione tipicamente cattolica) cosa buona e giusta: Gerusalemme è ebraica, lo è sempre stata da prima dell'occupazione rimana e dopo l'occupazione dei tuoi disgustosi amici arabi. Gerusalemme è la capitale di Israele, dopotutto. Che piaccia o dispiaccia. I tuoi amici arabi non sono i nativi di Israele ma gli ebrei, sì. Sempre am Yisrael Chai!

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