La presa di posizione di uno juventino stufo

La presa di posizione di uno juventino stufo

Io, gobbo da generazioni, abbonato anni e anni allo stadio, che giravo con la sciarpa sia in serie B sia in questi ultimi anni di umiliazione (arrivare settimi in A e giocare in quel modo osceno a Palermo o a Parma, o farsi rimontare tre gol dal Siena in casa, è più mortificante di un anno di B), che ho delle pesanti convinzioni su Calciopoli (non negazioniste: pesanti) sono molto contrario a questa pagliacciata dei “trenta sul campo”.

A maggior ragione se per mettere questa scritta insulsa levano le due stelle (sacrosante!) dalla nostra divisa di gara: sarebbe un vero e proprio sfregio. 
E questa dovrebbe diventare la nostra frase-simbolo, al pari del "Mes que un club" del Barcellona! Davvero ridicolo.
Abbiamo un'antologia di frasi meravigliose sulla grandezza della Juve e andiamo a mettere questa frase provocatoria e che non significa niente.
 
Non ne posso più di vedere lo stile della mia società inginocchiarsi di fronte ai capricci della parte più ignorante del suo popolo. Io sono juventino, tra le altre cose, per la grandeur. E la grandeur è un concetto delicato, che si costruisce in anni e si polverizza in pochi minuti. Continuare a frignare per i due scudetti revocati è un atteggiamento immaturo e indegno di una società come la Juventus.
L’opposizione a dei provvedimenti giudicati ingiusti si può fare, nelle sedi opportune. Ma fintanto che esistono sentenze che ti danno torto, e torto marcio, la regola è tacere e adeguarsi.
Se, un giorno, un organo giudicante certificherà l’irregolarità delle sentenze precedenti, allora si potrà parlare. Ma continuare a urlare “Io ho ragione” senza che nessuno te la dia è un comportamento simile a quello dei matti che circolano nei manicomi dicendo di essere Napoleone.
 
La Federazione continua a dare segni di debolezza: una Federazione seria non tollererebbe, ad esempio, che nello stadio di proprietà fossero affissi i due scudetti revocati, o venisse celebrato dalla società un fantomatico trentesimo titolo non riconosciuto e non riconoscibile.
I tifosi facciano quello che vogliono, ma la società deve (deve!) mantenere un aplomb ed un rispetto delle regole formale e sostanziale.
La società può decidere di non rispettare le regole, ma a quel punto si chiama fuori da un sistema, quello della Federazione Italiana. È molto semplice: non rispetti le sentenze della giustizia sportiva? Sei fuori dai nostri campionati.
 
Lo stile Juventus  è ulteriormente, profondamente minato da questa sciocca battaglia ideologica, che tra l’altro ha avuto l’effetto di aumentare il senso di ridicolo attorno alla società e di sminuire la conquista del ventottesimo titolo. 
La grandeur di cui sopra avrebbe imposto un atteggiamento tipo “Ah sì? Ce ne togliete due? E noi ne vinceremo tre quanto prima, perché noi siamo più grandi delle vostre miserie”.
O un atteggiamento ancora più elegante: “Noi abbiamo sbagliato e siamo contenti di pagare. Noi in Italia siamo stati gli unici ad avere il coraggio di pagare, perché noi siamo la Juventus e lo specchio è un giudice più severo di qualunque tribunale popolare. Noi paghiamo, e paghiamo duramente, per veder riabilitato il nostro onore”. 
 
Nulla di tutto questo è stato fatto: restano solo una brutta figura (reiterata negli anni) e un’occasione sprecata.
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Mauro Loewenthal

Commenti

redatagli dice:

Siamo consci di uno dei teoremi di Internet: basta parlare di Calciopoli e il discorso diventa impossibile. Ragioniamo con calma e con serenità. :-)

Tu confondi due ambiti, uno filosofico e l'altro giuridico.
1) La Giustizia con la G maiuscola non sempre coincide con la verità processuale. Ci sono tonnellate di libri di filosofia del diritto in materia: non è bello ma tant'è.
2) Molto meno empireo e molto più empirico: il livello giuridico. Il tuo ragionamento è il seguente: la giustizia penale dice A; la giustizia sportiva dice B; la giustizia penale è fatta meglio di quella sportiva quindi vale A.

A livello di senso comune, non fa una grinza; a livello giuridico, non funziona così. In primis, l'illecito sportivo sussiste anche quando un fatto non è punito penalmente (schierare uno squalificato, in qualunque sport, è una violazione sportiva; in nessun ordinamento penale schierare uno squalificato è reato). Le giurisdizioni sono totalmente differenti, le procedure idem. Questo vuol dire che sono mondi separati, senza punti di contatto? No.
Nel caso la parte lesa ravvisi delle irregolarità, essa può impugnare i provvedimenti presso i successivi gradi di giudizio. La Juventus lo ha fatto, arrivando fino al TAS di Losanna (anche qui, vado a memoria). Dopo aver esaurito tutti i gradi di giustizia sportiva, la Juventus può rivolgersi alla giustizia amministrativa ordinaria senza incorrere in sanzioni: di fronte al giudice amministrativo italiano ha potuto proporre ricorso (il famoso ricorso con richiesta risarcimento danni di 440 milioni di euro), un ricorso a cui ha sicuramente allegato la sentenza penale di Napoli (eccola qui, che entra in gioco). Il Tar, che come sottolinei giustamente tu ha poteri istruttori più incisivi, completi ed equi della semplice giustizia sportiva, si pronuncerà: a quel punto, con QUELLA sentenza si potrà intervenire sulla giustizia sportiva.
Macchinoso? Sicuramente. Ma questo è il motivo per cui la sentenza di Napoli non ha presa sul diritto sportivo. E fino a che un giudice amministrativo non si pronuncia, i titoli sono 29.

Questi i fatti: ora la mia opinione, che coincide con quella dell'autore dell'articolo. Difficilmente la Juventus vedrà soddisfatta l'esorbitante richiesta di danni; altrettanto difficilmente le verranno riassegnati due titoli, perché l'assunto "così fan tutti" non ha valore giuridico. Gli illeciti sportivi ci sono stati, punto. Con buona probabilità verrà giudicato in maniera molto dura il processo Calciopoli, e verranno messe in luce le molte contraddizioni del processo; credo anche verrà revocato il titolo all'Inter, in base alle contraddizioni processuali di cui sopra.

Se poi questa sentenza, così come l'ho ipotizzata, verrà disconosciuta dai tifosi in nome di complotti ed odi di parte - così come temo - andrà a far parte di una dialettica sociale di profonda mancanza di cultura giuridica che una pessima politica (coadiuvata da una pessima magistratura) ha fatto diventare "normale" in Italia. Lì però si ferma il tifoso ed inizia il cittadino. Un buon cittadino le sentenze le rispetta.

U.M.

Gabriele dice:

"fintanto che esistono sentenze che ti danno torto, e torto marcio" è proprio qui che ti sbagli. Potrei scriverti mille pagine in risposta al tuo articolo ma forse è meglio se tu rileggessi le sentenze del processo di Napoli e vedrai che i giudici hanno scritto nero su bianco che il campionato oggetto di revoca dello scudetto NON FU FALSATO.
" il dibattimento in verità non ha dato, del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004/2005 a beneficio di questo o quel contendente".

Gabriele dice:

e ancora:
"Non può essere trascurato il dato del ridimensionamento della portata dell’accusa che deriva dalla parzialità con la quale sono state vagliate le vicende del campionato 2004/2005, per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi, dei quali sono state accertate modalità, quanto alle frodi sportive, al limite di sussistenza del reato di tentativo, con conseguente ulteriore difficoltà dell’aggancio alla responsabilità del datore di lavoro, fornitore dell’occasione all’azione criminosa"

Gabriele dice:

...e ancora...
“Incomprensibilmente il pubblico ministero si è ostinato a domandare ai testi di sfere che si aprivano, di sfere scolorite, e di altri particolari della condizione delle sfere, se il meccanismo del sorteggio, per la partecipazione ad esso di giornalista e notaio, era tale da porre i due designatori Bergamo e Pairetto, nell’impossibilità di realizzare la frode. Che il sorteggio non sia stato truccato, così come hanno sostenuto le difese, è emerso in modo chiaro durante il dibattimento”

redatagli dice:

Va bene, ma qui tu ti riferisci al procedimento penale; i procedimenti sportivi rispondono alla giustizia amministrativa: non a caso pende presso il Tar del Lazio (vado a memoria) la richiesta di risarcimento danni di 440 milioni di Euro inoltrata dalla Juventus. Quella, e solo quella, potrà essere la base giuridica per poter avanzare a livello sportivo l'istanza circa i due scudetti: fino a che il Tar (o in sede di ricorso, in caso di mancata sentenza favorevole, il Consiglio di Stato) non si pronunceranno amministrativamente, la questione si fonda sul giudicato. E il giudicato amministrativo (= sportivo) è chiaro: revocati entrambi.
Saluti.

Gabriele dice:

Si ma revocati sulla base di cosa???? Ma stiamo scherzando? Ti sembra che il processo sportivo sia stato fatto in maniera decente? Ti sembra che la giustizia sportiva (così com'è) sia in grado davvero di raggiungere la verità?
E' un sistema che fa acqua da tutte le parti ed è giusto combatterlo e non piegarsi alle ingiustizie subite. Ti sembra coerente che lo scudetto 2006 sia stato assegnato all'inter (PRESCRITTA per reati ben più gravi) e che questo scudetto le sia stato assegnato da un ex membro del suo consiglio di amministrazione?!? Ti sembra giusto che la condanna, della giustizia sportiva naturalmente, sia stata basata sugli articoli della gazzetta dello sport?
Se nel processo di Napoli avessero dimostrato che effettivamente i campionati erano stati falsati sarei il primo a pensarla come te, ma così no...

Gabriele dice:

Il mio punto non è la confusione tra i due ambiti della giustizia, ma è solo ed unicamente il voler dimostrare e poter dire che quello fu un processo farsa che non ha dimostrato nulla.
La giustizia sportiva così come è oggi è RI-DI-CO-LA, inefficiente e non porta a niente (guarda il caso calcioscommesse ad esempio).
Se un sistema dimostra ampiamente di non funzionare a mio parere bisogna far di tutto per cercare di cambiarlo senza abbassare la testa davanti a sentenze fasulle, di conseguenza sbandiero ovunque il mio scudetto numero 31.
In secondo luogo specifico che le mie opinioni non sono basate sul "cosi fan tutti" perchè sarebbe ridicolo, ma sono basate sul fatto che l'unico illecito che è stato riscontrato è dovuto a delle disposizioni che gli stessi designatori avevano dato a tutte le squadre, cioè: "cerchiamo di dialogare e creare un clima più disteso". Infatti l'unico illecito che ha tenuto è stato l'aver violato il divieto di parlare con i designatori, tutte le altre illazioni, spinte dalla gazzetta dello sport & co. durante quei giorni, sono cadute una dietro l'altra.
Il quadro è nettamente diverso da quello che una giustizia incapace di fare quello per cui è stata creata ha delineato anni fa, di conseguenza non mi sentirai mai dire che gli scudetti sono 29.
Sulle tue ipotesi sul ricorso al TAR non so che dirti, non so cosa succederà di preciso, la vedo molto dura che venga accettata la richiesta ma spero che tutto questo porti quantomeno ad una riforma della giustizia sportiva per poter vivere meglio lo sport e perchè non accadano più cose del genere, al di là degli odi di parte e al di là della propria bandiera.
Se invece vogliamo pensare che uno strumento ingiusto sia comunque legittimato solo dal fatto di esistere senza che sia contestualizzato e aggiornato alle necessità odierne, allora abbassiamo la testa e andiamo in giro con le due stelle sul petto.
Io ne faccio una questione di principio.

IlMarino dice:

"l’assunto “così fan tutti” non ha valore giuridico. Gli illeciti sportivi ci sono stati, punto"

Putroppo la presa di posizione di chi scrive cose del genere non ha alcun valore, dal momento che dimostra di avere una conoscenza approssimativa dei fatti.

Gabriele ha già perso fin troppo tempo a rispondere all'ennesimo articolo spazzatura, che presto diventerà cavallo di battaglia di tanti antijuventini da tastiera (sempre che non sia proprio uno di questi il vero autore).

Saluti,

Marco

Marco

redatagli dice:

:-) e per quale motivo Mauro dovrebbe essere un "antijuventino da tastiera" sotto mentite spoglie?
Marco, non sempre c'è un complotto dietro uno che semplicemente la pensa in altro modo da te.

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