La montagna è vita: una strada che si fa insieme

La montagna è vita: una strada che si fa insieme

Suona strano, forse un po' estemporaneo iniziare così: la montagna è vita. Specie dopo anni di tragedie sulle vette delle nostre Alpi, e non solo.
Eppure stamattina, quando mi è capitato di leggere questo vostro articolo, sono rimasto fortemente provocato. Perché non si può evitare di farci i conti, con le sue parole: la montagna chiama.

Il primo pensiero, pensando alle volte che mi sono avventurato in qualsivoglia escursione alpina, è stato proprio questo: non sei tu, è la montagna. Non sei tu, piccolo e ingenuo ragazzino con la voglia di dimostrare qualcosa a te stesso, non è una decisione che prendi tu.
La Montagna; è lei che ti chiama, per qualsiasi motivo tu sia partito (o per qualsiasi motivo tu creda di essere partito). Alla fine anzi, durante la strada, dominerà sempre lo stupore, che sia per l'incredibile panorama, o per la sconosciuta forza che domina in luoghi così antichi.
Quella stessa forza che misteriosamente a volte si porta via qualcuno, sia esso un esperto istruttore del Cai o un giovane ingegnere di Tortona che si trova da quelle parti solo per portare avanti la propria passione.

cervino

Ricordo che l'estate scorsa ho avuto la fortuna di poter parlare con una ex-guida alpina del Cervino (ormai un anziano prete con troppi anni alle spalle per proseguire l'attività, ma con ben 33 - Trentatrè! -  ascensioni all'attivo alla cima del Matterhorn), durante una vacanza con amici.
Tanto per dare l'idea del mio stato d'animo: immaginate di trovarvi in un bar al tramonto a parlare dei mondiali dell'82 con Dino Zoff di fronte a una birra... ecco, io in quel momento anche qualcosa di più.

L'anziana guida mi raccontò di tanti momenti, drammatici o di grande bellezza, vissuti per una vita su una delle montagne più complesse e pericolose d'Europa; poi il suo sguardo si vela, nel raccontare della gente che negli ultimi anni della sua attività aveva iniziato: "Sai, qualche anno fa ho trovato una sera un gruppo di quattro ragazzi, a circa 3.900 metri di quota. Si faceva buio e gli detto che era meglio tornare indietro al rifugio Carrel (circa 100 metri più in basso). Non mi hanno ascoltato, hanno voluto mettere le tende lì. La mattina dopo si sono svegliati in tre".

Ecco, questo è il punto: andare in montagna non è mai una questione di provare solamente i propri limiti, non può essere (e infatti non è) una gara contro se stessi.
Andare in montagna è come vivere: si cammina, e lo si fa insieme, seguendo qualcuno; perché da soli si riduce tutto ad uno sport (bellissimo, su questo non ci piove), perdendosi la parte più grande, quella che ti fa crescere davvero.
Camminare verso una cima è la vita, è aiutarsi insieme a fare una strada, in posti che ti appaiono davanti in tutto il loro splendore, lasciandoti senza parole, perché nemmeno nella tua immaginazione sei in grado di darti una bellezza simile.
A volte ti ritrovi a seguire, altre volte sei tu a guidare qualcuno, e non esiste modo migliore al mondo per capire cosa vuol dire imparare a prendersi delle responsabilità.

La montagna tende a fartela pagare, se la tratti con superficialità: ma ogni piccolo avallamento, ogni scarpata, ogni cima secondaria che superi ti è messa di fronte, che tu lo voglia o no, e devi farci i conti. Come nella vita.
Quando pensi che non ce la fai più, che stai mollando, che le ossa e i muscoli non ti tengono, allora alzi lo sguardo, e incontri quello dell'amico, che è lì che si danna l'anima con te, e ti fa vedere, magari solo con un cenno, la bellezza che hai intorno.
E questo fa tutta la differenza del mondo.

Ricordo che qualche anno fa, durante un'escursione sul Monte Rosa, ho vissuto una cosa del genere: partenza del secondo giorno, ore 4:00 del mattino, 3.000 metri.
Stelle che chi non è mai andato in montagna nemmeno può sognarsele. Una fatica boia a salire, al buio, con il faretto sulla testa che illumina solo la porzione di ghiaccio e neve immediatamente di fronte a te.
Fino a che, ad un certo punto, un mio amico davanti a me mi dice solo "Guarda". Io mi giro e di fronte a me c'è l'alba, una sfera rosa pallido che illumina valli, nuvole, montagne e colline sotto di noi.
Quand'è così puoi fare una sola cosa: ringrazi. E riparti, sapendo che non sei solo.

montagna_con_neve_alpinistaEsattamente 15 giorni prima era morto il mio vicino di casa durante l'attraversamento del Lyskamm, una cresta di 4500 metri a strapiombo proprio lì, sul Monte Rosa.
Giunti sul Corno Nero, a 4.300 metri, l'unica "preghiera" che ci sembrò adeguata fu un canto alpino, il Signore delle Cime.
Ogni volta che succede qualche disgrazia, mi sembra l'unico modo adeguato per commemorare quegli alpinisti, chiamati dalla montagna.

Dio del cielo, Signore delle cime, un nostro amico hai chiesto alla montagna.
Ma ti preghiamo: su nel Paradiso lascialo andare per le tue montagne.
Santa Maria, Signora della neve, copri col bianco, soffice mantello,
il nostro amico, il nostro fratello.
Su nel Paradiso lascialo andare per le tue montagne.

Federico Coscia
@twitTagli

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