La mia risposta di femminista alla critica mossa da Scullino

La mia risposta di femminista alla critica mossa da Scullino

Il vostro articolo afferma che il femminismo sarebbe in realtà diverso da ciò che dice di essere, in quanto "Il femminismo è (diventato) un'ideologia che lotta per instaurare un rapporto sociale tra i sessi in cui tutti gli onori e i privilegi siano ascritti alle donne, e tutte le responsabilità e i doveri siano ascritti agli uomini".

Ciò che può essere affermato senza prova, può essere negato senza prova, come diceva Euclide. In ogni caso, è fondamentale distinguere fra lo stereotipo del femminismo, che lo vede come un'ideologia speculare al maschilismo e volta ad ottenere la superiorità delle donne sugli uomini, e ciò che il femminismo realmente è: e non vedo la ragione di supporre che sia qualcosa di diverso da ciò che afferma.

Se alcune persone che si definiscono femministe concepiscono il femminismo come superiorità delle donne, non significa che esso lo sia. La filosofa Michela Marzano spiega questo concetto nel suo saggio del 2010 "Sii Bella e Stai Zitta":

"Essere dalla parte delle donne non significa sognare un mondo in cui i rapporti di dominio possano finalmente capovolgersi per far subire all’uomo ciò che la donna ha subito per secoli.
Essere dalla parte delle donne vuol dire lottare per costruire una società egualitaria, in cui essere uomo o donna sia «indifferente», non abbia alcuna rilevanza. Non perché essere uomo o donna sia la stessa cosa, ma perché sia gli uomini sia le donne sono esseri umani che condividono il meglio e il peggio della condizione umana.
L’obiettivo della donna non è quello di dominare l’uomo, dopo essere stata dominata per secoli, ma di lottare perché si esca progressivamente da questa logica di dominio, senza dimenticare che, nonostante tutto, l’essere umano è (e resterà sempre) profondamente ambivalente".

Cito sempre dal vostro articolo: "Il fatto che il femminismo combatta (abbia combattuto) alcune battaglie antisessiste non basta a fare del femminismo un movimento antisessista tout court".
Il sessismo non è solo la discriminazione di alcuni individui sulla base del sesso di appartenenza: è sessismo anche il dividere gli esseri umani in due categorie, maschi e femmine, attribuendo caratteristiche stereotipate a ciascun gruppo.
In questo senso, il sessismo riduce gli individui a due soli "tipi", maschio e femmina, e ogni individuo viene giudicato in funzione della categoria di appartenenza.
Coloro che rifiutano di adeguarsi alle norme sociali sono quindi isolati e spinti a conformarsi ad esse per essere accettati. 

Secondo la teoria femminista, il sesso biologico (maschio/femmina) va distinto dal genere (mascolinità/femminilità), che è un costrutto sociale, basato sulla soppressione delle somiglianze naturali fra uomini e donne e sull'accentuazione delle loro diversità, come lo descrive l'antropologa Gayle Rubin ("The Traffic in Women").
Il genere può coincidere con il sesso biologico (persone cisgender) oppure no (persone transgender).
Aspettative diverse pesano su bambini e bambine, che attraverso l'educazione apprendono le norme sociali legate al genere. Questo processo è chiamato socializzazione di genere ed è attuato prevalentemente spingendo i bambini e le bambine ad adeguarsi agli stereotipi relativi al loro genere. 
Gli stereotipi sono strutture di conoscenza che collegano determinate categorie sociali a specifici attributi (Chiara Volpato, "Psicosociologia del maschilismo"), per esempio alle donne sono associate l'idea di cura, l'idea di grazia, l'idea di emotività; agli uomini, l'idea di forza, l'idea di autocontrollo, l'idea di razionalità.

Feminism IIQuindi gli stereotipi sono alla radice del sessismo. Il femminismo si propone di costruire una società in cui gli individui subiscano meno condizionamenti possibile dall'esterno nel corso della loro crescita, in modo che siano il più possibile liberi di definire autonomamente la loro identità e autodeterminarsi. 
Per questo il femminismo, combattendo contro gli stereotipi che fondano il sessismo, non può che essere antisessista.

Sempre il vostro articolo critica il concetto di società patriarcale, affermando: "Quando il femminismo (si) rappresenta quel mondo passato come una società in cui un genere ne opprimeva un altro, e non come una società in cui un ceto (e poi una classe) ne opprimeva un altro (e poi un'altra), non fa niente altro che il gioco ideologico degli oppressori contro gli oppressi".

Una società patriarcale è fondata sul binarismo di genere, la netta divisione fra caratteristiche maschili e caratteristiche femminili alla quale corrisponde una netta divisione dei ruoli nella società.
Questa divisione non è mai neutra, ma di fatto implica sempre maggiori privilegi per gli uomini: ad essi spetta infatti il privilegio di essere cittadini, in qualità di lavoratori e di partecipanti alla vita politica dello Stato, mentre le donne sono confinate nell'ambito domestico, dove sono valorizzate non come individui ma in virtù del loro ruolo di mogli e madri.
Nella società patriarcale, quindi, gli uomini trovano la possibilità di realizzarsi come individui fuori da casa, ma alle donne è negata questa possibilità.
Un perfetto esempio di questo modello è l'antica Atene, in cui tutti i ruoli che una donna poteva ricoprire erano in funzione dell'uomo: le mogli confinate nel gineceo ad occuparsi della cura e del proseguimento della discendenza, le etere per la compagnia intellettuale, le prostitute per il soddisfacimento personale.

Un altro modello di patriarcato è quello sviluppatosi nella borghesia in seguito alla prima Rivoluzione Industriale:
"I valori fondamentali dell'etica e della cultura borghese restavano quelli tradizionali. L'austerità, la moderazione, la propensione al risparmio, la capacità di reprimere gli istinti erano le virtù capitali per il borghese-tipo, quelle che gli permettevano di legittimare la propria posizione nella società. Questa componente moralistica e puritana si rifletteva in particolare nella struttura della famiglia: una struttura patriarcale basata sull'autorità del capofamiglia e sulla subordinazione della donna, generalmente esclusa dalle attività lavorative e confinata nel ruolo di custode e simbolo del focolare domestico.  Ci si può chiedere come mai una società che riconosceva i valori della libertà e della concorrenza fra eguali poggiasse su un'istituzione che così radicalmente li negava; e come un rigorismo così intransigente in materia di morale familiare e sessuale potesse conciliarsi con l'ideale di moderazione e giusto mezzo proprio della borghesia. Proprio perché credeva in una società aperta, dove nulla era garantito a priori, il borghese aveva bisogno di un retroterra sicuro, quale solo il tradizionale istituto familiare poteva fornirgli; egli doveva costruire e difendere un'immagine di rispettabilità e doveva armarsi di quei saldi principi morali senza i quali la caduta sarebbe stata inevitabile". 
(A. Giardina, G. Sabbatucci, V. Vidotti, "Storia. Dal 1650 al 1900")

Questo lungo paragrafo spiega come nella classe dominante, dove non sussisteva oppressione di classe, sussistesse comunque oppressione di genere. Nelle classi inferiori, dove l'oppressione di classe era predominante, quella di genere invece non sussisteva quasi per nulla: donne, uomini e bambini del proletariato erano tutti oppressi allo stesso modo dallo sfruttamento capitalista della forza lavoro e "non c'era spazio" per l'oppressione sessista, dal momento che le loro vite erano dominate dalla lotta per la mera sopravvivenza all'interno del grande ingranaggio capitalista.
La riflessione femminista deve molto all'opera di Karl Marx e dei suoi successori: di fatto, il femminismo odierno indaga tutte le intersezioni dell'oppressione, classismo, razzismo, sessismo, omo- e trans-fobia, perché esse sono inscindibili l'una dall'altra.
La lotta per eliminare l'oppressione non può essere settoriale: occorre la collaborazione e la presa di coscienza da parte di tutti, da qualunque lato del privilegio si trovino, per poter costruire un futuro di vera parità e cooperazione fra individui realmente liberi.

ladymismagius
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Commenti

Jack O. Hearts dice:

Eccellente disquisizione, quanto a filosofia davvero eccellente... Una domanda per tutte: se tuo marito imparasse a fare un sugo te le faresti 10 ore di fabbrica?

ladymismagius dice:

Riporto qualche dato sugli squilibri fra uomini e donne in termini di lavoro domestico:
"Se la durata media complessiva di una giornata lavorativa per un uomo è di 8 ore e 6 minuti, per una sua collega donna sale a 9 ore e 9 minuti. Ma non solo. Se la donna in questione è anche madre, la sua giornata si allungherà fino a 9 ore e 28 minuti (in media), contro le 8 ore e 13 minuti che un padre dedica invece a lavoro e casa." (rapporto di coesione sociale 2012)
" Le donne hanno a disposizione una quota molto minore di tempo libero rispetto agli uomini (2 ore e 37 minuti contro 3 ore e 36 minuti). Le donne si occupano delle faccende domestiche per 5 ore e 10 minuti al giorno, mentre gli uomini arrivano appena a 2 ore e 4 minuti."

Io sono per la divisione più o meno paritaria del lavoro domestico, dal momento che, quando e se arriverò a sposarmi, sarà alquanto improbabile che io possa permettermi di non lavorare.

ladymismagius dice:

Sinceramente, non mi piace che si chiami femminismo ciò che non lo è, e volevo precisarlo. Poi, una volta che sono stati divisi i piani si può anche scherzare, certo, e ho apprezzato il tuo articolo. Ci tengo a dissipare gli stereotipi e i pregiudizi sul femminismo perché ho notato che al riguardo molte persone hanno idee vaghe, confuse o decisamente sbagliate. Se t'interessa un testo divertente e leggero sul femminismo, "Ci vogliono le palle per essere una donna" di Caitlin Moran, la sua autobiografia e al contepo la storia semiseria di come lei ha scoperto il femminismo, è fantastico.

Nicodaemon dice:

La cosa divertente di tutta questa interessante disquisizione filosofica, è che è nata da un mio articolo ironico nel quale non parlavo né delle origini storiche né delle radici filosofiche del femminismo, anche perché non me ne importa una cippa. Non sono femminista, ma nemmeno antifemminista, la considero una lotta per cause giuste condotta coi metodi sbagliati, ma nel mio articolo queste considerazioni personali non le ho fatte...
Ho ironizzato sulle femministe, e sulle loro frasi tipiche, non sul femminismo in quanto tale... c'è una bella differenza, la stessa che fare battute su D'Alema e su Marx. E' incredibilmente divertente vedere come questo abbia prodotto e continui a produrre discussioni.
Tutte le ideologie, se prive di senso dell'umorismo, per quanto mi riguarda non valgono nemmeno la pena di essere prese in considerazione.

ladymismagius dice:

Ci sono molti nervi scoperti nella questione dei rapporti fra femministe e padri separati, per esempio la PAS (una malattia inesistente utilizzata in tribunale per negare la validità delle accuse di violenza fatte da figli e mogli nei confronti dei padri) e le false accuse (secondo alcuni di questi gruppi, le donne si servono delle denunce per stupro, violenza domestica e stalking come arma durante i processi per divorzio). Sono sicura che non sono tutti così e che queste persone sono una minoranza più rumorosa e visibile delle persone serie - succede semrpe.
Se vuoi scoperchiare il vaso di Pandora, il Ricciocorno Schiattoso svolge un eccellente lavoro di documentazione e confutazione di queste posizioni, dati alla mano.
Un Altro Genere di Comunicazione ha dedicato diversi articoli al tema, per esempio (http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/08/18/congedo-di-paterni... e http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/08/27/un-altro-genere-di... e http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/08/27/un-altro-genere-di...). Si parte spesso dalla condizione della donna: questo dipende dalla sensibilità di chi scrive.
Però dai, Girl Power è un concetto che ha più attinenza con le Spice Girls che con il femminismo!
Come si è arrivati a quel "femminismo"? Vorrei tanto avere una risposta a questa domanda...

karlsg dice:

Premetto che non ho mai affrontato da vicino l'argomento, ma cercando un po' su google le pagine che trattano di "femminismo e padri separati" non ho trovato dei risultati molto incoraggianti: la maggioranza dei discorsi vedeva da una lato uomini col dente avvelenato verso le donne e dall'altra donne che parlano di lobby (?) maschiliste che distorcono la realtà per nascondere il problema della violenza sulle donne (?)...
Se avessi degli articoli a sostegno di quanto hai scritto sarei ben contento di leggerli, anche solo per riacquistare un po' di fiducia nel genere umano.
L'unico dubbio che mi viene da esprimere è che, per come la descrivi, la questione sia comunque "femminocentrica" perchè più che un discorso di parità di ruoli, mi sembra che il nocciolo della questione sia staccarsi dal ruolo di madre imposto dalla società; mi rendo conto che possano sembrare sottigliezze, ma credo sia anche per queste cose che il femminismo non viene considerato "asessista", ma più un'alternativa paritetica al maschilismo (tralasciando slogan come "Girl Power!" che oltre a essere un po' patetici sono sessisti per definizione).
Detto questo, trovo che il femminismo che descrivi tu sia molto condivisibile, ma anche molto lontano da quello che si vede normalmente in giro e con cui ho avuto modo di confrontarmi, che è tristemente vicino alla media dei commenti ricevuto da Nicodaemon nel suo famoso post...Come si è arrivati a quello partendo da questo? :)
Saluti,
Carlo Alberto

ladymismagius dice:

Moltissime femministe sono impegnate a combattere contro la sacralizzazione della maternità e del ruolo della madre (con tanto di glorificazione del modello di cura ad alto contatto, secondo cui per il benessere psico-emotivo del neonato esso deve stare il più possibile attaccato alla madre il più a lungo possibile, e dell'allattamento al senso, con annessa colpevolizzazione di chi vuole tornare a lavorare poco dopo il parto, come se fosse una madre degenere ed egoista) a favore di una più equa ripartizione delle cure genitoriali e a favore dei congedi di paternità. Sappiamo che affidare i figli preferibilmente alle madri è frutto di un pregiudizio culturale, che deve cambiare per poter costruire una società più paritaria.
Del resto io, come molte altre, sono convinta che un maggiore coinvolgimento e una maggiore vicinanza dei padri ai figli, sia fisicamente che emotivamente, aiuterebbe i bambini a sviluppare meno pregiudizi riguardo alle "cose da maschi" e "cose da femmine".

Quel test è agghiacciante, per inciso.

Andrea Donna dice:

Non ho le conoscenze scientifiche e psicanalitiche per asserire, con te, che la PAS sia una malattia "inventata". A istinto, direi che lo è, cioè che NON è una malattia, ma non ho le tue certezze granitiche: posso sapere da dove derivano? Quel che so per certo è che la manipolazione dei figli contro l'altro genitore (solitamente quello non affidatario) è a tutti gli effetti un abuso sull'infanzia. Poi, permettimi: la frase "le donne si servono delle accuse bla bla" è una frase senza senso. Semmai, ha senso dire che ci sono ALCUNE persone (uomini, donne) che usano la calunnia come arma (ed è una cosa odiosa: accusare un innocente di stupro è una roba che mi fa venire la pelle d'oca). Davvero "ci sono gruppi" che asseriscono questo?

ladymismagius dice:

Quei casi esistono, nessuno lo nega, e sono una cosa orribile sia per i danni che fanno alla persone accusata ingiustamente, sia perché contribuiscono a delegittimare le denunce delle vere vittime e a indurle a non denunciare nel timore di non essere credute.
In ogni caso, grazie a te per la discussione ^^ sono felice di essere riuscita a spiegarmi :)

ladymismagius dice:

Le mie certezze in merito alla PAS derivano dalla mancanza di qualsivoglia validità e affidabilità scientifica delle ricerche del suo ideatore, Richard Gardner. (http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_da_alienazione_genitoriale#Critich...) Con lo stesso criterio giudico il caso Stamina e il "metodo" Di Bella.

Sono d'accordo sul fatto che non bisogna mai giudicare per gruppi: ma non è la mia posizione, è la posizione di quei gruppi, secondo i quali le donne ricorrono sistematicamente alle false accuse. Questi gruppi esistono: rimando a questi articoli http://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/tag/false-accuse perché trattano l'argomento con un ampio corredo di fonti e in modo approfondito).

Anna dice:

Jack il fatto che tu riduca la gestione di casa e famiglia (cura dei bambini, degli anziani, degli animali… giusto per parlare di cose macroscopiche) a “fare un sugo” è un lampante indizio di quanto poco tu capisca di che cosa si stia parlando…

Jack O. Hearts dice:

Un lampante indizio che io conosco cosa sia la parità dei sessi è la quantità di uomini e donne della mia famiglia che avendo un lavoro full time si prendono cura di casa e famiglia, bambini e anziani eccetera. Degli animali, chiedo scusa, ma non ci curiamo.

Nicodaemon dice:

Io non ho parlato del femminismo, ma delle femministe. O, se preferisci, di coloro che si definiscono tali. Se consideri questa definizione sbagliata, e deduco che sia così, visto che i tuoi argomenti sono decisamente differenti da quelli tipici della categoria, dovresti forse discuterne con loro.

karlsg dice:

Io credo ci siano due errori di fondo nella discussione (che dura ormai 3 articoli): il primo è quello spiegato molto bene da Nicodaemon con la battuta su D'Alema e Marx, ovvero che da un lato si parla degli ideali del femminismo e dall'altro dei comportamenti reali di alcune/i presunte/i tali e il secondo è che manca un contesto geografico (nel nostro caso l'Italia).
Faccio subito un esempio che si rifà all'infinita lotta famiglia/lavoro: le lotte femministe hanno (e meno male!) aumentato i diritti delle donne sul posto di lavoro, che è un ambiente principalmente maschilista, ma non le ho mai viste in prima linea per i diritti dei padri (se invece è così scusate la mia ignoranza), in un Italia dove in caso di separazione la madre ha ragione nel 99% dei casi (e parlo per esperienza di figlio).
Un movimento che rivendica la "parità dei sessi e/o dei generi" e che rifiuta l'immagine della donna come mezzo di riproduzione ed educatrice unica, a mio avviso dovrebbe anche lottare in questo senso...In Italia un padre che cerca di far valere il proprio diritto ad amare i propri figli (e parlo di amore non per retorica, ma perchè sul piano economico il discorso non esiste nemmeno...) deve lottare contro un muro composto da Stato, opinione pubblica e soprattutto donne che rivendicano il ruolo primario della madre, arrogando un diritto dovuto alla gestazione e al parto (semplifico un po' per problemi di spazio, so dal punto di vista biologico quanto sia importante la gestazione, ma qui parlo di un atteggiamento culturale).
Faccio nuovamente un paragone con i paesi del Nord (si, sono quello che ha scritto ieri sul tuo blog :) ):in Norvegia il padre ha diritto agli stessi permessi della madre e se non ne usufruisce è il datore di lavoro a obbligarlo (!), qui da noi è l'esatto opposto, quei pochi che hai sei caldamente invitato a non usarli...Lì il femminismo (al pari del socialismo e di tante altre cose...) funziona ed è quello che dici tu, qui da noi in pratica è diventato l'ennesimo pretesto per arrogare diritti in più senza condividerne oneri (altra semplificazione per motivi di spazio) e da qui nasce l'astio e lo scetticismo che si vedono in molti commenti.
Concludo con una nota di colore: noi stiamo qui a spaccare il capello in quattro, passare sotto la lente ideologie e principi, discutere di società e amenità varie e poi in giro trovi questo:
http://www.girlpower.it/test/quanto-sei-femminista/30479
Mi sa che siamo noi a non avere capito nulla :)
Saluti,
Carlo Alberto

karlsg dice:

Sinceramente non conoscevo la "PAS", quando si sono separati i miei (primi anni '90) si definiva semplicemente "plagio".
Non so se abbia senso parlare di malattia, ma il problema del plagio esiste eccome: di sicuro come ha detto Andrea Donna è un fenomeno che accade più verso il genitore non affidatario e di conseguenza in Italia nel 99% dei casi è a sfavore dei padri...Se gli affidi fossero più equamente distribuiti mi aspetto che ci sarebbero molti più ricorsi materni per questo problema.
Non conoscevo il blog del "Ricciocorno Schiattoso" (nome molto SEO friendly :) ), ma vedrò di cosa parla.
Sulle false accuse io conoscevo un padre accusato dall'ex moglie di pedofilia verso la figlia per aver "toccato" la bambina (omettendo che la "molestia" fosse aver applicato della pasta di fissan per un'irritazione...)...Questa persona è poi stata scagionata perchè il fatto non sussisteva, ma per tutta la durata del processo i contatti con la figlia sono stati minimi e sotto sorveglianza (senza contare l'accusa infamante...).
Di sicuro è falso asserire che in generale le donne denuncino finte violenze, però purtroppo non si può nemmeno negare che esistano certi casi (e sono più di quanto si potrebbe pensare), perchè comunque è un modo efficace per "annientare" l'ex coniuge...
Comunque grazie per le spiegazioni, ora ho un'idea più chiara di cosa sia il femminismo... ora la prossima volta che avrò a che fare con una femminista da "cioè" potrò smontarla e mandarla sul tuo blog :)
Saluti,
Carlo Alberto

John

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