La crescita dell'estrema destra in Europa

L'estrema destra in crescita nei sondaggi in tutta Europa

Un’onda nera potrebbe travolgere Bruxelles. Nessuna fuoriuscita di petrolio, bensì la crescita dei partiti di estrema destra in tutta Europa, che potrebbe assumere dimensioni preoccupanti. Il tutto, per una volta, sembra non riguardare l’Italia da vicino.
Andiamo, però, a vedere i vari movimenti in Europa e la loro crescita dal punto di vista dei consensi.
Politicamente, in seno al Parlamento Europeo esiste un partito dell’estrema destra, che è l’European Alliance for Freedom, la quale però comprende solo i movimenti più “moderati”, principalmente Front National e FPÖ, che sono schierati su posizione di destra sociale, anti-immigrazione e fortemente euroscettica.
I movimenti più estremistici (Jobbik, Alba Dorata e NPD) sono stati rifiutati dalla stessa EAF e appartengono, per la maggiorparte, al Fronte Nazionale Europeo, che è un movimento fondato da Roberto Fiore e da altri nel 2004. È importante quindi fare questo distinguo prima di trattare questa tematica.

Iniziamo con i movimenti appartenenti all’EAF:

  •  Francia

In Francia i sondaggi danno il Front National di Marine Le Pen al 21.5%, che equivarrebbe alla percentuale più alta nella sua storia. Tale risultato supererebbe il già considerevole 14.9% del 1997 alle elezioni per l’Assemblea Nazionale e porterebbe la Le Pen ad essere alla testa del secondo partito di Francia (davanti a lei solamente i Socialisti).
Tale percentuale porterebbe la rappresentanza numerica del partito in Parlamento Europeo da 3 a 18 parlamentari. Negli ultimi anni si è assistiti ad un “ammorbidimento” nella linea del partito, che è passato da posizioni vicine a quelle di Forza Nuova a posizioni simili a quelle del Movimento Sociale Italiano degli anni '80.
Il Front National resta comunque un movimento euroscettico, anti-euro e anti immigrazione, soprattutto nei confronti di quella islamica; di contro, assume una posizione filo-israeliana sia in politica interna che in quella estera, professando il diritto di Israele di difendersi.

  • Austria

In Austria la casella dei movimenti di estrema destra è occupata dall’FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs), che fu il partito di Jorg Haider.
Haider, deceduto in un incidente stradale nel 2008, aveva provato a ridefinire i confini del pensiero politico della sua area: aveva lasciato il movimento da lui stesso portato alla ribalta nel 2005, ritenendo che esso si stesse spostando su posizioni estremamente oltranziste; aveva quindi fondato una nuova realtà politica, il BZÖ.
La posizione politica dell’FPÖ, sia in campo interno che in campo estero, è molto simile a quella del Front National, con il quale condivide il gruppo europeo di appartenenza.
I sondaggi accreditano l’FPÖ al 21% (dopo che alle scorse elezioni europee raggiunse 12.9%), percentuale che raddoppierebbe la rappresentanza a Bruxelles, portandola da 2 a 4 parlamentari.

  • Belgio

In Belgio vi è un partito che aderisce alla European Alliance for Freedom, ossia i Vlaams Belang, il partito nazionalista fiammingo. Anche in questo caso il partito è stato accusato di essere un movimento anti-islamico, ed anche in questo caso è possibile trovare più di un comune denominatore con l'FN ed il FPÖ. Elemento caratterizzante rispetto al resto d'Europa, tuttavia, riguarda l'appoggio che il Vlaams Belang dà alle istanze separatiste fiamminghe.
In controtendenza con il resto dei movimenti estremisti di destra, il Vlaams Belang dovrebbe passare dal 9.9% delle scorse elezioni al 5.2%, vedendosi ridurre la sua rappresentanza da 2 a 1 parlamentare.

  • Olanda

Se in Belgio cala, in Olanda la destra euroscettica e nazionalista dovrebbe fare il botto: il Partij voor de Vrijheid (PVV – Partito delle Libertà) dovrebbe raggiungere il 17% dei consensi, portando da 3 a 5 il numero dei parlamentari europei diventando a tutti gli effetti il primo partito nel paese.
Il PVV nasce da una scissione all'interno dell'europeista VVD datata 2004: il VVD, partito conservatore di impostazione vagamente liberale, non ebbe all'epoca la forza attrattiva sufficiente per contenere le istanze più radicali, e dunque la creazione di un nuovo soggetto politico divenne sostanzialmente inevitabile.
Il leader indiscusso del PPV è il carismatico Geert Wilders, accusato da più parti di posizioni islamofobe. Anche in questo caso la linea politica è molto simile a quella del Front National.

  • Svezia

Altro membro dell’EAF è il Sverigedemokraterna, ossia i Democratici Svedesi, che sono sulle posizioni di destra sociale, nazionalista e anti-immigrazione.
Sono anch’essi, tanto per cambiare, sulla linea ideologica del Front National francese, dal quale ha subito fortissime influenze negli anni ‘90, come sottolineato da diversi studiosi.
Nelle scorse elezioni avevano ottenuto il 3.3%, i sondaggi danno il movimento al 10%, che permetterebbe loro di entrare in parlamento europeo con 2 rappresentanti.

  • Slovacchia

In Slovacchia troviamo il Slovenská Národná Strana (Partito Nazionale Slovacco), che si trova su posizioni di estrema destra.
Il partito è stato più volte attaccato e tacciato di neofascismo. I sondaggi danno il movimento al 5.6% che gli permetterebbe di entrare in Parlamento Europeo con 1 rappresentante.

  • Italia

Anche la Lega Nord sarà all’interno dell’EAF, prevalentemente grazie all'impostazione No-Euro del suo programma: nel 2013 il segretario Salvini (che nella Lega rappresenta la sinistra del partito) ha definito l’Euro in un’intervista “un crimine contro l’umanità”. Come abbiamo visto nei sondaggi italiani, la Lega potrebbe ottenere 4 seggi (4.23%).

L’European Alliance for Freedom potrebbe dunque ottenere 34 seggi da 6 Paesi. Il regolamento del Parlamento Europeo non permetterebbe formalmente quindi all’EAF di costituirsi come gruppo parlamentare, nonostante il superamento della soglia dei 25 deputati, dato che si richiedono rappresentanti di almeno 7 Paesi. Tuttavia tale divieto potrebbe essere aggirato con l'iscrizione di parlamentari esterni a questi movimenti, cosa già successa in passato.

 

Invece, i movimenti che invece si situano più a destra dell’EAF sono:

  • Ungheria

In Ungheria il partito di estrema destra è lo Jobbik, che preoccupa molto di più rispetto al Front National, soprattutto per le sue posizioni radicali.
Il suo leader, Gabor Vona, aveva fondato nel 2009 la Magyar Garda (Guardia Magiara) un movimento paramilitare legato a Jobbik.
Altro elemento importante del partito è Krisztina Morvai, che ha rilasciato dichiarazioni fortemente antisemite e anti-Israele.

I sondaggi accreditano Jobbik al 19%, dopo aver ottenuto il 20.5% nelle elezioni parlamentari, confermandosi il terzo partito (in netta crescita rispetto al 14.77% delle scorse europee), dietro ai socialisti e a Fidesz (destra, il cui leader è Orban). Jobbik vedrebbe così crescere il numero di parlamentari europei da 3 a 4.

  • Grecia

In Grecia troviamo Chrysi Avgi (Alba Dorata), partito di estrema destra, il cui simbolo è simile ad una svastica.
Esploso nelle elezioni del 2012, raggiungendo quasi il 7%, i sondaggi accreditano il movimento di Alba Dorata al 10.7%, percentuale che gli consentirebbe una rappresentanza di 2 seggi al parlamento europeo (nelle scorse europee aveva ottenuto lo 0.5%, con 0 seggi).
Il movimento di Alba Dorata è stato accusato di violenze contro immigrati, omosessuali, minoranze etniche e oppositori politici.

  • Germania

In Germania il partito schierato su posizioni di estrema destra è l’NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), su posizioni decisamente poco concilianti verso neri, ebrei e musulmani.
È affiliato al Fronte Nazionale Europeo, il movimento transnazionale fondato nel 2004 da Roberto Fiore e di cui fanno parte la Falange spagnola, Alba Dorata e Forza Nuova.
L’NPD è accreditato dell’1.3 %, percentuale che gli permetterebbe di conquistare per la prima volta nella sua storia 1 seggio al Parlamento Europeo.

  • Slovacchia

Simile a Jobbik, in Slovacchia troviamo il Ľudová strana Naše Slovensko (Partito del Nostro Popolo Slovacco), che si trova su posizioni di estrema destra.
Nelle elezioni politiche di due anni fa aveva ottenuto l’1.58% (record assoluto per il movimento), i sondaggi lo accreditano di un 3.6%, che tuttavia non consentirebbe al momento al partito di entrare nel parlamento europeo.

  • Bulgaria

Ataka è il partito di estrema destra bulgaro, che era affiliato nel 2007 al gruppo europeo "Identità, Tradizione, Sovranità" (a cui partecipavano anche Forza Nuova e Fiamma Tricolore).

Ataka negli anni passati ha ottenuto percentuali estremamente elevate (intorno al 12-15%), arrivando a contare ben 3 europarlamentari, grazie anche alle sue posizioni anti-NATO, anti-Europeiste e anti-Rom.
Il movimento, però, vedrebbe ridursi la sua rappresentanza a un solo parlamentare, ottenendo solo il 4.6%.

  • Gran Bretagna

Al momento il British National Party sembrerebbe fuori dal Parlamento, raccogliendo un misero 1%. Un crollo verticale dal 6.4% raccolto alle precedenti europee, nel quale avevano ottenuto 1 europarlamentare.

  • Italia

Anche in Italia come in Gran Bretagna i sondaggi danno l'estrema destra, rappresentata principalmente da Forza Nuova e Casa Pound, fuori dal Parlamento Europeo.
Insieme i due partiti riuscirebbero ad arrivare appena al 1%.

In definitiva, i seggi dei movimenti di estrema destra, se confermati i sondaggi, sarebbero quindi 8. Nei prossimi giorni proveremo a capire quali sono i significati ed i risvolti politici di tali numeri.

Alessandro Sabatino
@Ondaanomala1

Commenti

Non vedo perché tenere fuori

Non vedo perché tenere fuori i grillini dal discorso: euroscettici, anti-euro e anti immigrazione come tutti i partiti qui presi in considerazioni. Per una banale questione di voti, penso a loro più che alla Lega come rappresentanti italiani di tali questioni.

Stiamo arrivando

I Grillini sono fuori perché non sono parte né di EAF né dell'FNE. Ma stiamo preparando un articolo per configurare la situazione italiana, in cui proviamo a spiegare perché proprio la loro forza sia un freno all'esplosione della destra estremista nel nostro Paese. Stay tuned.

UM

Sì, certo, ma lo stesso non

Sì, certo, ma lo stesso non ha molto senso tenerli fuori dal discorso, se non per una questione formale. Grillo può dirgliene di tutti a colori alla Le Pen, ma resta sempre il bue che dà del cornuto al toro. Che il suo movimento confluisca o no nella stessa coalizione europea, non cambia che ne sottoscriva tutti i punti cardine. A mia opinione, se si cerca di dare una visione d'insieme i Grillini devono farne parte. Letto in maniera decontestualizzata, l'articolo sembra suggerire che la Lega sia il solo partito antieuropeista d'Italia. Al di là del prossimo articolo che sta preparando, dalle giuste premesse.

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