Jurassic World contro Star Wars: la battaglia dei trailer e l’eterno ritorno

Jurassic World contro Star Wars: la battaglia dei trailer e l’eterno ritorno

Gli eventi della scorsa settimana passeranno rapidamente ai posteri come l’inattaccabile testimonianza che True Detective aveva ragione: “time is a flat circle. Se nel giro di 3 giorni vengono distribuiti online i video promozionali dei nuovi film di Jurassic Park e Guerre Stellari, sembra davvero che il 2014 si stia ripiegando su sé stesso e tornando ai fasti del cinema di venti/trent’anni fa.
La  verità è che la storia inesorabilmente si ripete, e per quanto riguarda il cinema sappiamo tutti che è una delle idee più ripetute della storia. In tempo di crisi, le major americane corrono ad assicurarsi diritti di sfruttamento delle proprietà intellettuali più redditizie; a questo proposito, la Disney si è assicurata vita eterna grazie all’acquisizione, nel giro di pochi anni, di Pixar, Marvel e lucasArts.  

Il nuovo estratto dalla miniera d’oro a forma di dinosauri che si chiama “Jurassic Park“ è intitolato Jurassic World: scritto e diretto dal semi-esordiente Colin Trevorrow, che ha alle spalle solo la commediola “Safety Not Guaranteed”, uscirà a giugno 2015. 
Il prossimo capitolo della saga di Star Wars, primo di una nuova trilogia e apripista di un progetto di universo narrativo che porterà la Disney a distribuire un “Guerre Stellari” all’anno, è saldo nelle mani di uno degli uomini più importanti nella Hollywood di oggi: J. J. Abrams, autore di Alias, Lost, Mission: Impossible 3 e i nuovi Star Trek

È sostanzialmente impossibile non mettere a confronto i due film, per varie ragioni; la prima consiste nel fatto che le produzioni hanno deciso di distribuire i trailer durante la stessa settimana: il trailer di Jurassic World è arrivato online martedì scorso, mentre il teaser di Star Wars: Episodio VII si è presentato sui nostri computer venerdì. 
La seconda ragione riguarda una questione di memoria e di ritorno alle fonti più “sacre” e importanti nella memoria della mia generazione (e non solo la mia).

Se dovessi infatti riassumere la mia infanzia in due parole, direi “dinosauri” e “spade laser”: il fatto è che i dinosauri e le spade laser stanno tornando, la forza si è risvegliata e il parco ha riaperto i battenti contro ogni umana logica. È scientificamente impossibile, per la gente della mia età e con il mio background culturale, non essere un minimo eccitati alla prospettiva di entrare in una sala cinematografica nel 2015 e beccarsi i due temi più famosi di John Williams in un colpo solo. 

In questi giorni, più o meno tutti i siti e blog del mondo si stanno interrogando su cosa effettivamente sappiamo o possiamo aspettarci dai due film. Da parte mia, trovo molto più interessante riflettere su ciò che al momento abbiamo a nostra disposizione: il primo affondo dei dipartimenti marketing, i primi materiali video messi a disposizione del pubblico nella stessa, cruciale settimana. Chi, tra il T-Rex e Luke Skywalker, gode del miglior pr?

Il video promozionale di Jurassic World è, in termini tecnici, un full trailer: un filmato di circa due minuti e mezzo che fornisce allo spettatore elementi della storia e dei personaggi. Al contrario, Star Wars: Episodio VII ha presentato un teaser trailer, un video lungo 88 secondi e che contiene rivelazioni su personaggi, trama e mantiene il film dentro un solido alone di mistero e speculazioni. 
Distribuito martedì, Jurassic World ha generato un’imponente mole di condivisioni e discussioni online e su siti generalisti e del settore. Ne hanno parlato in moltissimi, e i giudizi positivi e negativi oscillano verso un cauto ottimismo nei confronti del film in uscita a giugno. 

Pubblicato online venerdì, il teaser di Star Wars: Episodio VII non è stato visto da molti. È semplicemente stato visto da tutti. Con 40 milioni di visite in 72 ore, Star Wars è ufficialmente il trailer con il miglior debutto della storia. Una riga di voce fuori campo, due sequenze immediatamente riconducibili alla memoria del Guerre Stellari collettivo, tre o quattro volti nuovi rapidamente introdotti sullo schermo senza una premessa o una spiegazione. Immagini a effetto, una variazione sul tema “spada laser” e poi... il Millennium Falcon, in tutta la sua gloria, accompagnato dal tema musicale più famoso del mondo.
 

La chiave di volta di una simile strategia comunicativa non è tanto il contenuto di ciò che si promuove. È l’intenzione: l’idea che il tuo prodotto godrà di un livello di anticipazione e frenesia mediatica tale che non puoi limitarti ad ascoltare il rumore bianco di Facebook e Twitter.
A distanza da più di un anno dall’uscita del film, dovrai accompagnare la massa pre-esistente dei fan in un viaggio per il quale sono prontissimi ad essere scettici e diffidenti... e devi farli arrivare a credere. Il film sarà solo l’ultimo passaggio, l’ultima tappa del tuo racconto: il vero storytelling è l’attesa della ricompensa, in un percorso psicologico alla “Sabato del villaggio” di Leopardi. Che sia il giorno del riposo o l’ultimo Guerre Stellari, l’anticipazione è tutto; i dettagli che svelano passaggi della trama sono inutili e anti-climatici. 

Con una mossa coraggiosa ma perfettamente razionale, J. J. Abrams e la Disney hanno deciso di non preoccuparsi di distribuire il trailer del loro progetto di punta a tre giorni di distanza da un concorrente di quel peso. Hanno deciso di farlo meglio di loro, e di conseguenza “fagocitare” l’hype lasciando briciole di visibilità ad un avversario annichilito dal fragore delle fanfare di John Williams. 

La superiorità di un concorrente sull’altro non ne comprova assolutamente il più alto valore artistico, ma forse sancisce una vittoria più affascinante e meno soggettiva: il successo nel “partire con il piede giusto” con la campagna promozionale del proprio prodotto. Oggi più che mai, fare pubblicità nel cinema significa raccontare una storia: più grande, articolata, complessa e suggestiva di quello che il film da solo potrebbe mai essere.

J. J. Abrams è indubbiamente un pionere di questo genere di comunicazione, e sono convinto che il suo Star Wars trascenderà le release cinematografiche per immergersi nel lato più “virale” e di contorno del suo apparato. Allo stesso modo, il fatto che 88 secondi di Guerre Stellari abbiano di fatto oscurato un potenziale “colosso” come Jurassic World conferma l’eccezionale sensibilità nel “leggere i tempi” e anticipare le mosse dell’uomo che la Disney ha avuto la lungimiranza di mettere al comando della sua nave ammiraglia.

Comunque sia andata “la battaglia dei trailer” di fine novembre 2014, la verità è che “il tempo è un cerchio piatto”, e Hollywood è alle prese con un ripiegamento su sè stessa e su contenuti per i quali non rischia nè rischierà mai nulla in termini di investimento: i film “nuovi” saranno sempre meno, e si assisterà a un progressivo riciclaggio di tutto ciò che è possibile riciclare.
Anche se il me stesso più giovane si ribellerà a questo assunto, non possiamo più di tanto esaltarci per il fatto che Jurassic Park e Star Wars torneranno per l’ennesima volta al cinema. Dovremmo invece esaltarci quando vediamo al lavoro un autore in grado più di ogni altro di cogliere lo “zeitgeist cinematografico”, mettere in pratica strategie ambiziose e rinnovare settori dove saper raccontare è tanto importante quanto lo è dentro una sceneggiatura.  

Davide Mela
@twitTagli 

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