Io (non?) odio il bastone per i selfie

Io (non?) odio il bastone per i selfie

Ho comprato un’asta per i selfie e mi sento una “persona meglio”. La mia vita prima di questo momento era priva di senso, tutti questi autoscatti dei miei amici in bacheca con la loro felicità sbattuta in prima pagina mi avevano messo invidia.
Perché io non potevo essere felice intasando l’universo social con la mia faccia in ogni posa, circondato da cose-persone-amici-animali-sconosciuti-nomi-parole-città?

Ho provato a farmi anche io qualche selfie ma le foto scattate davanti allo specchio del bagno non erano la stessa cosa e quelle scattate tenendo il telefono a braccia tese erano anche peggio: visi deformati, immagini tremolanti e luci improponibili; insomma la mia autostima non è mai stata così bassa.

Poi ho trascorso un week end in vacanza in un’altra città e lì è scesa su di me l’illuminazione, ecco la soluzione a tutti i miei mali.
Una febbrile eccitazione si è impossessata di me quando i miei occhi si sono posati sulla reliquia che Bobo Vieri ha reso celebre: il bastone da selfie.

Come ho potuto vivere nell’ignoranza fino ad ora? Facendo un viaggio nei miei ricordi mi è venuto in mente che, durante un viaggio ad agosto scorso, avevo intravisto una coppia di asiatici farsi autoscatti con una strana staffa e lì per lì ho riso, schernendoli tra me e me liquidandoli con un “pff che stron*ata, son proprio asiatici”.

Invece eccomi qui, sei mesi dopo, a tenere in mano lo scettro del trash, il simbolo primo dell’autarchia egocentrica firmata Facebook, Instagram e Twitter.
Devo dirvi che mi sento elettrizzato, ora posso immortalarmi in ogni posa e foggia da angolazioni che sconvolgono la fisica e creano imbarazzo al mondo della scienza.

Non è tutto rosa e fiori però. Lo scettro del potere nasconde un lato oscuro: l’imbarazzo di girare solennemente con un’antenna iperestensibile alla quale è attaccato un telefono e di farsi vedere in giro usandola.
Come tutti i feticci, è ovvio che non si è così felici di esibirli in giro, ma ci si trova a proprio agio solo godendone nel buio della propria stanza o ai ritrovi con altri che condividono gli stessi gusti.

Dopo essere stato schernito dai miei amici perché “dai oh, hai l’asta dei selfie, quanto sei ridicolo??” ho però scoperto che nessuno è immune dal suo fascino irradiante!
Dopo il mio sbigottimento iniziale dovuto alle prese in giro è successa una cosa strana: tutti i miei amici hanno iniziato ad accalcarsi intorno a me per rientrare nelle mie foto!
In preda alla confusione ho scattato più e più foto con il mio telecomando bluetooth e subito tutti le hanno volute ricevere su whatsapp e, in men che non si dica, tutto era già social.

Non ci ho più capito niente. Bisogna prendere in giro chi ha l’asta MA poi però fare a gara per stare nelle foto e pubblicarle in rete. Incredibile ma vero, funziona così e l’ho provato sulla mia pelle, passando da canzonatore a canzonato, diventando da disprezzatore del bastone magico a nutrito apprezzatore dei risultati che produce. 
Non mi ci abituerò mai, dovrò convivere con questo dualismo di emozioni: un misto tra odio per il simbolo che l’asta rappresenta e un impulso irrefrenabile di fare fotografie senza usare le braccia come cavalletto. Spero di facerla. Ora però devo andare un attimo... a... mmm, beh, mmm... "a prendere un caffè".
Click. Click. Click.

Topsy Kretts
@twitTagli

Credit copertina: Rob Dobi

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