Intimidazioni, legami con la mafia, accuse di truffa: storia sporca di Donald Trump

Intimidazioni, legami con la mafia, accuse di truffa: storia sporca di Donald Trump

La campagna elettorale americana volge al termine, e mentre i due candidati si apprestano al rush finale può essere utile fare un riepilogo degli scheletri nell'armadio di Donald Trump. Ogni personaggio pubblico vorrebbe cancellare qualcosa dal suo passato, ed è normale che durante una campagna elettorale qualsiasi evento, per quanto insignificante, venga setacciato al microscopio e riportato sotto gli occhi degli elettori.

David Cay Johnston
, giornalista che ha seguito le sue avventure negli ultimi 27 anni, scrive: "In questi anni ho trovato molti fili che legano Donald Trump al crimine organizzato; alcune di queste spiacevoli connessioni sono state approfondite, indagate ed esaminate in sede legale; altre no." Oppure non ancora?

 

Discriminazioni razziali nell'immobiliare

Quando: New York, 1973-75

Il fatto: A Shorehaven, Brooklyn, una donna di colore chiede di affittare un appartamento: "niente da fare, tutto occupato". Pochi giorni dopo un'altra donna, bianca, cerca una sistemazione: le vengono immediatamente proposti due appartamenti già liberi.

Le due donne sono agenti sotto copertura dell'FBI e indagano su presunte - ora non più - discriminazioni razziali negli immobili di Trump. Alcune accuse simili sono già state risolte negli anni scorsi con accordi e risarcimenti ai diretti interessati, ma questa volta è direttamente il ministero della giustizia che indaga: le discriminazioni violano il Fair Housing Act del 1968, opera di Lyndon Johnson.

Le indagini accertano rapidamente che Donald e il padre Fred sono responsabili di una vera e propria lottizzazione programmata in 39 dei loro immobili. Molto semplicemente, impediscono a neri e ispanici di affittare appartamenti liberi o, nei migliori dei casi, li affittano a prezzi maggiorati.
La discriminazione è sistematica, i candidati inquilini di colore vengono codificati come "no.9" o "C"  dagli impiegati della Trump Management Inc. Trump è sulla difensiva e arruola Roy Cohn, avvocato nonché consigliere della famiglia mafiosa Genovese. Respinge ogni accusa e anzi denuncia il ministero per una cifra di 100 milioni perché le accuse sono "infondate e irresponsabili".

L'esito: Un accordo chiude la vicenda senza che Trump ammetta mai la minima colpevolezza. Per due anni fornirà, ogni due settimane, la lista degli appartamenti liberi alla New York Urban League, che potrà proporre inquilini a sua discrezione così da ridurre le discriminazioni.

La canzone:

 

Legami mafiosi #1: la costruzione della Trump Tower

Quando: dal 1980.

Il fatto: In qualità di costruttore Trump non ha potuto evitare di interagire con la mafia. Benché non sia mai stato formalmente accusato, le indagini sono state innumerevoli e hanno spinto alcuni giornalisti - David Cay Johnston e Wayne Barrett in particolare - ad approfondire le amichevoli relazioni di Trump con le famiglie mafiose del New Jersey e di New York. 

Nel 1980 il mercato del cemento armato è nelle mani di Fat Tony Salerno e Paul Castellano, tramite la società di facciata S&A. Con l'intercessione del già citato Roy Cohn, faccendiere dei boss, Trump acquista tutto il cemento a presa rapida di cui ha bisogno dalla S&A, al doppio del valore di mercato.
Non è un dettaglio che il cemento sia a presa rapida: a differenza di altre soluzioni è veramente rapido, addirittura rischia di solidificarsi nelle betoniere (danneggiandole irreversibilmente) o prima di essere applicato; per questo mette i costruttori alla mercé degli operai, e infatti è sistematicamente escluso in favore di altri metodi costruttivi, meno innovativi ma più prudenti. Perché Trump ha optato per l'opzione che lo rende più vulnerabile? Verosimilmente il prezzo gonfiato serve a evitare intoppi sindacali; in effetti il cantiere di Trump è l'unico a non subire nessun contraccolpo quando gli operai mettono in ginocchio la città con uno sciopero coordinato.

L'esito: Anni dopo il governo federale incastra Salerno e Castellano, e la transazione con Trump figura tra i capi di imputazione.

La canzone: 

 

Legami mafiosi #2: la "Polish brigade" di demolitori

Quando: 1979

Il fatto: Ancor prima di costruire la sua torre, Trump ha a che fare con la malavita. Prima di costruire bisogna demolire la Bonwit Teller, edificio art déco che occupa l'area designata. Per farlo assume una quindicina di operai regolari a cui affianca 200 immigrati illegali polacchi, non sindacalizzati, sottopagati, che lavorano a ritmi illegali e dormono spesso in cantiere. In condizioni normali questa situazione dovrebbe portare a uno sciopero pressoché immediato; ma sotto l'egida della famiglia Genovese i lavori procedono regolarmente.

L'esito: Questo accade finché la "Brigata polacca" non protesta per i mancati pagamenti: il governo avvia un'indagine ufficiale tramite l'FBI, mentre Trump si difende: "non ne ero al corrente". La difesa regge ben poco e Trump acconsente a un pesante indennizzo.

La canzone: 


Dipendenti non pagati

Quando: dal 1980

Il fatto: Nelle innumerevoli avventure immobiliari e imprenditoriali, Trump ha dimenticato di pagare alcuni dipendenti, fornitori e contractors. Non soltanto la "brigata polacca" di clandestini, facili da ricattare, ma anche cittadini americani e addirittura avvocati arruolati per difenderlo nelle ricorrenti controversie legali. Una recente inchiesta di USA Today mostra, con tanto di infografiche, le cifre di questi abusi.

L'esito: Trump è il candidato degli hard-workers e degli americani più colpiti dalla crisi; ma è proprio sulle spalle di persone così che Trump ha rinforzato il patrimonio paterno.

La canzone:

 

Intimidazioni agli inquilini

Quando: 1982-86

Il fatto: nel 1981 Trump rileva un grattacielo che si affaccia a Central Park. Non tanto per il grattacielo, quanto per il terreno, ideale per edificare moderni grattacieli di lusso. Ma gli attuali inquilini non hanno nessuna intenzione di sgomberare.
Trump prova a convincerli in tutti i modi: stacca luce e gas, sospende le manutenzioni delle aree comuni e cambia le regole condominiali in modo assurdo, ad esempio costringendo i clienti di uno studio dentistico a usare l'ascensore di servizio, usato abitualmente per i rifiuti.
L'idea più "geniale", comunque, è quella di far circolare alcune pubblicità sui quotidiani in cui offre gli appartamenti sfitti di quell'edificio ai senzatetto.

Quando i condomini si lamentano dei soprusi, Trump li controdenuncia per una somma di 150 milioni di dollari. Dal punto di vista di Trump inoltre gli affittuari sono nell'illegalità perché godono di un regime fiscale agevolato che consente - in realtà in modo assolutamente legale - di mantenere affitti largamente sotto le quote di mercato. 

L'esito: Trump cede e paga un risarcimento di 550.000 dollari, restituendo la gestione dell'edificio all'amministrazione precedente.

La canzone: 

 

Legami mafiosi #3: la licenza di Atlantic City

Quando: 1981

Il fatto: Parallelamente alla frenesia edilizia a New York, Trump cerca di trarre profitto dalla rinascita economica di Atlantic City. Per risollevare la città da un declino decennale, il governo approva nel 1976 la legalizzazione del gioco d'azzardo, affidandone il controllo alla Division of Gaming Enforcement (DGE): è un business pericoloso e la commissione si prodiga nel rassicurare i cittadini sul suo rigoroso controllo.
Gli hotel pressoché abbandonati vengono rimpiazzati da casinò lussureggianti, e questo è pane per i denti del magnate, che richiede la licenza per il suo Taj Mahal. La commissione richiede un anno, come sempre, per esaminare la sua richiesta. È necessario accertare che Trump non abbia nessun legame con nessun crimine in nessuno Stato. Ogni collegamento a criminali significa un'esclusione automatica dalla licenza, normalmente. Ma Trump si dimentica di menzionare le inchieste che lo hanno già visto protagonista, e la commissione non incalza.

Trump gioca d'astuzia: da un lato blandisce le autorità, proponendo di mettere nei suoi casinò agenti sotto copertura dell'FBI e assicurando che non vuole che il buon nome della sua famiglia sia accostato ad alcunché di illegale. Dall'altro attiva Roy Cohn per ricattare, di fatto, il procuratore generale del New Jersey John Degnan. Lo costringe a ridurre a 6 mesi l'indagine per la licenza, altrimenti potrebbe ottenerla nello stato di New York e costruire un casinò a Manhattan, che ucciderebbe il fragile mercato di Atlantic City.

Nel 1982 Trump ottiene l'agognata licenza e immediatamente iniziano ad affiorare le irregolarità. La DGE, però, non ha alcun interesse ad approfondire: un'ammissione delle leggerezze avrebbe infranto l'aura di implacabile sentinella della legalità. Non potendo però ignorare del tutto le dichiarazioni di malavitosi pentiti e le inchieste giornalistiche che iniziavano a mettere insieme i fatti, convoca Trump a difendersi: sotto giuramento, il magnate assicura di non conoscere le persone coinvolte e di non essere al corrente di quei fatti.
La DGE respinge testimonianze e indizi sulla base della parola di Trump: la licenza viene confermata grazie alle rassicurazioni del suo beneficiario.

Con il tempo, però, gli indizi diventano prove, e le prove portano a conseguenze. Nel 1986 Roy Cohn venne radiato dall'ordine degli avvocati per diffamazione e furto, ma la commissione non revoca la licenza a Trump nonostante i suoi legami con Cohn.
Nel 1985 Joseph Weichselbaum, pilota personale di Trump che si occupa anche del trasferimento dei clienti più importanti, viene condannato per spaccio di marijuana e cocaina in Ohio. Grazie all'intercessione del magnate Weichselbaum, sconta una pena ridottissima (tre anni nella prigione urbana di New York, contro i 20 anni di carcere federale dei complici).

Nel 1990, quando il Taj Mahal è sull'orlo della bancarotta, il padre Fred acquista 3,5 milioni di dollari in fiches, senza avere la minima intenzione di giocare d'azzardo. Ciò si configura come prestito, ed è illegale: Donald se la cava con una multa da 30.000 dollari, e nel 1991 il Taj Mahal chiude comunque i battenti.
Altri 450.000 dollari di multa vengono comminati sono per aver acquistato alcune auto di lusso al mafioso Robert Libutti; 200.000 per aver tenuto lontano dal boss il personale di colore, poco gradito durante le visite al casinò; 250.000 dollari per aver fatto pressioni sulle autorità onde evitare l'apertura di un casinò concorrente a New York, che avrebbe danneggiato gli affari ad Atlantic City.
Per finire, nel 1986 Trump tenta la scalata ad altri due casinò della città, il Bally e il Holiday, ma viola le regole dell'anti-trust: quando il gioco viene a galla Trump deve abbandonare il tentativo e pagare 750.000 dollari di multa.

In altri casi, Trump non viene condannato né indagato, ma la semplice sussistenza del fatto dovrebbe causare una revoca automatica della licenza. Ad esempio, quando collabora con le officine Dillinger per preparare alcune Cadillac extra-lusso, pur sapendo che le officine sono proprietà di due noti scagnozzi. O quando compra un terreno da due mafiosi chiamati "Young Executioners", dipendenti di Nicky Scarfo, ottenendo per costruire il casinò un leasing di 98 anni - il che lo rende di fatto un affittuario di un boss.

L'esito: La DGE non revocherà mai la licenza a Trump, che uscirà di sua spontanea volontà dal mercato del gioco d'azzardo.

La canzone: 

 

La Trump Foundation

Quando: dal 1988

Il fatto: Recentemente il procuratore generale di New York Eric Schneiderman ha aperto un'inchiesta ufficiale sulla condotta della fondazione, che - questo è il sospetto – potrebbe essere una facciata per amministrare il denaro in modo più agile. Ad esempio, la fondazione usa abitualmente denaro proveniente da donazioni esterne per fare a sua volta donazioni a enti esterni: questo non è illegale, ma solo deplorevole, perché Trump mette il suo nome su donazioni in cui non mette un dollaro, ma in alcuni casi la gestione dei soldi non è stata così innocua.

Alcuni anni fa la fondazione ha donato 25.000 dollari a un'associazione favorevole a Pam Bondi, procuratrice della Florida, alcuni giorni prima che Bondi archiviasse un'indagine sulla Trump University. Diverse volte invece la fondazione ha usato i soldi a disposizione per pagare le spese o i risarcimenti pattuiti in sede legale. In due occasioni, invece, i soldi sono stati utilizzati per acquistare oggetti da collezione - tra cui un grande ritratto di Donald - poi esposti in proprietà private del magnate.

L'esito: Tutto ciò al momento è oggetto di studio da parte dell'IRS, ed è ancora presto per dire dove porteranno le indagini. Sicuramente Trump non contribuisce a fare luce sui punti oscuri, e ignora la prassi comune di pubblicare le sue dichiarazioni dei redditi nonostante le reiterate richieste.

La canzone:

 

Le sfilate American Dream

Quando: 1992 - 1997

Il fatto: Assiduo spettatore dei concorsi di bellezza, nel 1992 Trump decide di entrare nel business. Incontra quindi George Houraney e Jill Harth, la coppia che gestisce la licenza, ma ancora prima di concludere un accordo fa pesanti avance a Harth. Ad accordo raggiunto, si comporta in modo molesto con alcune modelle del circuito, mentre cerca in ogni modo di escludere dal concorso le modelle di colore. Al termine dell'evento, Trump abbandona la scena in barba agli accordi scritti.
Questo induce la coppia Houraney-Harth a denunciarlo per non rispetto del contratto e discriminazione, e la stessa Harth a denunciarlo per molestie reiterate.

L'esito: Harth ha lasciato cadere le accuse, anche quelle di molestie, quando Trump ha acconsentito a pagare un indennizzo (la somma è ignota) alla loro società. Trump ha comunque respinto ogni responsabilità.
Alcuni anni dopo ha acquistato il pacchetto di licenze Miss Universe, Miss America e Miss Teen-ager America. Dapprima ha vinto un processo che lo vedeva accusato di truccare i concorsi; poi, nel 2015, è stato scaricato dalla NBC in seguito alle dichiarazioni sugli immigrati messicani.
Harth, intervistata qualche mese fa, ha solo buone parole per Trump e dice che lo voterà senza dubbio alle elezioni. Il team politico di Trump ha commentato la vicenda giudiziaria affermando che "non contiene verità" e che Harth è in realtà stata manipolata dal suo ex marito, Houraney, per interessi economici. 

La canzone: 

 

Modelle senza documenti

Quando: dal 1999

Il fatto: Trump Model Management è la branca dell'impero di Trump nel mondo della moda. Fondata nel 1999, l'azienda ha la tendenza a far lavorare le modelle senza il visto di lavoro necessario, e in condizioni di quasi schiavitù, in netto contrasto con l'apparenza glamour di questo settore. Alcune denunciano questa gestione perlomeno distratta che le rende facilmente ricattabili, al pari della "brigata polacca" di demolitori.
E, in effetti, ricattate lo sono, in vari modi: ad esempio spesso vengono letteralmente "stockate" in cantine-dormitorio per le quali pagano cifre assai elevate. Alcune modelle ricevono regolari permessi solamente dopo mesi di attività sul suolo americano; altre semplicemente non li ricevono; altre ancora ricevono visti H1B, riservati a professionisti di settori altamente specializzati, o lavorano con il semplice visto da turista.

L'esito: Né Trump né la Trump Model Management sono state formalmente indagate. Sollecitati da diverse testate, né la Trump Inc. né il suo team politico hanno risposto alle domande.

La canzone: 

 

La truffa della Trump University


La sezione "merchandising" del sito Trump.com (l'avviso, va da sè, è permanente)

Quando: 2005

Il fatto: Dopo le cravatte, i giochi da tavola, le bistecche, la vodka, i giornali, l'acqua minerale, l'abbigliamento, l'arredamento, gli hotel, i casino e i golf club non poteva mancare l'università di nome Trump. Qui vengono svelati i segreti e i trucchi imprenditoriali direttamente dalla bocca del magnate o da quella di docenti da lui scrupolosamente selezionati. Gli studenti impareranno come arricchirsi in breve tempo e senza particolare sforzo.
Primo problema: l'accademia opera senza una licenza educativa, in violazione della legge di NY.
Secondo problema: anche con una licenza sarebbe comunque uno scam, una truffa: gli studenti, spesso indotti a iscriversi in occasione di seminari introduttivi gratuiti, pagano prezzi molto alti (fino a 35.000 dollari per il pacchetto Gold Elite) in cambio di nulla. 

L'esito: In tutto, la somma estorta agli studenti della Trump University ammonta a circa 40 milioni di dollari. La scuola chiude nel 2010, ma gli strascichi legali proseguono tuttora: due class actions in California e una causa intentata dallo stato di NY hanno rivelato, a oggi, pressioni fatte agli studenti per estorcere recensioni positive della scuola e pressioni fatte ai venditori per "pescare" i clienti più vulnerabili. Ronald Schnackenberg, nel 2006-07 direttore commerciale dell'università e ora membro della class action californiana, dichiara senza mezzi termini che il progetto era uno schema fraudolento che prendeva di mira gli anziani e i meno educati, per separarli dal loro denaro.

La canzone: 

 

Tim O'Brien, il processo per diffamazione

Quando: 2006-2009

Il fatto: Dopo anni di accurate indagini, il giornalista Tim O'Brien pubblica What's He Really Worth?, un dettagliato rapporto la cui conclusione è che il valore del patrimonio di Trump si aggira intorno ai 200 milioni, contro i diversi miliardi declamati dal magnate. Trump lo denuncia immediatamente per calunnia chiedendo nientemeno che 5 miliardi di danni.

L'esito: Il processo dura tre anni e si chiude con la piena assoluzione di O'Brien, i cui dati trovano conferma. Cosa ancora più importante, scendendo in campo contro il giornalista, Trump deve mettere completamente a nudo la sua situazione finanziaria. E questo porta ad altre inchieste giornalistiche che evidenziano la sua tendenza a... interpretare liberamente i fatti.

La canzone:

 

L'aggressione di Corey Lewandowski

Quando: 2016

Il fatto: Corey Lewandowsky è - era - il direttore della campagna di Trump. Ex lobbista per diverse organizzazioni, si è diplomato all'accademia di polizia e ha servito come ufficiale allievo nelle pattuglie marittime per diverse stagioni. A marzo 2016, alla fine di un convegno, la reporter Michelle Fields tende il braccio verso Trump e gli fa alcune domande: Lewandowski esce dal gruppo e la strattona violentemente.

L'esito: Quando il video viene diffuso dalla polizia e mette a tacere ogni possibile dubbio, Lewandowski non può fare altro che dimettersi e viene arrestato con l'accusa di aggressione. La Fields lascia poi cadere le accuse, ma Trump difende a oltranza il collaboratore arrivando a sostenere che la penna brandita da Fields poteva benissimo essere una bomba. La Fields lavorava per Breitbart, una delle poche testate amiche di Trump, e ora è reporter dell'Huffington Post

La canzone:

 

Libri auto-acquistati e affitti auto-pagati

Quando: 2016.

Il fatto: Per strano che possa sembrare, non è l'ego che ha spinto Trump a investire 55.000 dollari per acquistare migliaia di copie del suo libro Great Again: How to Fix Our Crippled America. E non è neanche la ricerca di facili regali di compleanno a parenti amici, ma sono i soldi: la Federal Election Commission, che monitora tutte le mosse dei candidati, ha verificato che quei soldi provengono dalle donazioni dei sostenitori di Trump.
In pratica, Trump incassa le royalties del suo libro comprandolo con i soldi dei suoi sostenitori politici.

Analoga faccenda per gli affitti: il quartier generale della campagna elettorale di Trump è nella Trump Tower; da marzo a luglio, cioè da quando Trump ha iniziato a fare uso dei fondi dei donatori, l'affitto degli uffici è quintuplicato, senza che si registrassero significative variazioni di numero dello staff. Anche in questo caso, quindi, i soldi dei sostenitori vengono usati per pagare l'affitto a Trump stesso.

La canzone:

 

BREAKING NEWS

Ottobre non ha l'oro in bocca, almeno non per Trump, che negli ultimi due giorni si è visto al centro di altrettanti piccoli scandali. È ancora troppo presto per capire che cosa rimarrà quando la polvere sarà ricaduta: per ora segnaliamo i dati certi a disposizione.

1. "Castro connections"?

Newsweek ha pubblicato documenti che provano che nel 1998 Donald Trump ha speso circa 68.000 dollari per mandare alcuni emissari a Cuba, in cerca di potenziali affari. Violando così l'embargo. È passato molto tempo dal fatto, e Trump non rischia più dal punto di vista legale. A rischio vi è solo la sua immagine, poiché Trump si è sempre dichiarato ostile al governo di Castro.
I documenti resi pubblici mostrano anche che la compagnia di Trump, consapevole del reato, ha mascherato le cifre addebitandole a fini caritatevoli. Altre informazioni per ora sono sul New Yorker.

2. Trump ha guadagnato dai propri fallimenti?

Nonostante le richieste che provengono da ogni parte - giornalisti, elettori, commentatori - Trump non ha ancora reso pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi. Ma alcuni frammenti sono stati pubblicati dal New York Times, che ha ricevuto una lettera anonima spedita direttamente dalla Trump Tower. Il candidato insiste che i documenti sono stati ottenuti in modo illegale, il che sembra implicare che siano autentici.
Quello che emerge è che il magnate avrebbe distribuito 916 milioni di dollari di perdite su un arco di 18 anni, azzerando così la base imponibile della tassa sul reddito e guadagnando quindi sulle proprie perdite, che ricadevano sugli altri azionisti delle compagnie. Ne parlano The Atlantic, Vox, Politico e ovviamente il New York Times.

Questi sono i fatti. Al lettore la libertà di valutare se, per ogni vicenda, si tratta di semplice gossip, di approssimazione nella gestione dei propri affari oppure di colpe vere e proprie. 

Edoardo Frezet
si ringrazia Andrea Sacchetti per la scelta dei brani musicali

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