Il successo di Grillo in un paese di destra

Il successo di Grillo in un paese di destra

“Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.” 
(G. Gaber)

Questo verso è un riassunto di quello che qualcuno chiama “l’egemonia culturale dei comunisti”. C'è chi l'ha amata (la ama), c'è chi l'ha odiata (la odia). Senza perderci in troppi panegirici di storia, le ragioni di questa egemonia di fatto nella cultura italiana sono numerosissime. 
I fattori principali sono però stati la crisi della cultura di destra subito dopo il fascismo da una parte e la caratura della classe dirigente del PCI dell’immediato dopoguerra dall'altra (guidata da quella che io considero una delle menti più brillanti del ‘900: Palmiro Togliatti).

Ad ogni modo, quali che siano le ragioni, è innegabile l’assunto del Signor G.: la cultura era in maggioranza di sinistra - o meglio, comunista.
Eppure (ce lo insegna la Storia) questa egemonia non si è mai trasformata in maggioranza politica ed elettorale: come tutti sappiamo, per mille motivi il PCI raggiunse come massimo risultato elettorale il 34,4 % alle elezioni politiche. Quindi, nonostante l’intellighenzia fosse quasi tutta a sinistra, il popolo era in buona parte rimasto di centro, spesso anche di destra. 
Mi ha aperto gli occhi Ciriaco De Mita (pensate un po’) ad un convegno a Roma qualche mese fa, quando affermò: “Spesso quando si parla della storia del ‘900 italiano si riflette solo sul PCI e sul PSI, come se la DC non fosse esistita. E si sottovaluta sempre il ruolo che abbiamo avuto nel rendere democratica una grossa fetta del Paese che era di destra e reazionaria”.

Già: le folle di italiani che applaudivano il duce non potevano essere scomparse. Magari un po’ si erano annacquate, ma venti anni di regime non si cancellano in un attimo. E se anche volessimo mettere da parte la triste parentesi fascista, non si può dimenticare la tradizione cattolica che fa parte quasi della genetica italiana: una componente che nonostante tutto è forte, fortissima anche oggi.
Perdonate lo schematismo, ma voglio cercare di arrivare al punto. Considerando quanto ho detto sopra, dunque, secondo me non è scorretto affermare che - in definitiva, nonostante l’egemonia culturale comunista e di sinistra - la maggioranza degli italiani è sempre stata di centro-destra.

Certo, ci sono stati momenti storici in cui la DC ha guidato questa maggioranza verso posizioni più progressiste, spinta dalla forza mastodontica del PCI oppure (diamo a Cesare quel che è di Cesare) perché guidata da un leader piuttosto illuminato come Moro o perché costretta a governare con il PSI.
Ma, diceva ancora De Mita, facendo sempre molta attenzione a non perdere il contatto con la propria base, che rimaneva sempre fortemente conservatrice.

Poi arrivarono la caduta del Muro e, dopo un po’, Berlusconi. E le carte si mischiarono improvvisamente. Anche qui la faccio corta, ma la storia più o meno è questa: la maggioranza di centrodestra, con l’aggiunta di molti transfughi socialisti, rimase tale e diede la maggioranza a Forza Italia e ai suoi alleati perché non si fidava ancora dei post-comunisti.
Da lì in poi “essere di sinistra” è, purtroppo, diventato sinonimo di "essere contro Berlusconi". Sì, è una semplificazione: ma è sostanzialmente diventato così. I peones di sinistra infatti ti danno del “berlusconiano” se critichi gli eccessi della magistratura o dell’inciucista se dici che per fare le riforme si deve trattare anche con Silvio. I peones di destra invece ti danno del comunista se critichi gli eccessi personali di Berlusconi o se ne criticavi l’abuso di leggi ad personam.
Capitò così che un reazionario di destra come Di Pietro, già dichiarato elettore dell’MSI, diventasse un “rivoluzionario” di sinistra, addirittura considerato “la sinistra radicale” solamente perché contro Berlusconi. Oppure quei divertenti siparietti in cui “ma come, tu sei comunista e non ti piace Travaglio?”...

E qui arriviamo a Grillo. Grillo è erroneamente considerato un personaggio di sinistra: per il suo passato di contestatore della DC e del PSI, certo, ma anche e soprattutto perché da anni si scaglia contro lo “psiconano”.
Ma se qualcuno si prendesse la briga di leggere i suoi scritti, le sue interviste, se qualcuno notasse i suoi modi sguaiati... capirebbe che i suoi sono pensieri e gesti che hanno più attinenza con la destra che con la sinistra.
E, permettetemi, in particolare nella peggiore destra reazionaria; secondo me è sufficiente leggere questo link per avvalorare quanto sto dicendo.

Schedare tutti i propri e assicurarsi che siano “puliti” tramite un controllo rigido, la volontà di voler ottenere il 100% dei consensi (perché solo il proprio partito è in grado di fare il bene del Paese), il tentativo di promuovere una “rivoluzione culturale” (tradotto, spazzare via il vecchio che è al potere) e, soprattutto, la volontà di avere tra i propri iscritti solo cittadini della propria nazione.
Queste sono tutte parole d’ordine di destra. E, prima che qualche illuminato venga a ricordarmi che “anche nell’Europa dell’Est queste erano parole d’ordine” ve lo dico io: sì, anche-nell’Europa-dell’Est (l’Europa cosiddetta comunista) funzionava così; e infatti io considero lo stalinismo un fascismo sotto falso nome.

Questo fenomeno è preoccupante, perché molti sottovalutano questo aspetto sociale e psicologico del “fenomeno Grillo”.
Grillo da un lato fornisce slogan di destra al “popolino” italiano, che è tendenzialmente rimasto composto da quella maggioranza che votava DC - fornendo uno sfogo politico ed elettorale a chi si sente di destra, non vuole votare partiti rivolti a sinistra, ma che non si sente rappresentato da quel che resta del berlusconismo.
Dall'altro invece costituisce uno sfogo sguaiato per coloro i quali vogliono riscuotere quello che il nostro Andrea Donna chiama “il premio sociale” conseguente al parlare male di Berlusconi e sentirsi “di sinistra” - senza però dovere avere gli strumenti necessari per poter discutere criticamente e argomentare le proprie posizioni.

Sono convinto che alcuni di questi aspetti sfuggano a molti di quei giovani che - genuinamente! - militano nel MoVimento di Grillo con le migliori intenzioni.
Molti di loro affermano di essere spinti da un rinnovato senso civico e amore per il Paese. È a loro che mi rivolgo, nella speranza che il discorso non sia nel frattempo diventato un insostenibile mappazzone: state attenti a non rendervi partecipi di quella che può essere una buona opportunità di cambiamento, ma che rischia di trasformarsi nell’ennesimo passo falso della Storia italiana.

Domenico Cerabona
@DomeCerabona

 

EDITING: 29-05-2014

COME-VOLEVASI-DIMOSTRARE

Commenti

Franco Peirone, Dottorando all'Università di Torino dice:

Trovo la parte concernente Grillo intelligente e ben realizzata, viceversa vorrei fare due critiche sulle premesse.
1. Definire l'Italia come un paese naturaliter di centro-destra. Trovo davvero difficile catalogare la popolazione di un paese secondo le categorie politiche che, reputo, sono sempre immanenti al momento elettorale. Una nazione può avere istituzioni con carattere politico (aristocratiche - Camera dei Lord - popolari - Tribunali del Popolo - conservatrici - Senato, Gherusia - etc.) sinanche una cultura più smaccatamente politica (la cultura romantica e nazionale di rifiuto dell'illuminismo in Germania del XIX° secolo, eppure così efficacemente sovvertita dopo la II WW, o quella social-comunista dell'Italia di cui parlavi) ma il popolo ha carattere politico a destra piuttosto che a sinistra a seconda dell'offerta elettorale, o meglio politica, del momento. Insomma, non trovo ci siano popoli di "destra" o di "sinistra". Il popolo per antonomasia paladino dell'individualismo, della libertà e del libero commercio votò in massa il Labour perchè spiegasse un diffuso programma di nazionalizzazione e socialismo; l'Italia per anni ebbe la più massicia presenza di parititi social-comunisti di tutto l'occidente, e la DC, per ammissione del suo ceto dirigente, era un partito di centro, con isolate frange anticomuniste (La Vespa etc.), che guardava a sinistra.
2. Lo stalinismo come fascismo mascherato è, francamente, un'ipotesi insostenibile e menzognera. Se ricordo bene è stata proposta in Italia da Floris d'arcais nel numero di Micromega del 2001 dedicato al PDS. Insostenibile perchè le "parole d'ordine" di egemonia culturale e politica, palingenesi, vittoria finale di un partito/movimento appartengono a Marx, Lenin, Gramsci e Sorel (e sono parole di tutto rispetto). Menzognera perchè è falso caricare il fascismo, in questo caso internazionale, delle responsabilità, forse oscure, del periodo stalinista.
Un cordiale saluto.

domecerabona dice:

Grazie per i complimenti.
Cercherò di rispondere alle "critiche" fatte, partendo dal presupposto, però, che non mi baso su evidenze scientifiche ma su opinioni che spero non siano campate in aria.
1. Non mi spingo certo sino a definire l'Italia un paese geneticamente di destra, rifiuto il concetto di darwinismo sociale fermamente, credo però che non sia un'azzardo affermare che il popolo italiano e, soprattutto il suo establishment, ha una forte diffidenza per le proposte di sinistra, forse proprio per colpa delle proposte stesse, che assumono spesso peculiarità estremistiche. Guardando solo al '900 questo fatto risulta evidente in almeno due episodi. A seguito del "biennio rosso" e del crescente potere del PSI e di tutti i movimenti di sinistra, si diffuse nelle classi dirigenti italiane e nel popolo stesso una fortissima paura per una possibile svolta sovietica. Una paura che si era diffusa anche in altri paesi europei (Francia e Inghilterra su tutti) e negli stessi Stati Uniti, ma solo l'Italia reagì in maniera tanto scomposta da affidare la guida del paese ad una forza arrangiaticcia come il fascismo.
E pensiamo poi al '94. Senza voler fare paragoni che io da sempre rifuggo tra il fascismo e il "berlusconismo", è un dato che, a fronte della "paura" che potesse vincere le elezioni una compagine guidata da un partito ex comunista, il popolo italiano abbia deciso di affidarsi ad un partito creato in due mesi da una personalità che mai si era occupata di politica.
E guardiamo poi alle esperienze di governo del centro-sinistra italiano. Il popolo ha dato la maggioranza alla sinistra solo due volte, con i governi dell'Ulivo e dell'Unione, guidati da Romano Prodi, una personalità non certo di tradizione socialista o socialdemocratica.
Tutto ciò considerato credo quindi, che la mia opinione abbia una qualche fondatezza.
2. Non intendevo certo incolpare il fascismo delle vittime del totalitarismo stalinista, mi scuso se questo è quello che sembrava fosse il mio scopo. Il mio ragionamento era ben diverso: ovvero reputo che - nonostante le parole d'ordine marxiste e leniniste che veniva pretestuosamente portate avanti dal regime di Stalin - reputo qualunque totalitarismo repressivo deprecabile, qualunque sia la base ideologica che ne sia stato il fondamento.

Franco Peirone, Dottorando all'Università di Torino dice:

Dunque, reputando chiusa la querelle sul punto 2., mi concentrerei sul primo. Provo a sovvertire la tua ipotesi. E' vero, le proposte di sinistra italiane hanno sempre peccato di quella malattia infantile che è l'estremismo (cit. Montanelli), ma ciò che ha davvero caratterizzato lo scenario politico italiano del secondo dopoguerra, e anche prima secondo Gramsci, è l'assenza di un grande partito conservatore, se non addirittura reazionario. Perchè, tranne la sparuta pattuglia dei liberali, dal 1945 ad oggi una vera politica di destra (liberale) non si è mai inverata, se non con l'ultimissimo Governo. Ed è un'anomalia tutta italiana, giacchè il Regno Unito ha avuto i conservatori e i tatcheriani,la Germania la CDU - che è ben più a destra del nostro centro - e la Francia i gollisti, che la nostra sinistra reputava stupidamente fascisti. Ora premesso che i popoli non sono geneticamente schierati, che la cultura italiana post II WW è stata chiaramente di sinistra e che i governi e politiche di sinistra sono invece stati numerosi (temporalmente dagli anni '50 ai '70, contenutisticamente: religione della solidarietà, terzomondismo, ricorso al debito, traballante fedeltà atlantica, nazionalizzazione dell'energia, complicità con i sindacati, debolezza col terrorismo, asservimento al pensiero del '68: in due parole, la sinistra non statilista) direi invece che un paese come l'Italia è l'habitat naturale per politiche di centro-sinistra. Ai motivi reconditi prima elencati aggiungerei anche: l'impossibilità di dirsi di destra dopo Mussolini (ma ben di più dopo Berlusconi!) e la presenza cattolica che, dal Concilio Vaticano II, è sicuramente di sinistra non statalista.
Saluti

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