Il divieto del bidet e la genesi delle bufale su internet

Il divieto del bidet e la genesi delle bufale su internet

Questa mattina il risveglio mi ha riservato un’inquietante sorpresa, di quelle destinate a compromettere il rassicurante e confortevole ripetersi delle abitudini quotidiane: “L’Unione Europea ha multato l’Italia per l’uso del Bidet”, cui seguiva nell'occhiello un preoccupato “Secondo una direttiva europea la nostra 'cattiva' abitudine di farci uno o più bidet al giorno è assolutamente priva di senso e crea un eccessivo e alquanto inutile spreco d'acqua”.

La notizia rimbalzava tra un contatto e l’altro su quella fonte informativa onnisciente che è Facebook, l’ipse dixit del nuovo millennio: se la mia generazione è cresciuta sostenendo che “Lo ha detto la televisione” quella dei nostri figli rivendicherà il verbo forgiato in quel Monte Fato che è Facebook.
Con quattro neuroni operativi e gli occhi impiastricciati dalla meritata dormita ho provato ad aprire il link: rimandava ad un rassicurante errore 404. 
Sì, rassicurante: nell’epoca dell’informazione digitale “error 404, page not found” può essere tradotto, in termini squisitamente tecnici “ho scritto una strepitosa minchiata e mi affretto a nasconderla".
L'error 404 è riuscito a galvanizzare una piccola truppa di neuroni, che si sono messi febbrilmente alla ricerca di notizie: vado quindi a cercare “multa, italia, bidet” e mi si apre una nutrita pagina di risultati. Questa.

Tra i risultati c’è quello di Ansiapress (nota bene: "ansia", non "ansa"), che in effetti è proprio la fonte primaria del link ri-ri-rimbalzato sulle pagine Facebook. 
Ansia Press è un giornale satirico on-line, un Vernacoliere dell’era digitale, e la notizia è perfettamente in linea con il giornale (qui la fonte originale). Seguo il link, mi faccio le mie risate ed arrivo in fondo alla pagina, dove ci sono i commenti dei lettori e… brivido, terrore, raccapriccio!

La de-contestualizzazione della notizia, buttata nella macchina infernale del reblogging, finisce per partorire i mostri che poi impazzeranno su Facebook. 
La “notizia da Facebook” ha in sé quella alchimia affascinante e terribile, una ricetta che segue pochi ingredienti: deve essere brutta, fastidiosa, odiosa ma anche accettabile, comprensibile, inquadrabile. Gettando benzina sul fuoco del fastidio si crea la perfetta leggenda metropolitana. 
Ma soprattutto è una notizia ripetuta, ribadita, che trova conferma della propria verità nel semplicistico assioma “sono vera perché sono diffusa, sono diffusa perché sono vera”.

In questo senso, la faccenda del bidet negato è perfetta: inoltre siamo tutti abituati ad interventi normativi dell’Unione Europea su qualsiasi disciplina, spesso visti come palesemente vessatori.
Il resto del percorso mentale lo conoscete anche voi: “Ecco, ci vogliono togliere il bidet, e l’Italia non farà nulla, non fa mai nulla”; quindi, a cascata “Ma adesso? Chi ha il bidet lo deve togliere o vale solo per le case di prossima costruzione?”.
Ed intanto il flusso aumenta - assieme, come dicevo, al mio brivido, terrore, raccapriccio. Se infatti leggete i contenuti dei commenti scoprirete come la notizia, a furia di reblogging, è stata talmente decontestualizzata dal sito di origine da diventare semplicemente… vera. 
E siccome la notizia è vera la si commenta come tale: così avremo (rigorosamente copincollato):

  • la linea pragmatica di Antonella: “ma andate a fanculo...i bidet non si toccanooo”;
  • quella politicizzata di Paride: “Non capisco perchè gli Italiani sparlano solo contro gl italiani e mai contro gli sbarchi cladestini che riempiono l'europa e fanno abolire il bidet !!!"
  • quella radical chic di Roberto: “L'abitudine, tutta nord europea, di lavarsi poco e avere un igiene da terzomondo nonostante profumi e vestiti... quella invece dovremmo impararla noi? proprio noi che quando avevamo le agorà piene di cultura loro avevano ancora la coda e si cibavano di bacche e di insetti suglialberi...?”.

E via dicendo…

Paradossalmente, tutti i commenti (strappati dalla confortevole sicurezza del profilo di Facebook e a loro volta rebloggati  in calce all’articolo di Ansia Press) appaiono patetici e tristissimi, come una berlina cui ci si sia deliberatamente sottoposti. 
Vissero tutti rabbiosi, ansiosi e contenti.

Stefano Costa
@twitTagli

[pubblicato il 3 settembre 2013]

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