Il deserto nella sinistra dei Conte Ugolino

Il deserto nella sinistra dei Conte Ugolino

Da qualche giorno è cominciata la Festa Metropolitana Democratica a Torino. Sì, lo so, è un nome strano ma non fate domande.
Ad ogni modo, incontrando vari amici e compagni di partito, nel parlare del Governo Renzi, spesso nonostante le critiche anche aspre la conclusione è: “Ma tanto... se togliamo lui chi mettiamo?”.

Si respira questo clima da “ultima spiaggia” nel Partito Democratico. E non serve certo essere dei grandissimi analisti politici per capire che non ci sono, al momento, personalità in grado di aspirare a governare il Paese o – quantomeno – di guidare il plotone democratico (ammesso e non concesso che Renzi si stia dimostrando capace di farlo).
D’altronde il PD ha avuto la capacità, in pochi mesi, di “bruciare” prima uno dei più stimati esponenti della vecchia scuola, Pierluigi Bersani, e poi un astro nascente, Enrico Letta, senza aver (ancora?) avuto la capacità di costruire la successiva generazione di classe dirigente.
Cosa ancor più grave, Renzi non sembra affatto interessato a farlo - vista la scarsa attenzione che sta dedicando alla gestione del partito del quale è segretario, delegando ormai in toto la sua gestione a Deborah Serracchiani, la quale tuttavia è Presidente della sua Regione: difficile possa dedicare molte ore della sua giornata al PD, se non per fare una dichiarazione sul fatto del momento.

La situazione è abbastanza spaventosa per i militanti del Partito, e forse dovrebbe esserlo anche per i comuni cittadini. Il fatto che non ci sia una classe dirigente all’altezza delle sfide che stiamo affrontando - almeno, questa è l'opinione di chi scrive - è già di per sé preoccupante; ma accorgersi d'un tratto che non c'è speranza di formarla in un tempo non dico breve, ma neanche medio, dovrebbe essere una fonte di disagio un po’ per tutti. 
Intendiamoci, questo è un problema non di oggi, è chiaro: la conclamata scarsità delle risorse umane è certamente dovuta ad una generazione di “Conte Ugolino”. Ma sì, quelli che avevano intorno ai vent’anni nel ’68, quelli che hanno sistematicamente impedito che si formassero delle generazioni in grado di fare a loro le scarpe.

Se c’è qualcosa in cui Renzi dovrebbe veramente dimostrare un cambio di verso, dovrebbe essere proprio questo. Per quanto rozza e a volte violenta, la sua campagna di rottamazione ha dimostrato quel che era già sotto gli occhi di tutti: in Italia per farsi largo, per rendere effettivo un vero cambio generazionale, è necessario usare la forza.
Nessuno concepisce il concetto di “passare le consegne”: Matteo Renzi deve dimostrare di non voler diventare come quelli che ha rottamato, e deve farlo iniziando a lavorare su una nuova classe dirigente. Anche con il rischio di scovare qualcuno più bravo di lui.

Domenico Cerabona 
@DomeCerabona 

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