Il consumo di carne di cane in Cina: uno scontro di civiltà?

Il consumo di carne di cane in Cina: uno scontro di civiltà?

 

É notizia di qualche giorno fa l’uscita di un video in cui animalisti infiltrati nei macelli di cani cinesi documentano il commercio di carne di cane in Cina; segue l’obbligatoria indignazione del movimento animalista autore dello scoop e la creazione di una petizione mondiale volta a fermare quella che, secondo i proponenti, sarebbe una barbarie.

Sulle condizioni di allevamento degli animali, chiunque abbia mai messo piede in Asia, sa perfettamente che è molto comune trovare nei mercati carne dei più svariati animali macellati in condizioni non certo avanzate o addirittura destinati alla macellazione sul posto. Anzi, la situazione è talmente critica sotto molti aspetti che, a detta di alcuni, proprio nei mercati di carne avicola asiatica sarebbe iniziata l’epidemia conosciuta come “influenza aviaria”. Se questo possa essere definito un comportamento barbaro, soprattutto se paragonato ad altre cose che succedono agli uomini in Asia, il giudizio di chi scrive è doverosamente sospeso.
L’aspetto inquietante del video, e più in generale di come viene porta la notizia, è che si punti il dito sui cinesi rei di macellare 30 mila cani al giorno (circa 10 milioni l’anno) per consumarne la carne e utilizzarne le pellicce, cosa per gli occidentali inammissibile dal momento che il cane è considerato un animale da compagnia addomesticato e pertanto protetto da leggi chiaramente speciste che tutelano l’animale esclusivamente in quanto fenomeno di costume.

Si ravvisa molta più barbarie in questo atteggiamento, che sottende il solito senso di superiorità civile degli occidentali rispetto agli altri, piuttosto che nel consumo di carne di cane. Io vorrei sapere come reagirebbe infatti la floridissima industria europea delle carni bovine se un miliardo di indiani – per i quali mucca e zebù sono sacri ma non il bufalo che viene regolarmente allevato – decidessero di lanciare una petizione mondiale contro i nostri allevamenti in cui vengono macellati, non sappiamo in quali condizioni, 88 milioni di capi l’anno (dati camera di commercio di Milano 2009).
Più verosimilmente, sarebbe utile prendere atto del fatto che un essere vivente deve, per vivere, cibarsi di altri esseri viventi e tutelare le condizioni degli animali da allevamento in maniera tale da renderle ovunque più dignitose.

 Jack O. Hearts
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Commenti

Alessandro Sabatino dice:

Perché non lo è? Mi è nuova questa... Lo sviluppo del cervello umano e della civiltà umana sono stati fatti in funzione della caccia. Abbiamo inventato il ferro per cacciare gli animali. Se non fossimo stati carnivori/onnivori stavamo ancora sugli alberi.

Ivan dice:

dove sta scritto che un essere vivente deve cibarsi di un altro essere per vivere? Ancora si crede alla storia inverosimile che l'uomo è onnivoro/ carnivoro?

sally dice:

L'uso del condizionale dove la grammatica lo richiede sarebbe quantomeno gradito quando ci si erge a dispensatori di saggezza, signor Sabatino...

Jack O. Hearts dice:

Può spiegarsi meglio? Francamente non comprendo il commento, a me pare di avere detto la mia in materia. Se il riferimento alla "faccia" nasconde una disapprovazione relativamente al mio pseudonimo, sappia che chi pubblica gli articoli mi conosce personalmente e le mie informazioni sono disponibili, come quelle di chiunque altro pubblichi qui, nella sezione "Chi siamo".

Jack O. Hearts dice:

Sta scritto nella legge di natura. Indipendentemente dagli incisivi e dai canini, dubito che lei, signor Ivan, si cibi di sassi o altro materiale inorganico. A meno che lei mi dica che il pomodoro e la mela sono non viventi, il che un cozza (pardon, stride) un po' con la realtà consolidata dei fatti. Se poi per caso lei si nutrisse solo di latte, beh, il latte è cibo per cuccioli di mammifero, quindi anche in questo caso qualcosa non quadra...

Alessandro Sabatino dice:

Ironia questa sconosciuta...
Neanche far notare errori grammaticali altrui puo' essere usato come mezzo per dire che qualcuno ha torto. Se la ragione del suo intervento era solo farmi notare l'errore la ringrazio e mi scuso con lei per la mia spocchia, ma purtroppo sono alquanto permaloso (brutta virtu'...); se la ragione era invece smontare il mio intervento contestando la grammatica, sinceramente preferirei che mi rispondesse direttamente sulla questione, non sullo stile grammaticale. Errare humanum est, non sono ancora purtroppo un robot e se cerca in tutti i miei interventi precedenti, credo ne trovera' a bizzeffe di errori grammaticali (non ne sono sicuro, ma puo' sempre controllare); di certo un errore grammaticale non sminuisce il concetto che e' stato espresso dal sottoscritto.

Alessandro Sabatino dice:

Chiedo scusa a tutti gli iscritti e agli adepti dell'Accademia della Crusca per cotale svista/errore grammaticale/inosservanza di regole grammaticali. Per rendere soddisfatti ed entusiasti i feticisti della grammatica rispondero' da hodie solamente in italiano aulico o in lingua albione. #sapevatelo

Jack O. Hearts dice:

Nessuno si erge (indicativo, appositamente usato) a dispensatore di saggezza. Capito ciò, essendo io l'autore dell'articolo, se avesse qualcosa da dire nel merito, gentilmente, ne discuteremmo (condizionale, appositamente usato) volentieri.

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