Il 2015 al cinema: il meglio

Il 2015 al cinema: il meglio

Il sottotitolo di questo articolo potrebbe essere: proviamo a non parlare più di Guerre Stellari su Tagli per un po’, vediamo che succede. 

"Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

No ecco. Già partiamo male

"Il 2015 cinematografico per me è stato l’anno in cui gli studios più grandi e potenti del mondo hanno sostanzialmente sbagliato tutto. Ad esclusione di Guerre Stellari, che invece…

E ci risiamo.
Ricominciamo da capo. 

La formula consolidata del cosiddetto Franchise che si prolunga, espande e continua a macinare soldi nei secoli ha subito, per quanto mi riguarda, la sua prima seria battuta d’arresto nel 2015. Bene, questo è un incipit decoroso.
Sto parlando della maggior parte dei prodotti di quest’anno concepiti e distribuiti per essere visti all’interno di sterminati multisala e per produrre in un weekend, o massimo due, quello che equivale al PIL di una piccola nazione est-europea. 
E - udite udite - il 2015 è l’anno in cui i Marvel Studios hanno seriamente toppato, per la prima volta da quando esistono. É anche l’anno in cui, incassi stellari a parte, si è definitivamente dimostrato che forse fare un altro film su Jurassic Park non è esattamente sinonimo di qualità, per non parlare di roba tipo Terminator, Fantastici 4 o l’ultimo, disastroso James Bond. 
Ma questo è l’articolo che riguarda i migliori film del 2015, e ci sarà tempo e modo per commentare i peggiori: solo che adesso devo esibirmi in una piccola puntualizzazione - esclusivamente a scopo precauzionale, perché mi sono reso conto che la mia classifica somiglia un po’ troppo a quella di molte riviste fighette o pseudo-intellettuali, che pensano che il cinema sia qualcosa di molto diverso da supereroi e spade laser. 

Sia MOLTO MOLTO chiaro: io, come mia personale linea editoriale, continuo a pensare che il cinema sia perlopiù una questione di gorilla giganti, e molto poco una questione di cucina, tinello e drammoni della brughiera.
Purtroppo per me (e per noi appassionati di gorilla giganti) il 2015 è l’anno della vittoria dei film piccoli su quelli molto grossi. 
La seconda, doverosa postilla su questa classifica riguarda il fatto che quest’anno ho sicuramente passato un sacco (i miei datori di lavoro direbbero “troppo”) tempo a guardare film.
Ma è anche vero che mi sono perso molti film, da The Martian di Ridley Scott che è presente in molte top 10 a The Walk di Robert Zemeckis passando per Il Ponte delle Spie di Spielberg. 
Come tutte le classifiche, anche la mia è incompleta e profondamente soggettiva. Ma credo si possa comunque essere tutti d’accordo sul fatto che Mad Max sia una figata. 

 

10. Going Clear: Scientology e la prigione della fede - Alex Gibney

Ho già parlato di questo accuratissimo documentario a tema Scientology in questo pezzo, quindi non mi dilungo troppo nel tessere le lodi di un lavoro autoriale, di ricerca giornalistica, raccolta di testimonianze e ricostruzione storica più che ammirevole.
Going Clear possiede un taglio originale, ha un ritmo incalzante e svela affascinanti dietro-le-quinte del controverso culto religioso.
I capitoli che riguardano la biografia del suo fondatore L. Ron Hubbard, la toccante testimonianza di Paul Haggis e la ricostruzione dell’adescamento di personalità come Tom Cruise e John Travolta in Scientology sono memorabili oltre che sottilmente inquietanti. 

 

9. It Follows - David Mitchell

Per quanto mi riguarda, il miglior horror (l’unico interessante?) del 2015.
It Follows nasce da una premessa narrativa assolutamente geniale, figlia della tradizione anni ’80 del “da un grande spunto derivano grandi responsabilità di fare un bel film dell’orrore”.
It Follows usa la trasmissibilità sessuale come nuova “maledizione” che si attacca addosso a una giovane protagonista inconsapevole e la tormenta per tutto il film. Al di là di alcuni problemini di coerenza interna nella sceneggiatura e in particolare in una discutibile sequenza nel terzo atto, It Follows è assolutamente brillante e innovativo per come riesce a provocare inquietudine costante nello spettatore lungo tutto il film, senza lasciare gran che ai tempi morti.
Il meccanismo per rivelare gradualmente la presenza maligna, che potrebbe essere chiunque e dovunque, permette al film di essere consistentemente spaventoso e regala alcuni tra i migliori momenti del cinema horror recente. 

 

8. Ex Machina - Alex Garland

Anche di questo film, insieme al suo quasi contemporaneo (per quanto riguarda la distribuzione italiana) Predestination, ho scritto all’interno di questo pezzo.
I due film rappresentano probabilmente il meglio della fantascienza cinematografica dell’anno, e ho escluso il secondo dalla mia Top 10 con grandissima sofferenza. Parlando di Ex Machina, si tratta di un sci-fi cerebrale, complesso, magnetico e quasi minimalista nella messa in scena e nell’esecuzione.
Il film è di fatto uno scontro intellettuale e ideologico tra tre personalità diverse: quelle dell’inventore della (forse) intelligenza artificiale definitiva, del giovane scienziato che deve testare la scoperta e dell’automa senziente e cosciente su cui viene sperimentato il test di Turing.
Ex Machina introduce al pubblico cinematografico del 2015 una delle attrici emergenti più interessanti dell’anno, la nord-europea Alicia Vikander (altrimenti conosciuta come “la donna che sposerò").
La Vikander interpreta la replicante Eva con un elegante mix di effetti pratici e digitali, ed è assolutamente magnetica all’interno di un solido thriller psicologico a tema “intelligenza artificiale”. 

 

7. Faults - Riley Stearns

Faults è il film più grottesco, surreale e genericamente “pazzerello” che abbia avuto modo di vedere nel 2015. É anche probabilmente l’entry più sconosciuta della mia Top 10 e per questo merita di essere sponsorizzato come un’esperienza tanto disturbante quanto profondamente gratificante. 
Per quanto possa non essere il genere di film che si ama al primo impatto, è davvero difficile restare indifferenti di fronte alla pura gioia cerebrale che è Faults: la storia di uno stropicciato e fallimentare esperto di condizionamento mentale che gira la periferia americana tentando di promuovere il suo manuale auto-pubblicato è tanto bizzarra quanto la premessa lascia intendere. Il protagonista Leland Orser proietta sul suo personaggio una quieta, sommessa tristezza che è assolutamente suggestiva; allo stesso modo, è imperdibile la performance di una sinistra e inquietante Mary Elizabeth Winstead nei panni di una ragazza che ha bisogno di essere “guarita” dal condizionamento mentale di un culto che la vorrebbe eleggere a nuova profeta.
L’elemento che può lasciare più distanti e indecisi rispetto a Faults risiede nella sua freddezza di esecuzione e apparente apatia di fondo; ciò che per alcuni può essere interpretato come pura scelta stilistica rischia di relegare il film alla nicchia tipica delle “pellicole da festival”. 

 

6. Star Wars: il risveglio della Forza - J.J. Abrams

Queste rischiano di essere righe brevi e concise, per due motivi.
Il primo è che di questo film si è già parlato e si parlerà fino alla nausea.
Il secondo motivo è che includerlo tra le migliori cose del 2015 rischia di provocare il mio licenziamento immediato per mano di un arrabbiatissimo caporedattore (Umberto Mangiardi, che ha scritto una recensione più esauriente e completa di quanto io sarei mai in grado di fare; ecco, ignorate anche voi la puzza di captatio benevolentie e andiamo avanti). 
Il mio personalissimo punto di vista sul nuovo Guerre Stellari è che si tratti di un lodevole esercizio di equilibrismo di sviluppo, scrittura e direzione da parte di uno dei più grandi talenti della Hollywood di oggi.
Penso che le virtù del film, a dispetto dei suoi problemi che comunque esistono, siano tali e talmente grandi che meriti di essere inserito tra le cose più importanti dell’anno: dai nuovi personaggi a cui ci si affeziona rapidamente a un intrinseco senso di gioia e amore per la materia. 

 

5. What We Do in the Shadows - Taiki Waititi

Potrei sbilanciarmi dicendo che What We Do in the Shadows è il miglior documentario dell’anno, ma temo che “finto reportage sulla vita quotidiana di un gruppo di vampiri di Wellington” non sia ascrivibile alla categoria. 
What We Do in the Shadows è un mockumentary, o finto documentario, che segue le vicende di un gruppo di vampiri che abitano nella stessa casa neozelandese. É una commedia con qualche aspetto horror e un’irresistibile carica dissacrante che rende memorabili anche sequenze poco originali.
Il lavoro svolto sulla “mitologia” dei vampiri protagonisti è delizioso, come le interazioni tra i mostri e la vita quotidiana dell’ambiente che li circonda: il risultato finale si traduce in 90 minuti di intrattenimento esilarante e provvisto di un gigantesco cuore, che sviluppa in modo originale tematiche sovrannaturali: il genere di comedy che veicola le risate attraverso i personaggi e le loro motivazioni piuttosto che con una banale e ripetitiva parodia. 

 

4. Mad Max: Fury Road - George Miller

Eccolo qui. L’unico vero blockbuster estivo che sia riuscito a coniugare qualità, brillantezza, gusto estetico, personaggi memorabili e tanta, tantissima azione. 
Mad Max: Fury Road è una lunga, rutilante e selvaggia corsa agli ostacoli nel deserto, i cui personaggi sono tanto esseri umani quanto veicoli di metallo, fuoco e sangue. Il film segna il ritorno sulla scena di un regista dal talento spesso sottovalutato come George Miller e soprattutto di un genere che personalmente mi mancava da pazzi: il cinema post-apocalittico, quello vero, sporco, brutto e cattivo dove l’unica cosa che conta è scappare dai cannibali più veloce che puoi. 
Alla gente che si domanda che senso abbia riproporre la saga di Mad Max nel 2015, George Miller risponde con un sonoro “Chissenefrega”, e riesce nel miracolo di confezionare le due ore di più alto intrattenimento dell’anno. Mad Max vince su tutta la linea: dalle coreografie d’azione imponenti al folle inseguimento che si prolunga praticamente per tutto il film, fino alla realizzazione di uno dei migliori personaggi femminili degli ultimi anni, la Furiosa interpretata da Charlize Theron. 
É accettabile non amare questo film tanto quanto l’ho amato io (e molti altri); ma è matematicamente impossibile non riconoscerne la grandezza. 

 

3. Bone Tomahawk - S. Craig Zahler

Bone Tomahawk è un film di cui si è ancora sentito parlare poco, ma che non posso esimermi dall’includere sul podio delle cose che mi sono piaciute di più quest’anno. La verità è che si tratta del miglior western che mi sia capitato di vedere da un sacco di tempo, di una storia fieramente crepuscolare, abitata da personaggi dal carisma gigantesco e interpretata magnificamente da caratteristi prestati al genere con una devozione commovente.
Grazie ad uno dei migliori cast dell’anno, Bone Tomahawk porta avanti una storia semplice in modo essenziale e con un’esecuzione che lascia lo spazio ai respiri, al dolore, alla polvere e ai rantoli di sofferenza di vecchi combattenti allo stremo. Guidati da uno strepitoso Kurt Russell, che abita la parte dello sceriffo di frontiera come se non avesse fatto altro nella vita, i personaggi si imbarcano in un viaggio disperato per salvare la moglie di uno di loro da una tribù di selvaggi. 
In poche parole, la premessa “Cowboy contro cannibali” spiega gran parte della trama, ma non evidenzia fino in fondo la meravigliosa, semplice, toccante crudezza di un film che non ha bisogno di colonne sonore o effetti speciali per meravigliare. Bastano Kurt Russell, Patrick Wilson e Richard Jenkins attorno a un fuoco che parlano di quanto abbiano paura di morire. 

 

2. Sicario - Denis Villeneuve

Allora, la premessa è che io Sicario l’ho anche visto male. 
Ho cominciato a vederlo poi ho dovuto interromperlo per… non mi ricordo cosa. 
Mi sono rimesso sul divano dopo qualche giorno, ricominciato, andato avanti un po’ e… mi hanno interrotto. 
Seduto per la terza volta, andato avanti quasi fino alla fine quando… dovevo uscire e non potevo terminare la visione. 

Tutto questo per dire che: ho visto il film nelle peggiori condizioni possibili e immaginabili, e resta lo stesso un mezzo capolavoro. Il canadese Denis Villeneuve (autore di bombe assolute come Prisoners, Incendies e Enemy) racconta una storia brutale di indagini sulla frontiera USA - Messico e sulla lotta contro il Cartello Messicano da parte di uomini che non sono mai buoni o cattivi, ma moralmente ambigui e per questo tanto più credibili quanto più affascinanti. 
Il talento visivo di Villeneuve, già espresso nei film precedenti, qui raggiunge vette altissime e se qualcuno viene ancora a parlarmi del fatto che Youth di Sorrentino abbia la miglior fotografia dell’anno lo spedisco a guardarsi Sicario 8 volte di fila.
Che, in realtà, è più un premio che una punizione. 

 

1. Force Majeure - Ruben Östlund

Eccoci qui. La più intima e delicata confessione che posso farvi quest’anno: il mio film preferito del 2015 (distribuito altrove già nel 2014, come alcuni altri di questa top 10) è un dramma/commedia esistenzialista svedese interamente ambientato in un complesso sciistico in Francia. 
Dove sono i gorilla giganti?, direte voi. 
La verità è che Force Majeure dimostra che i gorilla giganti sono dentro di noi. 

Il film è un capolavoro perché mette in scena la parabola e il destino ridicolo di un’anima disperata, e tratta una vicenda dalla frivolezza immensa come se fosse il turbamento titanico di un eroe sgraziato. Force Majeure è meraviglioso perché racchiude dentro sé stesso le contraddizioni più intriganti e significative, ed è capace di ridere di una disgrazia tanto superficiale quanto realmente drammatica per il protagonista che la vive. 
Ve l’ho già detto: la mia linea editoriale consiste nel pensare che il cinema sia uno spazio nato per esporre giganti che si scontrano tra loro: in Force Majeure, il gigante messo in mostra sullo schermo è l’umanità, così credibile, straziante ed esilarante al tempo stesso. 
Per dettagli in più sul film, vi rimando a questo articolo; per concludere la mia classifica, mi limito a dire “viva il cinema d’autore svedese”. Non pensavo che sarebbe mai successo. 
Maledetto 2015. 

Davide Mela

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