Ho visto il film "Lei" e ho avuto paura

Locandina di Lei

Sono andato a vedere LEI: non parlerò della realizzazione del film e della bravura degli attori, non aspettatevi una recensione del film in sé; piuttosto, un'interpretazione dello spaccato di vita che racconta.
Per chi non l'avesse ancora visto, il film parla di una storia di amore tra un uomo (Joaquin Phoenix) ed un'Intelligenza Artificiale dalla suadente voce di Scarlett Johansonn. Per farla semplice, è un po' come se improvvisamente vi innamoraste della Siri del vostro smartphone di turno.

Il film è etichettato come "commedia romantica e di fantascienza", eppure mi ha inquietato, spaventato. Perché? Perché l'amore tra un uomo ed un Sistema Operativo, una A.I., viene rappresentata come una situazione socialmente accettata, come se intrecciare una relazione sentimentale (e non solo) con un insieme di algoritmi  fosse più che normale. Oltre alla poesia del film, mi pare ci sia un ragionamento di fondo sbagliato: accettare una relazione con un essere virtuale a scapito dell'accettazione della realtà.
cyberloveIl protagonista è reduce da un matrimonio fallito e non riesce ad uscire da una situazione di stallo, in cui fatica a costruire relazioni con altre donne. In uno scenario del genere si rifugia in un amore - complesso finché si vuole e dunque interessante, va bene; ma inesistente e senza sbocco alcuno. Alla fine, viene descritto in chiave sognatrice-romantica niente più di un fuggitivo che si infila in un vicolo cieco. In tutto questo i suoi amici e colleghi si rallegrano per lui, lo sostengono e lo incoraggiano. Una storia patetica, invece, che anzi mi ha rattristato un bel po'.

Il messaggio del film descrive un futuro che ci porterà a fuggire: non c'è una spinta ad affrontare i problemi e a risolverli, ma solo una spinta a non-fare. LEI racconta di una realtà in cui ci si rapporta con la tecnologia per rifiutare le responsabilità: la tecnologia è un mezzo per evitare scelte sbagliate da subire, accettare e superare.
Non è questo il senso che abbiamo sempre dato alla frase "per semplificarci la vita". 

Nella classica chiacchierata post-film con gli amici, qualcuno mi ha risposto "Ma che problema hai? Scusa, ma se lui si sente bene con lei, a te che ti frega?".
E già qui il problema è posto male: prima di tutto non c'è una "Lei" ma c'è un algoritmo; in secondo luogo è una relazione senza sbocchi, per forza di cose (nel senso: ti sposerai? Avrete mai un contatto fisico? Invecchierete insieme? Vi controllerete le flebo sul letto di morte? No!); e terzo è una relazione senza sbocchi perché è inesistente. 

Un conto è avere una storia a distanza - si suppone che presto o tardi avrete modo di vedervi e di interagire a livello fisico oltre che verbale, intellettuale, no?
Un conto è avere, invece, una relazione virtuale dove l'interazione fisica, parte fondamentale della crescita di una persona, e le occasioni di confronto sono del tutto inesistenti: togliete il sale dalla pasta e otterrete lo stesso risultato.
Se questi problemi gli sceneggiatori se li sono posti, il messaggio dato è terribile; se invece non se li sono posti, il film diventa decisamente superficiale: senza tutti i milioni di dollari di un lungometraggio hollywoodiano, fu molto più azzeccata quella puntata di Futurama (#15, stagione 3) in cui Fry si "scaricava" Lucy Liu per limonarsela durissimo.

Topsy Kretts
@twitTagli

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