Hillsborough: la strage, le scuse e la credibilità di uno Stato

Hillsborough: la strage, le scuse e la credibilità di uno Stato

Alzi la mano chi sa dov’è Sheffield. Non che sia una grave mancanza, è una cittadina di 500.000 abitanti nel mezzo delle midlands, Inghilterra, dove non c’è un granché da fare o da vedere.
Parafrasando Cuore, se il mondo fa schifo, figuriamoci Sheffield.

Bene, se fossimo nel 1989 lo sapreste tutti, perfettamente. E il nome basterebbe a far sorgere una smorfia di sgomento, perché nel 1989 (e da lì in poi, per sempre) Sheffield ha significato un luogo, ed uno soltanto: Hillsborough.
Questo perché nel 1989 ad Hillsborough vi fu una mattanza di tifosi del Liverpool, 96 morti per una partita di calcio.
Una cosa assurda. Assurda ancora di più perché non si trattava di beceri hooligans o di abituali scontri tra tifoserie: 96 morti per caso.

Per chi non conoscesse nulla della Strage di Hillsborough, un breve riassunto (per chi, invece, vuole farsi una cultura, qui c’è lo scarno articolo su Wikipedia Italia e qui quello molto più ricco su Wikipedia English, con un abbondante apparato di note e di fonti): quel giorno era in programma la semifinale della Coppa d’Inghilterra – che i sudditi di Elisabetta II chiamano F.A. Cup.
Le semifinali della coppa nazionale si giocano in campo neutro, e fu per questo che i tifosi di Liverpool e del Nottingham Forest si diedero appuntamento nell’anonima Sheffield.
Allo stadio di Hillsborough c’era un’infinità di gente, e il clima era perfetto per una partita decisiva: bollente.
Tante, tantissime persone.
Troppe.

All’epoca le curve degli stadi inglesi permettevano agli spettatori di assistere all’incontro in piedi. Nessuno perciò sapeva con precisione quante persone potevano ammassarsi in un determinato settore, e di biglietti se ne vendevano finché c’era richiesta.
Nel settore popolare del Liverpool entrarono migliaia di tifosi in eccesso, e iniziò il finimondo.
La ressa schiacciò tutto e tutti, li inchiodò alle grate costruite per evitare invasioni di campo: duecento rimasero seriamente feriti e 96 non ne uscirono vivi.

Questo video rende a malapena l’idea. Ci si riconosce come eravamo, con le giacche di nylon e le camicie a quadri, i jeansacci slavati. Vestivamo così, e non alla marinara, perché quelli che vestivano alla marinara erano in tribuna, mentre qui c’era il macello di poveri spettatori poveri.

Mentre la gente nel primo anello muore, alcuni cercano di salvarsi invadendo il campo. Dapprima la polizia li respinge con la forza, mentre le squadre giocano e il tempo scorre.
I tifosi cercano di salvare i loro fratelli da quell’inferno di carne, trascinandoli di peso verso il secondo anello.

Ovviamente, con la strage dell’Heysel ancora fresca (1985), il governo di Lady Tatcher non ci vide più (non che ci volesse molto, a farla andare con la mano pesante).
Il Rapporto Taylor, concepito per far luce sulla strage, si spinse molto più in là: grazie ad esso fu ripensata dalle fondamenta la fruizione degli stadi inglesi, tramutandoli nei gioiellini attuali - posti a sedere numerati, ampie vie di fuga, presenza di steward addestrati, impossibilità di sostare lungo le vie di accesso e deflusso, nessuna recinzione.
E processi per direttissima ai facinorosi (altro che tessera del tifoso). 
Altrettanto ovviamente, i giornali inglesi (e le indagini ufficiali) individuarono subito il facile colpevole: gli hooligans. 
Non erano stati loro, ma i processi mediatici furono violentissimi comunque, con pesanti manomissioni delle testimonianze e delle responsabilità reali.

Curva Leppings Lane: la polizia, vista la calca di tifosi, decide di aprire il Gate C. L'afflusso smisurato dei supporter genera la tonnara.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ma questo non è un semplice articolo di sport, né un coccodrillo in ritardo di oltre 20 anni. Il motivo per cui oggi, 13 settembre 2012, riparliamo di Hillsborough, è un avvenimento sconcertante, cui non si è abituati. 
Il governo di Sua Maestà, presieduto da David Cameron, ha chiesto scusa.
Non solo: ha ammesso le carenze organizzative dell’epoca e le gravi mancanze della polizia, sconfessando le inchieste di allora e i depistaggi di media e istituzioni.
Con un discorso semplice, emozionato, coraggioso. Ma sincero.

Il potere, la credibilità di uno Stato, Cameron li ha messi in discussione, ed è stata una mossa politica strepitosa. Perché una confessione del potere, nei tempi e nei modi esatti, provoca meccanismi impensabili. Provoca rispetto, giustizia, senso dello Stato. E da questo una Nazione ha solo da guadagnarci.
Ecco, spesso si dice che non è difficile fare le cose, e che basta copiare. Copiàmo Cameron, per esempio. Di cose da spiegare, su cui fare un’inchiesta nuova, scevra da condizionamenti, in questo Paese ne abbiamo. Le conosciamo, senza bisogno di elenchi.

Chissà che il terrore atavico dei nostri governanti non si plachi per un secondo. Smetterla di insabbiare verità lontane per la paura di generare malcontento, rabbia, repulsione e avere il coraggio di chiedere scusa.
Trattare un popolo da adulto; il quale a sua volta reagisce da popolo adulto. 
Mai sottovalutare la voglia di un Paese di fare pace con se stesso.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

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