Grecia: un compromesso può tenere insieme l’Europa

Grecia: un compromesso può tenere insieme l’Europa

La netta vittoria alle elezioni greche da parte di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras, è arrivata soprattutto grazie a una campagna elettorale incentrata su una ferma opposizione alle cosiddette politiche di austerity, che hanno finora dominato il dibattito interno all’Unione Europea.
Ciò in particolare grazie al fatto che del rigore economico si sono fatti ambasciatori un insieme di Paesi nordeuropei, capeggiati dalla Germania, forte del proprio ruolo di "locomotiva d’Europa“ (benché in effetti la situazione non paia così rosea: cfr. "Non invidiate la Germania“, apparso su Internazionale).

È interessante curiosare tra le pagine dei quotidiani tedeschi, alla ricerca di qualche opinione in merito alla svolta politica greca.
Ad esempio, Stefan Ulrich della Süddeutsche Zeitung ha scritto un pezzo dal titolo accattivante (link), di cui proponiamo alcuni stralci.
L’apertura ad esempio è decisamente dura: "Proprio mentre compaiono i primi segnali di ripresa economica, i Greci hanno portato al potere una sinistra radicale, che fa promesse irrealizzabili e si coalizza con i populisti di destra.
Come se in Germania Die Linke si alleasse con Alternative für Deutschland. La Grecia, madre della democrazia, ha forse perso la ragione?“.

D’altronde — sottolinea l’autore — le alternative erano per la grandissima parte impresentabili.
In un Paese che ha dovuto sopportare prima una guerra civile tra il 1946 e il 1949 e successivamente la dittatura dei colonnelli tra il 1967 e il 1974, i partiti tradizionali — tra cui Nea Demokratia e il Pasok — hanno malgovernato continuativamente negli ultimi decenni, tra corruzione e clientelismi. I cittadini greci hanno a lungo confermato al potere tali formazioni, ma non si può certo far loro una colpa dell’aver infine dato fiducia a forze nuove, complice il drammatico peggioramento delle loro condizioni di vita.

"Ciò che è complicato di questo conflitto" ,prosegue Ulrich,"è che entrambe le parti hanno ragione. Berlino e Bruxelles devono insistere sul fatto che i contratti sono da rispettare e i debitori non possono modificare unilateralmente le condizioni del credito. […]
D’altronde è anche vero che a nessuno può essere chiesto di realizzare l’impossibile. La vita di milioni di persone nei Paesi mediterranei in crisi è però diventata quasi insopportabilmente pesante, cosa che dal punto di vista tedesco può sfuggire. Chi misconosce le difficoltà dei giovani disoccupati, della classe media impoverita e dei pensionati che vivono nel bisogno in Portogallo, Spagna, Italia o Francia, non comprenderà neppure quel che è successo domenica in Grecia.“

L’ultima parte del paragrafo è forse la più utile per figurarsi il punto di vista del tedesco medio (magari a sua volta non nelle condizioni economiche più floride). Non c’è vera consapevolezza di quanto si sia aggravata nel tempo la crisi greca, al punto che la maggiore preoccupazione è quella di non doversi trovare a finanziare con i propri soldi l’irresponsabilità altrui.

Da qui deriva lo sguardo vagamente sospettoso sulla storica affermazione di Syriza, primo partito europeo con così forte connotazione a sfiorare la maggioranza assoluta in libere elezioni. Ciò nonostante — viene prontamente spiegato — "il greco Alexis Tsipras e il suo partito Syriza sono dei rappresentanti quasi moderati di questa svolta. Vorrebbero far rimanere il loro Paese all’interno della zona Euro, nonostante la critica alla politica del risparmio di cui Angela Merkel è la campionessa.“

Ciò è confermato anche dalle parole di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, riportate dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung. A seguito di un recente incontro ad Atene, ha dichiarato: "Si temeva che Alexis Tsipras avrebbe voluto imporre la propria linea, ma non è questo il caso. La Grecia cerca soluzioni di comune accordo con i propri partner europei“ (cfr. "Il governo greco tranquillizzerà l’Unione Europea“).

Secondo Stefan Ulrich, le forze politiche che veramente mettono a rischio l’idea di Europa sono altre, come la Lega Nord o il Front National. E si può notare come ambedue non abbiano perso tempo a balzare sul carro del vincitore, fingendo di ignorare l’abisso che li separa. "Festeggiano la vittoria di Syriza, anche se ideologicamente le sono distanti; e si preparano a salire anch’essi al potere.

La questione che si pone riguarda la risposta dell’UE alle richieste di Syriza. Scrive Ulrich che "fare dei Greci un esempio estromettendoli dall’Euro non è una soluzione. Perché poi il Paese farebbe bancarotta e precipiterebbe in un’agonia economica e sociale che rischierebbe di contagiare altri Stati europei.“ E tuttavia, neanche si possono accogliere tutte le richieste del partito di Tsipras senza battere ciglio.
Allargando la prospettiva, è ormai sempre più chiaro che "non è sufficiente obbligare i Paesi 'problematici‘ a un duro percorso di risanamento. Se milioni di persone perdono la speranza e si rivolgono a partiti radicali, allora qualcosa va corretto.

Urge dunque trovare un compromesso, che sarà faticoso, ma sarà prova dell’esistenza di una vera comunità all’interno dell’Unione, di cui a lungo si è sentita la mancanza. La difficoltà è naturalmente trovare un equilibrio tra gli interessi di Paesi forti, Paesi deboli e della finanza.

Una linea guida può essere ispirata dal motto 'Solidarietà contro solidità’. "Se sotto Tsipras i Greci porranno fine alla corruzione, smetteranno di distribuire lavori nel settore pubblico come favori personali e provvederanno a una significativa tassazione delle fasce più abbienti della popolazione, allora i Tedeschi dovranno andar loro incontro con prestiti, estinzione di debiti pregressi e investimenti. Un simile compromesso può tenere insieme l’Europa e questo è nell’interesse di tutti.“ 

Andrea Orta
@twitTagli

[Stefan Ulrich collabora dal 1994 con la Süddeutsche Zeitung. Dal 2005 al 2009 ha lavorato come corrispondente dall’Italia e dal Vaticano, a Roma; successivamente, fino al 2013, a Parigi, come corrispondente dalla Francia. Ha vinto il premio Theodor Wolff (per i giornalisti tedeschi) nel 2003 e il premio dell’Associazione Italo-Tedesca dei Giornalisti nel 2009.]

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