Gramellini, la precaria del giornalismo e "l'Inferno che sta sempre altrove"

Gramellini, la precaria del giornalismo e l'Inferno che sta sempre altrove

Abbiamo parafrasato Manzoni, qualche giorno fa.
Pensiamo di essere pronti per osare lo stesso con Gramellini.
(Direttamente dal Buongiorno di oggi, dal lezioso titolo Italia Duemilacredici)

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Laura ha 24 anni e scrive sulle colonne di un settimanale di provincia, dove presta gratis la sua opera di giornalista, in attesa di un contratto che chissà quando arriverà. Il suo sogno era lavorare con il Maestro che firma il giornale.
Ha scoperto un collega insensibile e un professionista approssimativo, abile solo nel conoscere la «gente giusta»: alla sua ombra spocchiosa faticano tecnici formidabili.

Poi ci sono i peones a cottimo impegnati nel battere a tappeto la città. Ogni tanto si sentono dire: «Ma non fai prima a buttare quel pezzo e a rifarlo daccapo?». Costoro spiegano che si tratta di un pezzo che gli è costato tre ore di "posta" sotto l'acqua, e che fin lì li aveva mandati il giornale. I redattori non arretrano di un passo, e se ne fregano della sua storia.
Un giorno uno di loro, un superiore dal volto solenne, ha sgridato due colleghi appena presi: «Parlate italiano! Se qui ognuno usa la sua lingua, come facciamo a capirci?».

E lì, dice Laura, «nella mente mi si è srotolato un mondo di pensieri: la nostra passionaccia ci legava tutti in quella stanza, un cantiere che costruisce il nuovo sulla nostra storia, dove i padroni non si accorgono della competenza e dell’umanità di chi lavora per loro, delle tante piccole formiche che rimettono insieme i pezzi del passato e vedono nell’Italia un’occasione per vivere, la nazione più emozionante che il Mediterraneo abbia generato». 

Buon Primo Maggio, Laura, lavoratrice senza stipendio e sognatrice coi piedi saldamente appoggiati alle nuvole. Anche se il Primo Maggio tornerà a essere una festa soltanto quando saremo riusciti a dare certezze alle formiche di talento come te. 

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Fine della parafrasi. Aveva ragione Sartre, "L'Inferno sono gli altri".
E pure gli sfruttatori, a ben vedere, sono sempre quelli della porta accanto.

M.L.
@twitTagli

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