Gli eventi storici che hanno ispirato "Il Trono di Spade"

Gli eventi storici che hanno ispirato Il Trono di Spade

E se i Lannister e gli Stark, i Sette Regni e persino la Barriera non fossero solo un’invenzione dello scrittore americano George R.R. Martin, ma piuttosto la geniale trasposizione di una realtà storica? L’autore della saga de Il Trono di Spade ha abilmente mescolato storia e immaginazione, dando vita a un intreccio che sorprende proprio per la sua ruvida verosimiglianza.
Ecco come ci è riuscito.

I SETTE REGNI – Il continente occidentale di Westeros, dove ha luogo la guerra per la conquista del trono di spade, è ispirato a un periodo poco conosciuto dell’Inghilterra altomedievale, quello dell’Eptarchia.
Come nel mondo immaginato da Martin, sette regni si contendevano la supremazia territoriale: Northumbria, Mercia, Anglia Orientale, Essex, Wessex, Sussex e Kent.
Eredi delle invasioni dei popoli germanici degli Angli e dei Sassoni, che avevano occupato il vuoto di potere lasciato dalla fuga delle legioni romane attorno al 410 d.C., i sette regni subentrarono alla precedente cultura celto-britanna, i cui ultimi sussulti di orgoglio sono testimoniati dalle leggende narrate nel ciclo bretone di re Artù, l’ultimo sovrano britanno ad aver governato su un’Inghilterra unita.

Dopo cinque secoli di guerre, emerse infine il regno del Wessex guidato da re Athelstan, che nel 927 si impossessò della Northumbria, unificando così tutta l’Inghilterra.
Il parallelismo con la storia di Westeros risulta evidente. Dagli antefatti sappiamo infatti che, come gli Anglosassoni, anche gli invasori Andali si erano divisi in sette regni, poi conquistati con l’aiuto dei draghi dalla casa Targaryen, che nella mente dell’autore svolge il ruolo del regno del Wessex, non a caso simboleggiato da un drago alato.
Il nome “Targaryen”, poi, ha chiari echi celtici e non c’è forse un drago alato anche nella bandiera del Galles, una delle poche aree dell’antica Britannia ad aver mantenuto vive le proprie origini celtiche?

LA BARRIERA – In un’intervista del 2000 Martin ha svelato che l’idea di porre ai confini settentrionali di Westeros un’imponente barriera di ghiaccio è scaturita durante una sua visita al Vallo di Adriano (foto sotto), il muro lungo 117 km fatto costruire dall’imperatore Adriano tra il 122 e il 127 d.C. per difendere la provincia romana della Britannia dalle incursioni dei Pitti.
La fervida immaginazione dello scrittore ha poi amplificato la potenza di quella suggestione storica, trasformando il Vallo in un gigantesco parapetto, i soldati del limes romano nei valorosi Guardiani della Notte e i riottosi guerrieri scozzesi nella popolazione barbara dei Bruti e negli inquietanti Estranei, esseri dell’oltretomba che sembrano pescati da uno dei tanti soggetti horror della carriera da sceneggiatore di Martin.

LANNISTER E STARK – Al centro dei romanzi e della serie tv c’è soprattutto la guerra fra i Lannister e gli Stark, una rivalità così imbevuta di crudo realismo che non può non far pensare a un suo corrispettivo storico. Si tratta della Guerra delle Due Rose, il sanguinoso conflitto dinastico per il trono inglese che vide fronteggiarsi per trent’anni (1455-1485) due rami della casata dei Plantageneti, i Lancaster e gli York.
Le analogie sono spiccate – basti considerare le lampanti assonanze fra i nomi (Lannister/Lancaster e Stark/York) – e si può persino tentare di stabilire una correlazione tra eventi e personaggi.

  • Ned Stark, ad esempio, ricorda Riccardo di York. Entrambi sono uomini del Nord e lottano contro un sovrano mentalmente instabile – il primo contro il re folle Aerys e il secondo contro Enrico VI di Lancaster, a più riprese precipitato nella demenza.
    Entrambi vengono investiti di una carica di nomina regia (il primo assume il titolo di Primo Cavaliere, il secondo di Lord Protettore) e vengono infine umiliati e decapitati  (Ned viene rinchiuso nelle carceri e poi giustiziato dai Lannister, mentre lo York muore nella battaglia di Wakefield e la sua testa, mozzata dal corpo e messa su una picca, viene mostrata agli abitanti di York con una derisoria corona di carta in cima a essa - una forma di crudele scherno che richiama anche l’irriguardoso trattamento riservato alle spoglie di Robb Stark).
  • Il figlio di Ned, Robb Stark, presenta invece alcune somiglianze con il figlio di Riccardo di York, il futuro re Edoardo IV (dipinto a lato).
    Dopo la morte dei rispettivi padri, tutti e due radunano un esercito e marciano sulla capitale, sconfiggendo in battaglia i propri nemici.
    In seguito, salito sul trono, Edoardo IV scatena l’irritazione del suo più fidato alleato, Riccardo Neville, il ricchissimo conte di Warwick, sposando in segreto Elisabetta Woodville, vedova di un nobile della fazione lancastriana e appartenente a una famiglia della piccola nobiltà.
    Warwick era infatti stato precedentemente inviato in Francia per concordare il matrimonio di Edoardo con una principessa locale e, sentendosi sempre più estromesso, inizia a covare vendetta contro il re e la regina ordendo negli anni più congiure contro di loro.

    Allo stesso modo, nella serie tv Robb Stark sposa per amore la semisconosciuta Talisa di Volantis, rifiutandosi di contrarre nozze con una delle numerose figlie di Lord Walder Frey, che pure gli avrebbero garantito, come nel caso di Edoardo, una preziosa alleanza militare. Lo sgarbo susciterà, come noto, la truculenta rivalsa di Frey.

  • C’è un po’ del lussurioso appetito regale di Edoardo IV anche in Robert Baratheon, che, nonostante la bella moglie Cersei Lannister, si abbandona alla licenziosità con serve e cameriere.
    Anche Edoardo è ricordato per la sua sregolatezza nei costumi, nel cibo e soprattutto con le donne: come la sua controparte d’invenzione, frequentava infatti donne di rango inferiore proprio sotto il naso della sua affascinante e bionda regina. Se per aspetto fisico Robert richiama alla mente un altro sovrano dissoluto come Enrico VIII, la sua morte presenta invece delle affinità con quella di Edoardo: il primo muore dopo una battuta di caccia, il secondo dopo essere andato a pesca.
  • Dopo il decesso di Edoardo, i suoi due figli maschi, tra cui l’erede al trono Edoardo V ancora minorenne, vengono imprigionati nella Torre di Londra dallo zio Riccardo di Gloucester, che, non accontentandosi di essere il reggente e protettore del regno, si fa incoronare re con il nome di Riccardo III.
    La morte dei due principini nella Torre trova un riscontro nella vicenda di Bran e Rickon Stark: Theon Greyjoy li prende come ostaggi, ma, a causa della loro fuga, decide di inscenare la loro morte uccidendo due bambini innocenti.

I riferimenti potrebbero continuare ancora a lungo. Li elenchiamo rapidamente, tenendo ben in conto di fornire una lista incompletao.

  • Cersei sembra una trasposizione di Margherita d’Angiò, moglie di Enrico VI e tessitrice di intrighi;
  • Warwick, in quanto artefice della vittoria di Edoardo IV e poi dell’effimera restaurazione dell’ormai catatonico Enrico VI, era soprannominato Kingmaker, creatore di re, un appellativo non molto distante da quello di Kingslayer, sterminatore di re, affibbiato a Jaime Lannister per l’omicidio del re folle;
  • la deformità fisica di Riccardo III, così tramandataci da Shakespeare nell’omonima tragedia, anche se molto probabilmente accentuata dalla propaganda dei Tudor, può aver ispirato il nanismo di Tyrion Lannister, e così via.

LE NOZZE ROSSEPer stessa ammissione di Martin, la violentissima scena delle nozze rosse, che tanto ha sconvolto i fan della serie (qui un video divertente che ne mostra le reazioni), si basa su due eventi della storia scozzese.

  • Il primo è la cosiddetta “Cena Nera” del 1440. Due potenti consiglieri del re bambino Giacomo II, temendo l’influenza del giovane conte di Douglas, invitarono quest’ultimo insieme al fratello nel castello di Edimburgo per tendergli una trappola.
    Dopo un banchetto sfarzoso, al suono convenuto di una cornamusa, gli armati del re sbarrarono le porte con le asce, mentre due servi portavano in tavola, su un piatto d’argento, la testa di un toro, simbolo di morte.
    I due Douglas vennero trucidati di fronte al re, nonostante le sue preghiere perché fossero risparmiati.
  • Il secondo episodio è il massacro di Glencoe del 1692. Il clan MacDonald, dopo aver ricevuto sulle proprie terre il clan Campbell, fino a poco tempo prima nemico nella guerra giacobita, venne completamente sterminato dagli uomini degli stessi Campbell, che violarono così le sacre leggi dell’ospitalità.

Tuttavia, Martin potrebbe aver preso spunto anche da altri brutali tradimenti del passato. Alcuni di questi avvennero in Italia.

  • Come narrato da Machiavelli, nel 1502 Oliverotto da Fermo, abile e ambizioso capitano di ventura con delle mire sulla sua città d’origine, chiese ed ottenne da suo zio Giovanni Fogliani, signore di Fermo, di essere ricevuto con tutti gli onori insieme alle sue truppe.
    Al termine di un solenne banchetto da lui stesso predisposto, Oliverotto - con il pretesto di parlare in privato con lo zio e con i maggiorenti della città a proposito del papa - li attirò in una stanza attigua, dove vennero uccisi da un manipolo di soldati opportunamente nascosti.
    Per ironia della sorte, pochi mesi dopo, lo stesso Oliverotto, insieme a Vitellozzo Vitelli e Paolo e Francesco Orsini, cadde in tranello simile tesogli da una mente ancora più diabolica della sua, quella del Duca Valentino, meglio conosciuto come Cesare Borgia, che, fingendo di riappacificarsi con loro in occasione di un banchetto, li fece ammazzare a tradimento.
  • Sempre in Italia, nel 1285, come racconta Dante nella Divina Commedia, avvenne la congiura di frate Alberigo de’ Manfredi, che invitò i suoi parenti a un banchetto e li fece trucidare al momento della frutta per vendicarsi di alcune offese che aveva subito da parte loro.
  • L’espressione “nozze rosse” (red wedding) coniata dallo scrittore rimanda, poi, ad altre celebri nozze insanguinate, le cosiddette “nozze vermiglie”, quelle che nell’agosto del 1572 furono celebrate a Parigi fra la cattolica Margherita di Valois e l’ugonotto Enrico di Borbone, erede designato al trono.
    Quattro giorni dopo il matrimonio, infatti, a partire dal 23 agosto, dopo un attentato fallito all’ammiraglio protestante Coligny, i sicari della regina Caterina de’ Medici e del re Carlo IX massacrarono i capi ugonotti convenuti in città per le nozze (il massacro della notte di San Bartolomeo).
    Venendo meno agli ordini ricevuti, i soldati cattolici proseguirono gli eccidi per due settimane in molte località della Francia, uccidendo migliaia di protestanti.
  • Di “nozze rosse” si parla anche per il matrimonio del 28 giugno 1500 a Perugia fra Astorre Baglioni e Lavinia Orsini Colonna. La notte del 15 luglio una fazione dei Baglioni trucidò l’altra parte della famiglia, compreso lo sposo, cui venne persino cavato il cuore.
    Insomma, di fronte a racconti del genere, rischia di impallidire persino la cruenta immaginazione di Martin.

ALTRE POSSIBILI FONTI STORICHE – Viste le continue citazioni della storia inglese, la capitale dei Sette Regni, Approdo del Re, potrebbe apparire come la perfetta rappresentazione di Londra. Tuttavia, il clima mediterraneo, la possente cinta muraria (che nella serie è quella della meravigliosa città croata di Dubrovnik, l’antica Ragusa veneziana), le vie strette con le case dai colori caldi (sono quelle dell’isola di Malta), senza considerare l’abbigliamento di corte e l’atmosfera di doppiezza, fanno piuttosto propendere per Costantinopoli, la capitale dell’Impero Bizantino.

Durante la battaglia delle Acque Nere, Tyrion Lannister ricorre infatti a un’arma tipicamente bizantina per sconfiggere la flotta di Stannis Baratheon, ovvero il fuoco greco, che risultò determinante anche in un assedio storico (quello operato dagli Arabi a Costantinopoli nel 717). Inoltre, se si osserva con attenzione la collocazione geografica della città sulla mappa della saga, si nota che il continente di Essos ha tutto l’aspetto di una gigantesca Anatolia con tanto di isole greche a separarlo dall’occidente, di cui Approdo del Re/Costantinopoli è il porto più vicino.
I reami di Essos, poi, proprio come quelli che caratterizzarono l’Asia Minore, hanno inequivocabili tratti orientali, non solo nel clima, ma anche nei costumi.
Il popolo di cavalieri dei Dothraki, ad esempio, riecheggia quello degli Unni, le cui orde si riversarono più volte sull’Europa partendo dalle steppe euroasiatiche.
In questo modo, il re dei Dothraki, chiamato Khal, corrisponderebbe al capo degli Unni, il Khan.
Gli Immacolati, invece, il corpo scelto di mercenari al servizio di Daenerys Targaryen, fanno pensare agli opliti greci per l’armamento (lancia e scudo) e alla falange macedone per compattezza ed efficacia.
L’analogia più calzante, però, è quella con la temutissima élite di fanteria degli Immortali, la guardia di 10 mila uomini del Gran Re di Persia.

Come vedete, per essere un fantasy Il Trono di Spade ha molta attinenza con la realtà storica.
Ma se dovessimo chiedere alla storia di suggerirci i possibili sviluppi della trama, cosa scopriremmo?
Da appassionato della serie tv, azzardo qui un’ipotesi.
La Guerra delle Due Rose termina convenzionalmente nel 1485, eppure non sono né i Lancaster (ormai quasi del tutto estinti) né gli York a trionfare, bensì un terzo incomodo, i Tudor.

Dopo anni di esilio in Francia e dopo aver oltrepassato la Manica con un esercito raccolto con l’aiuto dello zio Jasper Tudor, il futuro Enrico VII, che per parte di madre (Margherita di Beaufort) vantava una parentela con i Lancaster, sbarcò in Inghilterra, sconfisse Riccardo III nella battaglia di Bosworth e sposò infine Elisabetta di York, figlia di Edoardo IV, riconciliando simbolicamente i due rami dei Plantageneti. Nel Trono di Spade chi potrebbe essere Enrico Tudor?

Daenerys Targaryen, evidentemente: anche lei può accampare pretese dinastiche per il trono; anche lei è in esilio, separata dal mare dalla sua patria; anche lei è coadiuvata nella sua impresa da un fedele consigliere, Ser Jorah Mormont, probabile alter ego di Jasper Tudor.
Dulcis in fundo, nella battaglia decisiva che gli avrebbe spianato la strada verso la monarchia inglese, Enrico Tudor sventolava un vessillo con un drago rosso, un’allusione alla figura di re Artù - da cui Enrico era enormemente affascinato – che secondo le profezie era proprio associato a un drago rosso (da notare come il padre di Artù si chiamasse Uther Pendragon, ovvero “testa di drago”).

Se la teoria è corretta, resta solo da capire chi assumerà la parte di Thomas Stanley, l’opportunista Lord che tradì Riccardo III a Bosworth non appena vide che il Tudor si accingeva a vincere la battaglia. Che Tyrion il folletto si prepari a spodestare l’odiato re Joffrey/Riccardo schierandosi all’ultimo con Daenerys/Enrico Tudor?

Jacopo Di Miceli

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