Genitori omosessuali e orientamento dei figli: cosa dice la scienza?

Genitori omosessuali e orientamento dei figli: cosa dice la scienza?

Mentre in Italia per formarsi un’opinione sugli effetti dei genitori omosessuali sulle vite dei figli ci si basa sul parere di Adinolfi, del vicino di casa leghista o del macellaio, in America la questione viene presa un po’ più seriamente.
C’è, infatti, di recente un grande dibattito sulla posizione delle scienze sociali sul tema.
Questa attenzione alle scienze sociali, deriva dal fatto che fin dagli anni ’80 la Suprema Corte di Giustizia degli Stati Uniti ha citato in ognuno dei procedimenti sul tema delle adozioni e dei matrimoni gay, almeno uno studio scientifico ed in particolare studi nell’ambito delle scienze sociali stesse (Adams e Light, 2015).

L’importanza del consenso della comunità scientifica sul tema è tale, che due studiosi, Jimi Adams, del Dipartimento di Health and Behavioural Sciences dell’Università del Colorado e Ryan Light, del Dipartimento di Sociologia dell’Università dell’Oregon, si sono presi la briga di analizzare19.430 articoli scientifici pubblicati tra il 1977 e il 2013, relativi all’effetto dei genitori omosessuali su diversi outcome dei figli (dalle tendenze sessuali, all’istruzione, al legame con i genitori) per capire se esista o meno un consenso da parte degli studiosi nel dichiarare effetti positivi o negativi del crescere con genitori omosessuali, rispetto a crescere in quella che in Italia viene definita una famiglia “tradizionale”. 
Ciò che emerge dal loro studio, pubblicato nella rivista scientifica “Social Science Research”, è non solo che c’è un consenso diffuso nel ritenere che non vi sia alcun effetto negativo della genitorialità omosessuale rispetto agli outcome dei figli, ma anche che questo consenso è stato raggiunto in letteratura addirittura negli anni ’90.

Adams e Light utilizzano un metodo già proposto da Shwed e Bearman (2010), con il quale identificano i mutamenti negli orientamenti della letteratura sul tema, impiegando reti di citazioni tra articoli scientifici. [1]
Analizzando gli studi che prevedono un confronto tra famiglie omosessuali e famiglie eterosessuali, appaiono due momenti nettamente distinti: un primo momento di forte segmentazione della comunità scientifica, in cui non vi è una posizione dominante, fino a metà degli anni ’80, per convergere, poi, già negli anni ’90, verso una posizione di consenso sull’assenza di effetti negativi.
Questa dinamica viene definita tecnicamente “a spirale”, ovvero caratterizzata da divergenze iniziali, velocemente risolte verso un consenso diffuso.

I cambiamenti, come detto, avvengono col passare delle decadi. Nel primo periodo, che termina nel 1985, è chiaro che si stanno affrontando domande di ricerca innovative e che i risultati sono misti, non c’è preponderanza né rispetto agli svantaggi né rispetto ai vantaggi di avere genitori omosessuali o eterosessuali.
In questo periodo gli studi si svolgono basandosi su campioni limitati. Alcuni degli autori sembrano addirittura sorpresi di trovare somiglianze nei risultati tra figli di genitori omosessuali e eterosessuali, mentre quelli che trovano differenze, le trovano in termini di maggior probabilità dei figli di omosessuali di sperimentare il divorzio dei genitori.

Nel secondo periodo, quello del consolidamento del consenso, le ricerche sono sempre più concentrate sul confronto tra famiglie monogenitoriali (composte da un solo genitore), per isolare l’effetto degli orientamenti sessuali dal più generale effetto dell’instabilità familiare (Perrin et al. 2013).
Le ricerche di questo periodo, inoltre, iniziano a focalizzarsi sulla genitorialità omosessuale verificatasi in seguito allo scioglimento di partnership eterosessuali, sempre allo scopo di separare gli effetti dell’identità sessuale dei genitori, senza confonderli con quelli dovuti all’instabilità familiare.

Con questi controlli gli studi hanno iniziato a trovare sempre meno differenze tra famiglie. Quest’assenza di differenze, e quindi un forte consenso scientifico si manifesta in particolare negli studi proposti a partire dagli anni 2000.
Gli autori, nel loro articolo, ci tengono a specificare che i lavori analizzati sono prevalentemente, ma non esclusivamente, orientati verso l’analisi della genitorialità delle lesbiche, sia single sia in coppia, e che la maggioranza degli studi da loro considerati ha come obiettivo verificare l’effetto dei diversi tipi di famiglia sulle tendenze sessuali dei figli.
Oltre a questi aspetti, come detto, molti altri vengono esaminati per arrivare alla conclusione che, secondo la letteratura, non esiste un effetto negativo delle famiglie omosessuali sui figli.

A questa conclusione erano già arrivati sia l’Associazione Americana di Sociologia (ASA), dichiarando recentemente che ''Se un bambino viene cresciuto da genitori dello stesso sesso o di sesso opposto non ha nessun effetto sul benessere del bambino'[2], sia l’Associazione Americana di Pediatria, la quale ha affermato che le decisioni circa la competenza genitoriale dovrebbero essere prese ''senza tener conto del sesso o dell’orientamento sessuale dei genitori''.[3]

Per quanti ritengono ancora di volersi creare un’opinione basandosi un po' su quello che gli pare, è importante far comunque sapere un paio di cose.
La prima è che di studi scientifici sul tema ce ne sono, e anche parecchi, soprattutto ora che si possono studiare gli outcome dei figli di omosessuali adulti; la seconda è che l’articolo di Adams e Light ha dimostrato che la scienza concorda verso una sola direzione: non c’è un effetto negativo dei genitori omosessuali rispetto ai genitori eterosessuali sui figli.

Alessandra Minello

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[1] Per dettagli sul metodo, rimando alla sessione 4 “Method” dell’articolo originale di Adams e Light, pp. 305.

[2] ASA, American Sociological Association, 2013. Brief of Amicus Curiae in Support of Respondent Kristin M. Perry and Respondent Edith Schlain Windsor.
Hollingsworth V. Perry & Us V. Windsor, Article 12-144, 12-307.

[3] Siegel, Benjamin S., Perrin, Ellen C., et alCommittee on psychosocial aspects of child and family health, 2013. Promoting the well-being of children whose parents are Gay or Lesbian. Pediatrics 131 (4), 827–830. http://dx.doi.org/10.1542/peds.2013-0376.

Altri riferimenti

  • Adams, Jiimi e Ryan Light (2015) Scientific consensus, the law, and same sex parenting outcomes, Social Science Research 53 (2015) 300–310.
  • Perrin, Andrew J., Cohen, Philip N., Caren, Neal, 2013. Are children of parents who had same-sex relationships disadvantaged? A scientific evaluation of the no-differences hypothesis. J. Gay Lesbian, Mental Health 17 (3), 327–336.
  • Shwed, Uri, Bearman, Peter S., 2010. The temporal structure of scientific consensus formation, American Socioogical Review 75 (6), 817–840.

Commenti

la scienza concorda o dimostra?

Non mi convincono scienziati che concordano (la declassificazione dell'omosessualita dalle patologie è avvenuta per votazione, che poi magari va anche bene, ma il metodo non è scientifico). Preferisco scienziati che dimostrano.

Risposta

"Evelyn Hooker comprese che la maggior parte degli uomini gay era socialmente ben adattata (in inglese “well adjusted“), a differenza degli omosessuali descritti nella letteratura scientifica. Non capiva questa sostanziale differenza tra casi clinici e persone reali. Nel 1953, al culmine del Maccartismo anche contro gli omosessuali, capì però che tutto ciò avrebbe potuto essere valutato attraverso test psicologici. Per il suo studio rivoluzionario raccolse due gruppi di uomini. I primi erano maschi gay, di cui alcuni membri della Mattachine Society (una delle prime organizzazioni omosessuali/omofile americane), i secondi erano semplicemente uomini eterosessuali. Somministrò tre serie di test psicologici (fin qui niente di nuovo) e sottopose i dati anonimamente (ecco lo stratagemma tecnico innovativo) a un team di tre valutatori esperti, che però non furono in grado di trovare differenze tra i due gruppi. Fino a quel momento gli scienziati sociali cercavano omosessuali che fossero già dei pazienti psichiatrici. Sapendo in anticipo della loro omosessualità, li analizzavano andando a caccia dei disturbi “caratteristici” di quel gruppo. Qualcosa si trovava sempre. Evelyn Hooker invece nascose agli esperti chi fosse etero e chi no. E la magia finì: nessuno fu in grando di distinguere i due gruppi e trovare i relativi disturbi caratteristici. Fu proprio a quel punto che accadde una rivoluzione, i cui frutti vediamo ancora oggi. Per definire una condizione come malata o deviante, la scienza deve prima provare cosa sia la deviazione (nel nostro caso l’attrazione omosessuale), trovare quali danni produca il lasciarla agire indisturbata (nevrosi varie) e soprattutto provare cosa l’abbia causata (traumi familiari, abusi, relazioni genitoriali disfunzionali). La ricerca di Evelyn Hooker mise alla prova proprio gli strumenti di analisi scientifica"

Qua il resto dell'articolo: http://pontilex.org/2015/04/perche-lomosessualita-non-e-una-malattia-con...

La scienza concorda

Il metodo scientifico che si studia a scuola non è sufficiente per rispondere a molte delle domande che la scienza si pone attualmente, in particolare le scienze sociali. I risultati sono fortemente influenzati da come l'esperimento è stato condotto, le ipotesi semplificative che spesso vengono date per scontate, la precisione degli strumenti (per le "scienze dure"), scelte sui trattamenti statistici dei risultati. Cosi' che diversi gruppi di ricerca trovano spesso risposte diverse alle stesse domande. Se i risultati di un esperimento sono solitamente non contestabili (esclusi casi di malafede e frode), la discussione, cioè come i risultati possano essere interpretati per rispondere alla domanda in questione, è sempre frutto di un ragionamento che puo' essere soggetto ad errore. Le sole persone che sono in grado di giudicare quanto l'esperimento di un gruppo di ricerca sia pertinente e corretto per rispondere ad una domanda, sono gli scienziati che lavorano nello stesso settore. Quindi la decisione della comunità scientifica, che si basa sempre su articoli pubblicati, al giorno d'oggi è il metodo scientifico. L'opinione di un ricercatore è solitamente fondata su conoscenze tali da individuare esperimenti 'incorretti' or parzialmente corretti. I preconcetti e i bias di ogni scienziato, che comunque esistono, sono corretti dalla diversità della comunità scientifica stessa.

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