Genitori anziani: è giusto togliere loro una bambina?

Genitori anziani: è giusto togliere loro una bambina?

Gabriella Carsano e Luigi Deambrosis, rispettivamente 63 e 75 anni, residenti a Mirabello Monferrato (AL) sono i genitori naturali della piccola Viola, 7 anni (nome di fantasia).
Non la vedono da 4 anni e non la vedranno più: la Corte d’Appello di Torino ha confermato lo stato di adottabilità della bambina.
Per comprendere la storia di questa famiglia ormai spezzata, bisogna fare un salto nel passato.

Nel 2003 alla coppia viene negata l’idoneità all’adozione. Nel 2009 Gabriella e Luigi ricorrono alla fecondazione eterologa per coronare il loro desiderio di avere un figlio. Nel maggio dell’anno successivo nasce Viola. Dopo appena un mese i vicini di casa della coppia segnalano alle forze dell’ordine il papà, che avrebbe lasciato la bambina in auto da sola: di conseguenza, parte un’indagine a suo carico per abbandono di minore.
Da questo momento Viola viene allontana dai suoi genitori e condotta in una comunità: i genitori conservano il diritto di vedere la piccola nei cosiddetti "luoghi neutri".
Nel 2012 la Corte d’Appello dichiara Viola adottabile e da questo momento i genitori non vedranno più la figlia che avevano tanto desiderato. La Cassazione conferma il provvedimento, ma i legali dei due coniugi si oppongono e presentano un ricorso straordinario.
Nel 2015 la bambina viene collocata in affidamento preadottivo. La Cassazione accoglie il ricorso straordinario e rinvia la discussione alla Corte d'appello dando delle indicazioni per il giudizio: da una parte la vecchia denuncia per abbandono si era conclusa con l’assoluzione; dall'altra, e soprattutto, nessuna legge prevede limiti anagrafici per chi desidera avere un figlio. 
Ma pochi giorni dopo la decisione dei giudici era stata inflessibile: adottabilità della bambina confermata, e dunque l’impossibilità per i genitori di rivederla.

Di qui la domanda, complicatissima: è giusto togliere una bambina ai genitori? È la seconda volta che su Tagli facciamo questa domanda, e come nell'altro caso la risposta è incerta: dipende, fermo restando il carattere di "extrema ratio" di un oprovvedimento del genere, soprattutto se si tratta di un allontanamento definitivo, cioè seguito da adozione.
In casi del genere, in cui il punto di riferimento - la Stella Polare - è l'interesse del minore e nient'altro, è necessario respingere in ogni modo i pregiudizi. In particolare:

  • Non è giuridicamente rilevante l’età dei genitori.
  • Non è giuridicamente rilevante se hanno concepito con metodi non naturali e all’epoca dei fatti non consentiti in Italia.
  • Non rileva nemmeno la non idoneità all’adozione internazionale: tale valutazione considera requisiti leggermente diversi rispetto a quelli utilizzati per analizzare le capacità genitoriali.
  • Nel caso, non si era in presenza di gravi problemi economici, assenza di dimora stabile, patologie psichiatriche, seri comportamenti devianti o problemi di dipendenza (tutti casi in cui ci può essere allontanamento temporaneo, che garantisca comunque il legame con i genitori naturali: questo è avvenuto in una prima fase anche ai coniugi Deambrosis e alla piccola Viola).

Nonostante tutte queste circostanze, nel 2012 un tribunale emette la dichiarazione di adottabilità. Una dichiarazione zeppa di sottointesi: tra le righe della sentenza di Corte d’Appello emerge abbastanza chiaramente che i genitori naturali non fossero due genitori modello e probabilmente nemmeno si avvicinassero a quest'ideale.
Ma di solito in casi del genere si agisce diversamente. Sarebbe stato opportuno aiutarli, supportarli e accompagnarli nell’acquisizione di consapevolezza e di nuove capacità: il supporto alla genitorialità è una delle funzioni dei servizi sociali.
La sentenza sembra agire invece in ottica punitiva. A questa sentenza ne segue un'altra in cui la Corte d'Appello dichiara che l’intervento da parte dello Stato in questa situazione famigliare è stato congruo rispetto all’interesse del minore, dunque giustificato dal diritto della minore di crescere in un ambiente sano, con l’adeguata assistenza e la stabile affettività.

Se da un punto di vista giuridico tutto sembra filare liscio, da un punto di vista emotivo non è cosi: tutti coloro che hanno seguito o sentito parlare della storia dei genitori-nonni (come li hanno definiti alcuni quotidiani) hanno provato vicinanza emotiva, voglia di giustizia, stupore, insofferenza.
Ma la giustizia non conosce emozioni (ed è corretto che sia cosi): il potere discrezionale dei giudici agisce all'interno di una cornice normativa, ed il compito di spiegare e contestualizzare la decisione spetta in un secondo momento ad una molteplicità di attori: giudici, certo, ma anche psicologi, assistenti sociali, psichiatri, avvocati.
Il problema è che in questo caso - come era facile prevedere - si è sollevato un can can mediatico che non ha favorito una esatta comprensione delle dinamiche. Questo anche a causa di dichiarazioni improvvide, come quella dell'ex Presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Milano e Napoli Melita Cavallo.

Semplificare, generalizzare, ridurre tutto a minimi e deterministici termini rischia di essere controproducente: la comunicazione peggiore, in circostanze del genere, è minimizzare la complessità di rapporti, interventi, provvedimenti e figure di supporto che gravitano attorno a un caso specifico. Indurre il pensiero che i bambini vengano tolti in modo arbitrario crea un enorme allarme sociale e una gigantesca sfiducia nelle istituzioni. Che si ritroveranno ad operare sempre più delegittimate.
Ma la realtà, come spesso accade, è diversa da come è stata rappresentata per approssimatività e facile ricerca del titolo a effetto: come è evidente anche nell’ultima sentenza della Corte d’Appello sul caso dei coniugi Deambrosis, sono stati tantissimi i professionisti coinvolti, tutti chiamati a dare la loro valutazione.
Sono state queste valutazioni, mescolate dai giudici con i riferimenti legislativi e le altre sentenze, a produrre la decisione. E se la decisione arriva ad urtare la sensibilità popolare, è compito degli attori spiegare quali sono state le vere forze in gioco. La stessa Dott.ssa Cavallo, nella stessa intervista, ha esposto un concetto fondamentale, equilibratissimo e decisivo: “I Giudici dei minori devono guardare all'interesse del bambino, anche a costo di causare un grande dolore agli adulti”.

Eleonora Ferraro

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