Elezioni europee: se gli euroscettici non sfondano...

Il leader dell'UKIP

Chi si aspettava una vittoria schiacciante degli euroscettici in Europa, in queste ore sta rimanendo deluso e scottato. Gli exit-polls che provengono da Eire e Olanda e i dati delle amministrative britanniche mostrano dei risultati estremamente sorprendenti e confortanti. Calano sì i partiti politici tradizionali, legati a socialisti e popolari, ma i consensi non vanno tanto alla destra populista ed euroscettica, quanto a liberali e a partiti di sinistra (verdi e sinistra radicale).

Partiamo dall'Olanda dove il Geert Wilders, il carismatico leader del PVV, partito anti-immigrazione e di estrema destra - alleato della Le Pen a livello europeo - sembra aver deluso le aspettative. Il PVV veniva dall'ottimo 17% delle scorse europee, dove era risultato il secondo partito dietro il CDA (popolari) ed era accreditato come primo partito nei sondaggi pre-elezioni. Gli exit-polls invece lo relegano alla 4° posizione con il 12% dei consensi, perdendo quasi il 5% dei voti.

L'altro dato sorprendente che esce da questi exit-polls è la crescita di liberaldemocratici e della sinistra legata all'NGL/GUE, che ha come leader Tsipras: i grandi vincitori potrebbero essere i liberal-socialisti di D66 con il 15.6% (+4%), partito fortemente pro-UE e legato a livello europeo all'ALDE, solo secondi i popolari del CDA dell'ex premier Balkenende, mentre terzo partito sarebbe l'altra formazione liberale del VVD, in crescita rispetto alle scorse europee. La quinta forza sarebbe, a sorpresa, il Partito Socialista (affiliati al NGL/GUE) che arriverebbe al 10%, scavalcando i laburisti del PVDA.

Situazione simile in Eire: dove il maggior numero di preferenze andrebbero a candidati indipendenti dai partiti politici (ma affiliati a livello europeo con forze liberali o di sinistra), mentre si vedrebbe il crollo di Fine Gael (PPE) che verrebbe raggiunto dal Fianna Fàil (ALDE) e dei Laburisti (PSE) che perderebbero oltre la metà dei propri voti, crollando dal 14% al 6% (i giornalisti irlandesi parlano di una "caduta di Saigon") venendo superati e doppiati dallo Sinn Fein, partito di sinistra che alle europee non era mai andato oltre l'11%, ma che quest'anno arriverebbe addirittura al 17% e dai Verdi che arriverebbero ad uno storico 6%.

In UK la situazione delle amministrative conferma il trend: i laburisti vincono ma non dilagano, l'UKIP cresce ma si ferma sotto lo storico 22% delle amministrative dell'anno scorso, raccogliendo solo il 17%, quindi sotto le aspettative della vigilia che davano il partito euroscettico per antonomasia a percentuali tra il 25% e il 30%.

La BBC ha calcolato che se le amministrative fossero state a livello nazionale (Inghilterra, senza Scozia, Galles e Irlanda del Nord) il risultato sarebbe stato il seguente: Laburisti 31%, Conservatori 29%, UKIP 17%, Liberaldemocratici 13%, Verdi 10%. Certo, le europee potrebbero essere un'altra storia, ma quello che si è visto a livello locale è che l'UKIP non è riuscito a sfondare nelle grandi città (Londra, Manchester, Birmingham e Liverpool) non conquistando seggi e rimanendo sotto il 10%, mentre nel contempo nelle stesse grandi città i verdi hanno ottenuto risultati sorprendenti, diventando addirittura il secondo partito a Liverpool e ottenendo percentuali vicine al 30% in varie circoscrizioni.

In Irlanda del Nord, con gli scrutini ancora aperti, appare chiaro che il partito principale nord-irlandese, il Democratic Unionist Party, partito unionista e di destra (è il partito che rifiuta ancora adesso gli accordi del Venerdì Santo, che hanno messo la parola fine al conflitto nordirlandese) ha perso quasi il 4% dei voti, finendo al 23% mentre lo Sinn Fein (indipendentista e di sinistra, già "braccio politico dell'IRA") è appaiato al 23% e vicino allo storico sorpasso (nel momento in cui vi scrivo lo SF ha 2000 voti in più del DUP e sta stravincendo a Belfast). Terzi gli unionisti moderati, in crescita rispetto alle scorse elezioni, quarti e staccati i socialisti dell'SDLP, che, se confermati questi risultati anche alle europee, rimarrebbero fuori da Bruxelles.

Gerry Adams, il leader dello Sinn Fein

Altro dato da tenere conto sono le elezioni amministrative greche di qualche giorno fa, in cui Tsipras con Syriza ha dilagato in Grecia, confermandosi il primo partito greco.

Azzardare un pronostico per i vari paesi e per il parlamento europeo è quantomeno una lotteria ed è anche vero che si tratta solo di exit-polls o risultati locali, ma quello che finora emerge è sì un vento di cambiamento che sta attraversando l'Europa, che potrebbe dare seri fastidi ai due partiti tradizionali (PPE e PSE). Certo, c'è da dire che al momento le nazioni in cui si è votato sono piccole,  ma è un vento che non viene da destra, ma soffia alto da sinistra: potrebbe non essere il vento dei movimenti populisti anti-UE di destra, ma quello dei liberali e delle forze di sinistra "alternativa", ossia verdi e sinistra radicale, che in almeno 3 nazioni potrebbe superare nettamente i socialisti (Grecia, Olanda e Eire).

Alessandro Sabatino
@twitTagli

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