The division bell: una libera parafrasi dei Pink Floyd alla luce del referendum

The division bell: una libera parafrasi dei Pink Floyd alla luce del referendum

 

"In questa sala, infine, attenderò di salutare con amicizia istituzionale e con un grande sorriso e un abbraccio il mio successore, chiunque egli sarà. Gli consegnerò la campanella simbolo della guida del governo e tutto il lungo dossier delle cose fatte e da fare".  
Matteo Renzi, conferenza del 04/11/2016.

The division bell, ultimo album dei Pink floyd, datato 1994.
La division bell è quella che scandisce le sessioni del parlamento britannico. Ma oggi, qui, è la campanella che Renzi consegnerà al suo successore, e l'album ci racconta l'atmosfera post-referendum.

"Cluster one". L'intro acustica e meditativa si accompagna bene al silenzio sul campo di battaglia, quando il polverone della lotta si posa dolcemente. Prendiamoci qualche minuto per ricomporci e guardare il campo di battaglia.  

"Poles apart". Due avversari che si fronteggiano, di cui uno solo può uscire vincitore. Mors tua, vita mea.
Una mediazione è fuori discussione, gli schieramenti - uno è un golden boy che prima delude e poi viene rinnegato - sono opposti e l'intesa non è un'opzione.  

Did you know...it was all going to go so wrong for you
And did you see it was all going to be so right for me

Why did we tell you then
You were always the golden boy then
And that you'd never lose that light in your eyes
Hey you...did you ever realize what you'd become

 

"A great day for freedom". L'euforia del successo lascia spazio alle valutazioni più lucide.
L'ottimismo del traguardo da raggiungere si scioglie alla luce fredda del traguardo raggiunto: vittoria! Ebbene?
Si fa spazio il rimorso per un passato che non si può cambiare, ed ecco un'amara presa di coscienza: un cambiamento è tanto più illusorio quanto più è clamoroso.
Il futuro non assomiglia per niente a come lo avevamo immaginato prima. Che ne è stato del giorno che doveva aprire una grande era di libertà?

On the day the wall came down
They threw the locks onto the ground
And with glasses as high we raised a cry for freedom had arrived 

Now life devalues day by day
As friends and neighbours turn away
And there's a change that, even with regret, cannot be undone

And all but the bitter residues slipped away...slipped away

"Keep Talking". Eppure siamo qui. Che fare? Forse non tutto è perduto.
In fondo, quasi nulla è permanente. Come ripartire da qui? L'importante, sembra, è continuare a parlare. Non interrompere la discussione o, meglio, provare a riprenderla da dove si era interrotta prima della battaglia.  

Where do we go from here
It doesn't have to be like this
All we need to do is make sure we keep talking

 

"Lost For Words". Se le cose stanno così, allora è più semplice del previsto.
Eppure no, qualcosa impedisce di ricominciare a parlare.
Parlare, discutere. È questo che ci distingue dalle bestie. Ecco, come si può dialogare mentre il vincitore ancora si accanisce sui corpi degli sconfitti, in preda a una frenesia di recriminazioni?
Il primo passo lo deve fare qualcun altro, anche a costo di ricevere una porta in faccia.

While you are wasting your time on your enemies
Engulfed in a fever of spite
Beyond your tunnel vision reality fades
Like shadows into the night

So I open my door to my enemies
And I ask could we wipe the slate clean
But they tell me to please go fuck myself
You know you just can't win

 

"High Hopes". Si cerca invano un appiglio, un punto d'appoggio stabile per riprendere a parlare; ma non c'è niente del genere al momento, il pensiero vaga inconcludente. Il rintocco della  campana della divisione è già iniziato.

Beyond the horizon of the place we lived when we were young
In a world of magnets and miracles
Our thoughts strayed constantly and without boundary

The ringing of the division bell had begun

Eppure high hopes, le speranze sono vive.

 

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