Di Claudio Magris, analisi del testo e studenti capre

Claudio Magris, uscito all'analisi del testo 2013

C'era di meglio? Sicuramente. C'era anche di molto peggio, ché di autori sciropposi la letteratura (meglio: l'editoria) italiana degli ultimi 20 anni ne ha sfornati a vagonate: gente che non aveva niente da dire al mondo, non lo diceva con eleganza, ma aveva quel retrogusto di "volemose bene per forza" da generare orticarie diffuse.
Il problema non è Claudio Magris, di cui confesso candidamente di non aver mai letto una riga - non c'è comunque da essere fieri: non sapere non è mai bello - e che ammetto di conoscere per via di qualche ospitata-marchetta da Fabio Fazio, o forse per qualche fondo (ben scritto, per carità) sul Corriere della Sera. Il problema è l'aura sacrale di cui gode l'analisi del testo, e della sua fondamentale importanza per carovane di studenti e studentesse.

Non è un caso che l'analisi del testo sia la prima di cui si ha notizia il giorno del tema di maturità. Potrebbero aver consegnato la più pregnante, dotta, riflessiva traccia di questo universo; quella che ti costringe a fare i conti con la storia, la società, la politica, te stesso: la prima notizia verterà sempre su Svevo, Dante, Ungaretti, Montale, Manzoni o chi vi pare. 
Questo perché l'analisi del testo è il primo salvagente che il MIUR, compassionevole, getta nel Mare della Disperanza dei maturandi.

Che cos'è l'analisi del testo? Non è un tema, e peste colga chi la definisce tale.
Se il tema è una gara di mezzofondo, dove devi dosare le forze per arrivare al traguardo con un tempo (leggi: concetto) decente, l'analisi del testo è la passeggiata che un cieco percorre guidato dal cane. Non è un testo da masticare per stimolare una riflessione, un parallelismo, un commento. È un percorso semplificato e guidato, dove l'unico spirito critico è quello pedissequo, del cloze test (quelli dove c'è una frase da cui è stata asportata una parola nel mezzo, e tu la devi indovinare). Il MIUR prima chiede quante sinestesie ci sono, quante volte l'autore si è soffiato il naso nella trincea della Prima Guerra Mondiale, cerca di verificare se da quella testa di rapa si può cavare una fiala di sangue (ancorché beceramente mandato a memoria).
Poi, solo poi e solo a volte, chiede di dire qualcosa di proprio sul testo.

Studiare per fare un tema è un controsenso. Il tema è esposizione. Di un concetto. Personale. Su qualcosa. E qui casca l'asino. La stragrande maggioranza degli studenti - è un giudizio tranchant che mi posso permettere essendo ancora uno di essi - è una capra siderale. Su tutto. Per carità, capacissimo a studiare; totalmente inabile e ineducato a capire, comprendere, farsi un'idea, sostenerla. La scuola non li forma? La famiglia non li forma? Sulle cause si potrebbe stendere un manuale di sociologia, quindi lasciamo perdere. Ma è indubbio che esistano frotte di laureati - laureati, non liceali! Visti con i miei occhi - che non sanno, nell'ordine:

  • scrivere un testo superiore alle 10 righe senza fare una strage di punteggiatura;
  • scrivere un testo superiore alle 10 righe padroneggiando i nessi logici ("quindi, appunto, finché, infatti, infine" eccetera) con tecnica superiore a quella di Toro Seduto;
  • scrivere senza orrori ortografici ("po' ", "un' " femminile, "dà" con l'accento - sì, ma quando? -  "sé", appunto il "sì", il mefitico "qual è" che ho visto scrivere nei modi più aberranti...);
  • scrivere utilizzando i tre modi principali della lingua italiana - e conseguenti 14 tempi verbali - nella maniera canonica; figurarsi coordinarli tra loro.

Mancando tali basi per esprimere un messaggio, lascio galoppare la vostra fantasia sui contenuti: una pochezza che Hiroshima a ferragosto del '45 in confronto era Gardaland. 
Torniamo a monte: il problema era Claudio Magris? Restavano da fare:

  • una traccia intimista/qualunquista sul concetto di "fare gruppo", roba che perfino Antonio Conte (non Umberto Eco: Antonio Conte) padroneggia alla grande;
  • un tema sui Paesi in via di sviluppo - dopo che da anni ci tritano le scatole ovunque, da Telethon alla parrocchia, sui Paesi in via di sviluppo;
  • una traccia trasognata sul rapporto tra individuo e massa, che davvero poteva portare ovunque e ci si poteva infilare dentro qualsiasi cosa;
  • una traccia stimolante circa la ricerca sul cervello;o-CLAUDIO-MAGRIS-facebook
  • un tema difficile sul concetto di omicidio del potente (da Moro a Mussolini, da Matteotti al Nunc est bibendum di Orazio);
  • un tema altrettanto difficile sulle teorie economiche.

È inaccettabile che studenti di qualunque livello di scuola non sappiano esprimere un'idea su almeno uno di questi argomenti, e che quindi attendano il percorso facilitato.
Questa volta era occupato dalla mole sovrumana di Claudio Magris. Pazienza, verrebbe da dire, c'era il resto. Ma se pure sul resto non si sapeva dire niente, il problema non è Claudio Magris: il problema siete voi.

Umberto Mangiardi
@UMangiardi

Commenti

Jack O. Hearts dice:

Indipendentemente dal nome Magris (a me sconosciuto), il testo proposto era, a mio modo di vedere, semplice al limite dell'insipido. Non prevedeva come prerequisito la conoscenza di nulla se non della grammatica e una comprensione generale.
Gli spunti offerti per la terza parte erano vastissimi, europeismo, immigrazione, guerre di Jugoslavia, conoscenza dell'io e del prossimo, indi era praticamente impossibile il fuoritema. Come riferimenti extratestuali sarebbe stato possibile citare autori famosissimi come Rigoni Stern, Terzani, Svevo, Montale Coelho, Sepulveda, Lobo Antunes e chissà quanti altri (a conoscerli, direte voi?); in alternativa erano addirittura ammesse "esperienze personali"...
Questo per rendere l'analisi del testo minimamente di ampio respiro, respiro che la scuola italiana non ha più perché, verosimilmente, chi sale in cattedra ha visioni d'insieme pari a zero.

(P.S. Io NON feci l'analisi del testo, a mio tempo)

Riccardo dice:

Confesso di essere stato colto da

* cerchiamo un termine adatto *

SIDERALE BOTTA DI CULO alla mia maturità nel lontano 2009, quando qualche mese prima mi venne in mente di fare una tesina sui 150 anni dell'unità d'Italia (2 anni prima) e Mariastella - o chi per lei - decise che fare un tema sull'unità d'Italia nel 2009 avrebbe spiazzato tutti. Fui uno di quelli che rimpolparono la sempre scarsa statistica del tema storico, e me ne uscii con un onorevole 14.

Non avessi fatto quello, avrei scelto con tutta probabilità l'articolo di giornale. Io più che altro trovo scandaloso che nel 2013 (e credo anche nel 2009, non ho avuto modo di aprire sondaggi) se chiedi a uno studente di fare un tema fatto a mo' di articolo di giornale, su qualunque argomento esso sia - e mi pare di ricordare che per l'articolo hai parecchi brani a disposizione da cui attingere - il suddetto caschi dalle nuvole. Zio impestatissimo, l'avrai letta la Gazzetta almeno una volta in 19 anni, no? Hai mai visto dei "Secondo me" in un articolo? Perchè scrivi in forma personale?

redatagli dice:

Gentile Giulia,
non credo che elaborare un discorso scritto lungo quattro facciate sia una questione di talento; piuttosto, un minimum da pretendere al termine di un percorso superiore.
I temi di maturità non premiano lo stile, semplicemente perché non lo richiedono: chiedono il rispetto della consegna (anche qui, poi, mi piacerebbe capire qual è la ratio di fondo per cui lo stile non viene valutato: è diventato di colpo un disvalore, avere talento?).
Sul fatto che con errori come quelli che ho esemplificato non si pigli il 6 nemmeno nell'analisi del testo, non ci piove. Ma resto convinto che imponendo ai ragazzi di districarsi con un avversario più ostico - quale il tema - li renda pronti, un domani, a dominare un discorso scritto più informale.
La ringrazio e la saluto.

UM

Giulia dice:

Non sono molto d'accordo con questo articolo. La tipologia A è una modalità studiata e inserita tra le tracce proprio per quelli che non amano scrivere e non sono dei campioni con la penna. Non tutti nascono necessariamente scrittori e un tema schematico è quello che rende loro possibile prendere un voto un po' più alto della bieca sufficienza (tra l'altro, se non si sa scrivere del tutto e, quindi, mancano punteggiatura, consecutio temporum e quant'altro non esiste che si prenda la sufficienza neanche con la tipologia A).

Mettere un'analisi del testo di questo genere è un po' come mettere le equazioni differenziali come problema della seconda prova, al posto dello studio di funzione. Certo, ponendo che un maturando a contare da solo sia capace (se no non dovrebbe neanche arrivarci all'esame - come quello che non sa scrivere in italiano, a prescindere dalla traccia che sceglie), può sempre scegliersi il problema di geometria, ma i voti per quelli che non sono dei campioni della logica scenderanno miseramente. Semplicemente non è giusto.

La maturità serve a valutare la preparazione dello studente su quello che ha studiato, non a trovare la gabola per fregarlo. La tipologia A è quella che più di tutte le altre valuta la preparazione e non il talento.

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