Cronache dal Family Pride: l'orgoglio di tutti invade Torino

Cronache dal Family Pride: l'orgoglio di tutti invade Torino

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Quando, dove - É tempo di paillettes. Sabato 8 Giugno il centro di Torino – da San Donato a Piazza Castello - dalle 16.00 fino a sera è stato tutto un turbinio di parrucche, tacchi esagerati, trucco illogico e gente che ballava in mezzo agli incroci, per la felicità degli automobilisti. Tempo di Gay Pride, pardon, Family Pride, perché sono orgogliosi un po’ tutti: mica solo i gay, anche i transessuali e i queer e gli amici dei gay, dei transessuali e dei queer.

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Corteo un po’ meno torrenziale degli anni passati: si parte con mezz’ora di ritardo con tutta via San Donato che guarda dai balconi, ma la gente, benché entusiasta e coinvolgente come sempre, per strada è meno numerosa. Questo Pride non è stato pubblicizzato moltissimo ed il sito ufficiale è stato offline per un po’ nei giorni precedenti: due ore prima della sfilata si colgono pochi sintomi del Carnevale che sta per avere luogo. Però sembra proprio un carnevale ed il quantitativo di nudo fa pensare più a Rio che a Viareggio, grazie al cielo il caldo sta arrivando e stare in mutande per strada non deve essere una sofferenza.

Più strass per tutti - Si capisce subito che la regola numero uno per partecipare al Family Pride è l’eccentricità, presente in vari gradi dal ridondante accecante (perizoma glitterato, zatteroni e parrucca fosforescente) al moderato (trucco carnevalesco abbinato a jeans e maglietta). Gli unici in “borghese” sono i fotografi, i clienti dei bar e quelli che sono lì per caso. I carri hanno derivazioni più o meno logiche: dal carro di Arcigay ai Giovani Democratici, fino al carrozzone super rumoroso delle serate disco Zoccola e Bananamia. Ci sono i giganti e i piccolissimi, non mi pare esserci una competizione su chi è il più bello, ognuno ha fatto quello che poteva e si sentiva. I Giovani Democratici, per dire, avevano tutti i vestiti addosso.

Quando la sfilata inizia mi arrampico sul dehor di un bar per scattare le foto. Con me ho un’amica nel ruolo di assistente, portaborse e segugio di soggetti interessanti: viene coinvolta in una discussione paradossale con un signore in età da pensione che disdegna quanto sta accadendo e sostiene che i gay, soprattutto i maschi, spesso facciano cose del genere – vestirsi vistosamente o non vestirsi abbastanza – perché sanno di essere inferiori e vogliono imporsi, anche fisicamente. La mia amica mi si abbarbica alla schiena, abbastanza confidenzialmente perché il signore capisca come la pensiamo noi sugli omosessuali. Lui è lì come elemento di disturbo ma riesce a disturbare ben poco e come lui ce ne sono veramente pochi altri.

Faccio molte foto e tutti sono molto disponibili a spiegarti perché sono lì, anzi te lo spiegano anche se tu non glielo chiedi: c’è la mamma orgogliosa, l’amica orgogliosa, il passante che non conosce nessuno ma è orgoglioso comunque. Come in tutte le cose anche qui si sente odore di crisi: non porto a casa nessun gadget mentre ricordo che gli anni scorsi ero tornata a casa carica di preservativi. Forse più avanti, in Piazza Castello, chissà.

Gay2Ma il Pride piace a tutti? - Questo è argomento caldo e controverso all’interno della comunità LGBT – lesbiche, gay, bisessuali e transgender ; un’amica che fino a poco tempo fa era nel direttivo di Arcigay mi spiega che c’è chi è d’accordo e chi invece disdegna la cosa. E tu da che parte stai? Le chiedo io. "Io sto nel mezzo, sono d’accordo ma andrebbe un po’ cambiato" , mi spiega. Lei al Pride non è andata, aveva un importante impegno familiare, ma so che ha partecipato altre volte. Mi ricorderò di lei ascoltando le parole di uno dei miei più cari compagni di vita, omosessuale da un bel po’ nonché uomo di palese bellezza e intelligenza, quello che noi donne tendiamo a definire “un autentico spreco”: lui alla sfilata non andrebbe mai, troppi colori sgargianti. Non balla in pubblico e non capisce perché lo dovrebbe fare in quanto gay. Quando gli ho chiesto se avrebbe mai partecipato in futuro ha reagito come se gli avessi proposto uno spogliarello davanti al Papa. No, mai nella vita, assolutamente.

É un altro punto di vista, semplicemente.

Possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti: nella Torino in cui il vicepresidente del Consiglio Comunale Silvio Magliano, PDL, risponde all’apertura verso i gay da parte di Bondi con proteste e disaccordo, io al Family Pride ho visto travestiti kitsch, vecchietti sorridenti e famigliole festanti eterosessuali, miste o semplicemente inclassificabili; mi hanno fotografato mentre davo un finto bacio lesbico alla mia assistente portaborse ed ho visto nel mezzo del corteo una moltitudine di conoscenze dalle preferenze sentimentali più variegate.

Siamo ancora molto indietro ma ce la possiamo fare.

Silvia Nazzareni

@twitTagli


 

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