Come fondare una propria nazione e vivere felici

Come fondare una propria nazione e vivere felici

C'è una puntata dei Griffin in cui Peter, sfruttando un cavillo burocratico, trasforma il terreno su cui sorge la sua casa in uno stato indipendente, Petoria, almeno finché gli Stati Uniti non invadono la sua repubblica di quattro camere e cucina, diventata ben presto una nazione canaglia alleata dei peggiori nemici dell’America.

Bene, l’americano Jeremiah Heaton è una sorta di emulo umano di Peter Griffin. La notizia risale a qualche giorno fa: Heaton ha deciso di mantenere fede alla promessa fatta alla figlia di renderla una principessa. Dopo una ricerca su Internet, ha individuato una terra fra Egitto e Sudan non rivendicata da nessuno, il Bir Tawil, una scatola di sabbia rovente e disabitata. Ottenuti i necessari permessi, si è recato in Africa, ha eroicamente piantato su una roccia indigena una bandiera disegnata dalla sua bambina e ha, con molta originalità, ribattezzato la regione Regno del Nord Sudan, prendendone possesso come un prode conquistatore.
Ma Heaton, che, alla luce di tutto ciò, qualcuno potrebbe considerare come un padre premuroso, oppure come un megalomane panciuto, o ancora come un audace idiota e, per questo, assai pericoloso, non si è fermato qua e ora pretende il riconoscimento da parte dell’Onu. Dal Palazzo di Vetro di New York non è ancora trapelata una risposta ufficiale, anche se è molto probabile che, privatamente, in molti si siano picchiettati la tempia con l’indice.

Si potrebbe credere che le bizzarre pulsioni colonialiste di Heaton siano un caso isolato, magari frutto di una personale rivisitazione del concetto di genitorialità. E invece no. Nel mondo esiste un vasto campionario di individui che, insofferenti alle noie di dover sottostare alle leggi del proprio paese, non vedono l’ora di indossare i panni di Mel Gibson ne Il patriota e mettere in atto una bella secessione dalla madrepatria, istituendo uno Stato tutto per sé. Ricordiamone qualcuno.

  • Nel 1972 Michael Oliver, un milionario di Las Vegas, fa trasbordare tonnellate di sabbia australiana su un banco di scogli situati fra Tonga e la Nuova Zelanda, e vi fonda la Repubblica di Minerva, uno Stato senza tasse, welfare o alcun tipo di interventismo centrale, insomma il sogno utopico di tutta la destra libertaria americana. Il primo presidente Morris C. Davis, Michael Oliver e la loro piccola compagnia di visionari già immaginano di creare un paradiso per turisti e pescatori, anche se l’isola in quel momento può a malapena sorreggere il peso di uno di loro. Le aspettative si infrangono dopo pochi mesi, quando, dopo una conferenza fra tutti gli Stati confinanti, il re di Tonga invia una spedizione militare e si annette gli scogli.
  • Nel 2001 l’americano Travis McHenry scopre che in Antartide c’è una zona su cui nessuna nazione ha mai accampato diritti, la Terra di Marie Byrd, e la reclama per sé. Invia lettere ai governi di mezzo mondo (Russia, Stati Uniti, Norvegia, Cile, Argentina, Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia), proclamando la sua intenzione di fondarvi il Territorio Acheo di Antartide (Acheo, proprio così, come il popolo greco dei poemi omerici) con capitale Achille (eh già). Nessuno gli risponde. Oggi, dopo numerosi passaggi di mano, la regione ha assunto la denominazione di Granducato di West Antarctica. Di fatto, le uniche prove dell’esistenza dello Stato consistono nel suo sito Internet.
  • Nel 1967 il britannico Paddy Roy Bates, alla ricerca di una soluzione pratica per continuare le sue trasmissioni radiofoniche pirata, occupa una piattaforma a tre miglia dalle coste inglesi, usata dalla Royal Navy come postazione antiaerea durante la Seconda guerra mondiale, e ne fa uno Stato indipendente (Sealand). La famiglia Bates, facendosi forte di una sentenza di una corte inglese, che ha ammesso di non avere giurisdizione sulle acque internazionali in cui si trova Sealand, inizia così a prendere molto sul serio la propria sovranità, ad esempio tentando di impiombare le navi che si avvicinano troppo alla piattaforma e stampando passaporti a manetta.
    Nel 1978, mentre Bates e sua moglie sono assenti, Alexander Achembach, un mercante di diamanti tedesco in possesso di un passaporto di Sealand, attua un colpo di Stato in grande stile: sbarca sulla piattaforma con un gruppo di scagnozzi tedeschi e olandesi e prende il figlio di Bates in ostaggio. Bates padre, però, deciso a riconquistare il suo feudo, assolda dei mercenari, tra cui un pilota di elicottero già stuntman per alcuni film di James Bond, e costringe gli invasori alla resa. Quindi, li dichiara colpevoli di tradimento, prendendoli come prigionieri di guerra. Li libererà solo dopo settimane di trattative con un inviato del governo tedesco.

Ma se le micronazioni vi sembrano strampalate è perché non avete mai sentito parlare del movimento dei cittadini sovrani. Negli Stati Uniti c’è, infatti, chi prende un po’ troppo alla lettera il famoso detto di Luigi XIV: “Lo Stato sono io!”. I cittadini sovrani sono persone che non riconoscono l’autorità federale di Washington e dicono di essere soggette solo alle leggi del diritto consuetudinario (la common law).

Che cosa sia di preciso il diritto consuetudinario secondo i cittadini sovrani non è ben chiaro: per qualcuno corrisponde con i precetti della Bibbia, per altri con la Magna Carta di Giovanni Senzaterra, per altri ancora con tutto ciò che uno vuole che sia. In buona sostanza, la loro stessa persona fisica diventa un soggetto dotato di sovranità, una specie di Stato biologico.
E non fatichiamo a immaginarli mentre partecipano a una riunione del vicinato come a un summit di politica internazionale, o mentre chiedono un prestito al Fondo Monetario Internazionale per saldare un debito con il giornalaio sotto casa, o mentre parlano della loro dieta in termini di riforme per snellire la burocrazia, o ancora mentre assolvono patriotticamente ai doveri coniugali con la scusa di esportare la democrazia.

In realtà, la vita dei cittadini sovrani, quantificabili in circa 300mila persone, è tutt’altro che divertente, anzi dev’essere un inferno. La loro stravagante secessione dallo Stato centrale è quasi sempre figlia della disperazione, in particolare delle difficoltà economiche. Diventare un cittadino sovrano è banalmente un buon modo per smettere di pagare le tasse. Il corpus ideologico del movimento, intriso di complottismo, dice loro che il quattordicesimo emendamento è un imbroglio e che, a un certo punto della storia americana (la Guerra Civile o il 1933 per altri), gli Stati Uniti hanno trasformato segretamente i cittadini in schiavi. La questione, ad ogni modo, è molto più complessa.

I cittadini sovrani, che si fanno anche chiamare “Freemen” (uomini liberi), inondano di moduli i tribunali e il fisco americano, l’Irs, appellandosi con un linguaggio incomprensibile a vecchie leggi ormai abrogate o inesistenti. Costituiscono pure dei “tribunali del popolo” per presentare le loro istanze, ricorrendo a una sorta di “terrorismo cartaceo”. I Freemen più violenti hanno anche creato delle “giurisdizioni sovrane”, talvolta teatri di scontri e morti con le forze dell’ordine. L’Fbi ha definito i cittadini sovrani più estremisti come “terroristi interni”.

Anche in Italia è da poco sorto un movimento per la sovranità individuale, evidentemente ispirato all’omologo americano. A marzo, un imprenditore sassarese, fermato da due vigili insospettiti dalla sua targa, ha spiegato che questa gli era stata rilasciata dal Regno di Gaia. Un mese dopo, a un ritrovo dei sudditi del reame, che fra loro si chiamato fratelli, proprio come in una setta religiosa, erano in 150, non pochissimi insomma. Il mese scorso, invece, a Rovigo, un cittadino sovrano, già noto per essersi rifiutato di pagare il biglietto dell’autobus in virtù della sua indipendenza dallo Stato italiano, è stato sottoposto a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio).

Tempi duri per i Peter Griffin di tutto il mondo.

Jacopo Di Miceli

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