Come aiutare la tua famiglia e salvare vite - di Neil Gaiman

Come aiutare la tua famiglia e salvare vite - di Neil Gaiman

È molto sicuro qui: siamo in Tennessee, in una piccola casa perfetta che abbiamo preso in prestito da una levatrice, partita verso ovest per il matrimonio di suo figlio. Cuciniamo, mangiamo, recuperiamo ore di sonno. Ad Amanda il tempo scade fra una settimana e il suo Istinto Materno sembra manifestarsi principalmente nel tentativo di pulire la sua casella di posta. Sta anche pulendo, lavando e piegando vestitini da neonato e asciugamani puliti. Io scrivo un sacco, godendomi la mancanza di connessione cellulare, e la mancanza di connessione internet, e portando a termine delle scritture senza distrazioni. (Ho confezionato la prima stesura di una sceneggiatura martedì, e scritto una prefazione a SANDMAN: OVERTURE venerdì). Ci siamo sentiti una coppia per molto tempo. Ora iniziamo a sentirci una famiglia.

E la sicurezza la senti molto fragile, e come qualcosa da preservare.

C’è una foto che non posterò. Probabilmente l’avete già vista: mostra Aylan Kurdi, un profugo siriano di tre anni, morto su una spiaggia in Grecia. Mi ha fatto piangere, ma so che al momento sono iper sensibile alle brutte cose che capitano ai bambini piccoli. Reagisco come se fosse un mio familiare.

Nel maggio dello scorso anno mi trovavo in un campo profughi in Giordania. Stavo parlando con una donna di 26 anni che aveva avuto degli aborti spontanei in Siria, mentre le bombe stavano iniziando a cadere. Era riuscita ad uscire dalla Siria, ma suo marito l’aveva lasciata per un’altra donna che - sperava - gli avrebbe dato dei bambini. Parlammo con donne incinte di otto mesi, che avevano appena attraversato il deserto dopo giorni di cammino, oltrepassando i corpi morti e smembrati di persone fuggite alla guerra, proprio come loro, che erano state tradite dai trafficanti che avevano promesso una via verso la libertà.

Ho acquisito una nuova riconoscenza verso quella civiltà che di solito davo per scontata. L’idea di poterti svegliare al mattino in un mondo in cui nessuno stava cercando di farti del male o ucciderti, in cui ci sarebbe stato cibo per i tuoi bambini e un posto sicuro per far nascere tuo figlio, divenne qualcosa di insolito.

Ho scritto del tempo trascorso in questo campo di profughi siriani, sul Guardian (Potete leggerlo qui e dovreste farlo, se avete tempo. Sarò ancora qui quando tornerete. E qui ci sono alcune foto del mio soggiorno lì).

La Giordania, la Turchia, il Libano hanno accolto, fra tutti e tre, milioni di rifugiati siriani. Persone che sono scappate, come scapperemmo io e voi, quando rimanere nei luoghi che amavano non era più possibile o sicuro.

L’Alto commissario ONU per i rifugiati ha rivolto una supplica all’Europa che dovreste leggere (e insistere che la legga anche chiunque vi rappresenti politicamente), qui:

Gli unici che traggono benefici dalla mancanza di una risposta Europea sono i trafficanti e i contrabbandieri che stanno guadagnando dalla gente che dispera di trovare salvezza. È necessaria maggiore cooperazione internazionale per un severo giro di vite sui trafficanti, inclusi quelli che operano all’interno dell’Unione Europea, ma nelle maniere che permettano alle vittime di essere protette. Ma nessuno di questi sforzi sarebbe efficace senza un’apertura a maggiori opportunità per le persone di arrivare in Europa legalmente e trovare sicurezza fin dall’arrivo. Migliaia di genitori profughi stanno rischiando la vita dei propri figli su pericolose imbarcazioni di contrabbando, principalmente perché non hanno altra scelta.

L’agenzia ONU per i rifugiati ha scritto a proposito delle parole, e di come siano importanti. In questo caso, le parole “migranti” e “rifugiati”: non significano la stessa cosa, e hanno significati molto diversi in termini degli obblighi dei governi nei loro confronti.

Uno dei principi fondamentali sottesi al diritto internazionale, è che i rifugiati non dovrebbero essere espulsi o rispediti alle situazioni in cui la loro vita e la loro libertà si trovino minacciate […]

Spesso la politica interviene in questa disputa. Mescolare migranti e rifugiati può avere conseguenze serie per le vite e la sicurezza dei rifugiati stessi. Sfumare i due termini porta via l’attenzione delle specifiche protezioni legali di cui i rifugiati hanno bisogno. Può minare il supporto dell’opinione pubblica per i rifugiati e per l’istituzione del diritto di asilo, nel momento in cui i rifugiati hanno più che mai bisogno di questa protezione. Dobbiamo trattare tutti gli esseri umani con dignità e rispetto. Dobbiamo assicurare che i diritti umani dei migranti siano rispettati. Allo stesso tempo, dobbiamo anche fornire un’adeguata risposta legale per i rifugiati, a causa della loro difficile situazione. 

Vale la pena di assicurarsi che la gente stia usando le parole giuste. Un sacco di volte non ci si rende conto che c’è una differenza fra le due cose, o che i profughi hanno dei diritti reali - quei diritti che tu vorresti per te, se fossi costretto a lasciare casa.

Molte persone hanno ripetutamente fatto domande sui modi in cui noi individui possiamo cambiare la situazione in meglio per i rifugiati: c’è un eccellente articolo sull’Independent in merito alle cose pratiche che puoi attuare per aiutare o fare la differenza.

UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta nutrendo e ospitando e aiutando letteralmente milioni di rifugiati nel mondo, sempre con lo scopo finale di riportarli tutti a casa sani e salvi, un giorno. I loro fondi vengono dai governi e da privati cittadini in tutto il mondo. Ma questa crisi li ha ridotti all’osso. Tu puoi aiutare.

Dona a http://rfg.ee/RN3uy e per favore, diffondi il link per la donazione.

Con il tuo contributo, UNCHR fornirà assistenza di questo tipo:

  • consegnare kit di salvataggio contenenti una coperta termica, un asciugamano, acqua, una barretta energetica altamente nutritiva, vestiti asciutti e scarpe, ad ogni sopravvissuto;
  • allestire centri di ricezione dove i rifugiati possono venire registrati e ricevere cure mediche essenziali; 
  • fornire rifugio di emergenza temporaneo ai rifugiati più deboli;
  • aiutare i bambini che viaggiano da soli fornendo supporto e assistenza speciale.

Come ho scritto su questo blog quando sono tornato dalla visita al campo profughi:
sono venuto via dalla Giordania con la vergogna di appartenere a una razza che tratta così male i suoi consimili, e allo stesso tempo orgoglioso di essere parte della stessa specie umana che fa del suo meglio per aiutare chi è ferito, chi ha bisogno di un riparo, di sicurezza e di dignità. Siamo tutti parte di una grande famiglia, la famiglia dell’umanità, e noi ci prendiamo cura della nostra famiglia.

(Mi piacerebbe che diffondiate questo post, e che diffondiate i link che ci sono dentro. Le persone che sanno che sono coinvolto nelle questioni dei rifugiati mi hanno chiesto con insistenza in merito a dove donare, che cosa fare e che cosa leggere; ho messo insieme tutto questo per loro, adesso, per voi. http://rfg.ee/RN3uy​ è il link per le donazioni).

Neil Gaiman
traduzione dall'inglese a cura di Nicoletta Franchini
@twitTagli
 

L'articolo originale disponibile qui, sul blog di Neil Gaiman
Qui l'articolo tradotto sul blog di Nicoletta Franchini
Credit fotografia: Jordi Matas / UNHCR (tratta dal reportage di Gaiman in Giordania)

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